La scena della spoliazione dell’altar maggiore nel film incompiuto “Don Camillo e i giovani d’oggi” con Carlo Carlini nei panni di Don Chichì.
[foto da lecronachedibabele]


Una attualissima citazione tratta da “Don Camillo e don Chichì“, l’ultimo romanzo di Giovannino Guareschi, pubblicato postumo nel 1969. Il realismo cristiano contro la becera ideologia nell’immediato post-concilio come oggi.
Testo raccolto da Giuliano Zoroddu

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Il pretino progressista inviato dalla Curia a rimettere in carreggiata don Camillo si chiamava don Francesco ma, per quella sua personcina asciutta e nervosa, per quel suo clergyman attillatino e i calzoni a tubo, per quel suo continuo agitarsi e scodinzolare, era stato ribattezzato dalla gente don Chichì. Un nomignolo che non significa niente di preciso ma rende perfettamente l’idea.
Don Chichì, demistificata esteriormente la chiesa, aveva sferrato la sua offensiva in profondità, con una serie di prediche che erano una continua, ardente denuncia della malvagità e delle gravi colpe dei ricchi.
Parecchia gente disertò la Messa e don Camillo, incontrato il Pinetti, gli domandò perché mai non si facesse più vedere in chiesa.
“Io” rispose l’altro “ho lavorato onestamente tutta la vita per avere quello che ho e non mi va di venire in chiesa per sentirmi insultare da don Chichì”.
“In chiesa non si va per rispetto del prete ma per rispetto di Dio. E non andando in chiesa si fa dispetto a Dio, non al prete”.
“Sì, reverendo: il mio cervello lo capisce, ma il mio fegato no”.
Non si trattava d’un gran ragionamento, però aveva una sua logica e, siccome le defezioni aumentavano, don Camillo ne parlò col pretino.
“È scritto: più facilmente passerà un cammello per la cruna d’un ago che un ricco per la porta del Regno dei Cieli” rispose perentorio don Chichì. “La porta della chiesa non dev’essere più larga di quella del Paradiso. Dio ha creato il mondo perché sia di tutti gli uomini e il ricco è tale perché ha rubato la roba d’altri. Se non esistessero i ricchi, non esisterebbero i poveri, così come non esisterebbero i derubati se non esistessero i ladri. Il ricco è un ladro ed è quindi esatto dire che la proprietà è un furto. La Chiesa di Cristo è la Chiesa dei poveri perché solo dei poveri è il Regno dei Cieli”.
“La povertà è una disgrazia, non un merito” replicò don Camillo. “Non basta essere poveri per essere giusti. E non è vero che i poveri abbiano solo diritti e i ricchi solo doveri: davanti a Dio tutti gli uomini hanno esclusivamente dei doveri …”


La scena nel film Don Camillo e i giovani d’oggi del 1972 con Gastone Moschin nei panni di don Camillo.