Eduardo Rosales y Gallinas, Doña Isabel la Católica dictando su testamento, 1864, Museo Nacional del Prado, Madrid
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Il 26 novembre 1504 lasciava questa terra Donna Isabella, Regina di Castiglia, di Leon, di Aragona, di Valencia, di Napoli, di Sicilia, di Sardegna, di Corsica, etc., paladina della Cristianità. Le sue spoglie riposano, assieme a quelle del marito Ferdinando, nella Cattedrale di Granada, da lei liberata dal giogo maomettano. Di seguito alcuni passi del testamento che riprendiamo in traduzione nostra dal blog Articulos de Javier Garisoain.

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Domenico Fancelli, Sepolcro dei Re Cattolici, 1517, Capilla Real, Granada
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Nel nome di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, tre Persone e un’essenza divina, Creatore e Governatore universale del Cielo e della Terra e di tutte le cose visibili e invisibili; e della gloriosa Vergine Santa Maria sua Madre, Regina del Cielo e Signora degli Angeli, Nostra Signora e Avvocata: e di quell’eccellente Principe della Chiesa e della Cavalleria Angelica, San Michele; e del glorioso messaggero celeste, San Gabriele Arcangelo; e in onore di tutti i Santi e Sante della Corte del Cielo, specialmente del santissimo Predicatore e Banditore di Nostro Signore Gesù Cristo San Giovanni Battista, e dei beati Principi degli Apostoli, San Pietro e San Paolo, con tutti gli altri Apostoli, in particolare il beato San Giovanni Evangelista, amato discepolo di Nostro Signore Gesù Cristo, e Aquila reale e attenta, a cui il Signore segnatamente rivelò i suoi più profondi misteri e segreti, e affidò come suo figlio speciale alla sua gloriosa Madre al tempo della sua Santa Passione, affidando molto convenientemente la Vergine la Vergine; Santo Apostolo ed Evangelista che ho per mio avvocato speciale in questa vita presente, e quindi spero di averlo nell’ora della mia morte e in quel terribile giorno del Giudizio e attento esame, e ancor più terribile contro le potenze infernali, quando la mia anima sarà presentata davanti al seggio e al trono del Sovrano Giudice, molto giusto e molto equo, che secondo i nostri meriti deve giudicare tutti noi; in una con il suo Beato e degno fratello, l’Apostolo Santiago, singolare ed eccellente Padre e Patrono di questi miei regni, e meravigliosamente e misericordiosamente donato loro da Nostro Signore come Guardiano e Protettore speciale; e con il confessore serafico, Patriarca dei poveri e meraviglioso Araldo di Nostro Signore Gesù Cristo, il mio gran padre e molto amato e speciale avvocato, San Francisco; con i gloriosi confessori e grandi amici di Nostro Signore, San Girolamo, glorioso Dottore, e San Domenico, che come stelle della sera, risplendettero nelle parti occidentali di questi miei regni, al tramonto e fine del mondo, e in ciascuno dei quali ripongo una devozione speciale; e con la beata Santa Maria Maddalena, che ho come mia avvocata; perché come è vero che dobbiamo morire, così non si sa quando e dove moriremo; quindi dobbiamo vivere e quindi essere pronti come se ogni ora dovessimo morire …
… Essendo inferma nel corpo per la malattia che Dio ha voluto darmi, e sana e libera di mente, credendo e confessando fermamente tutto ciò che la Santa Chiesa Cattolica di Roma tiene, crede e confessa e predica, in particolare i sette articoli della Divinità, i sette della Santa Umanità, come contenuti nel Credo e Simbolo degli Apostoli e nell’esposizione della Fede Cattolica del grande Concilio Niceno, che la Santa Madre Chiesa continuamente confessa, canta e predica; e i suoi sette sacramenti. In questa Fede e per questa Fede sono pronta a morire, e lo riceverei come un dono molto singolare ed eccellente dalla mano del Signore, e quindi protesto d’ora in poi per l’avvenire di vivere e morire in questa Santa Fede Cattolica; e con questa protesta ordino questa mia lettera in questo modo di testamento e di ultima volontà, volendo imitare il buon re Ezechia, volendo disporre della mia casa come se dovessi partire.
… E primieramente affido il mio spirito nelle mani di Nostro Signore Gesù Cristo, che lo ha creato dal nulla e lo ha redento con il suo sangue prezioso … e metta la sua Morte e Passione tra il suo giudizio e la mia anima; e se nessuno può essere giustificato davanti a lui, soprattutto quelli devono renderne conto di grandi Regni e Stati, intervengano per me al cospetto della sua clemenza gli eccellenti meriti della sua Madre gloriosa, e degli altri suoi Santi e Sante e Avvocati, in particolare i miei devoti e speciali Patroni e Avvocati sunnominati, assieme al suddetto beato Principe della Cavalleria Angelica, l’Arcangelo San Michele, il quale voglia ricevere e proteggere la mia anima e difenderla da quella bestia crudele e antico serpente, che vorrà inghiottirmi, e non lo lasci finché dalla Misericordia di Dio Nostro Signore non sarà posta in quella gloria per cui è stata creata.
… Comando che si dicano ventimila messe per la mia anima nelle chiese e nei monasteri osservanti dei miei regni … che si vestano duecento poveri, affinché preghino Dio per me …
… Prego e comando alla detta Principessa, mia figlia [i.e. Giovanna la Pazza] e al detto Principe, suo marito [i.e. Filippo il Bello], che, come Principi Cattolici, si prendano grande cura delle cose spettanti l’onore di Dio e della Sua Santa Fede, essendo vigili e procurando la tutela e la difesa e l’esaltazione di essa, perché per essa siamo obbligati a mettere a disposizione le persone e le vite e quello che abbiamo, ogni volta che è necessario; e che siano molto obbedienti ai comandamenti della Santa Madre Chiesa, e protettori e difensori di essa, come sono obbligati, e che non cessino di conquistare l’Africa e di lottare per la fede contro gli infedeli; e che favoriscono sempre grandemente la Santa Inquisizione contro l’eretica pravità …
… Perché nel momento in cui le Isole e la terraferma del Mare Oceano ci furono concesse dalla Santa Sede Apostolica, scoperte e non scoperte, la nostra principale intenzione era, al momento in cui implorammo Papa Alessandro VI di felice memoria, che ci fece la suddetta concessione, di cercare di indurre e portare i popoli del paese a convertirsi alla nostra santa fede cattolica, e inviare alle dette isole e terraferma, Prelati e Religiosi e altre persone colte e timorate di Dio per istruire gli abitanti di loro nella fede cattolica, e insegnare loro e insegnare buone usanze, e porre in essi la debita diligenza, secondo quanto più largamente è contenuto nelle lettere di detta concessione. Perciò prego il Re mio Signore molto affettuosamente, e ordino e comando alla suddetta Principessa mia figlia, e al detto Principe suo marito, che vogliano farlo e adempierlo e che questo sia il loro obiettivo principale, e che ci mettano molta diligenza, e non consentano né diano luogo a che gli indiani residenti in dette isole e la terraferma, vinti e da vincere, ricevano alcun danno delle loro persone o proprietà, ma ordinino che siano trattati bene ed equamente, e qualsiasi danno abbiano ricevuto, lo riparino e provvedano affinché nulla si ecceda rispetto a ciò che nelle lettere apostoliche di detta concessione ci viene ingiunto e comandato …