Scarpa di Pio IX
[foto da Ceremonia y rúbrica de la Iglesia española]


Da Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia, 1853, Vol. LXII, pp. 102-110.


Una scarpa di San Pio V
[foto da guardafirenze.com]


I Papi anteriori a s. Silvestro I nella frugalità e santità della vita avranno usato scarpe semplicissime senza squisitezza d’ornati e di colori, non avendo bisogno di distinzioni esterne e delle scarpe speciali per riscuotere venerazione dai devotissimi fedeli coi quali vivevano, persuasi dell’ossequio che era loro dovuto come successori del principe degli Apostoli e come viari di Gesù Cristo, conoscendo abbastanza le pecocorelle del loro ovile la preziosità de piedi di chi evangelizza e i beni spirituali indicati già da s. Paolo nella sua lettera ai Romani: quam speciosi pedes evangeļizantium pacem. Finite le persecuzioni e ridonata ai cristiani la pace, conveniva che il supremo Gerarca, uscendo dai nascondigli e dalle spelonche, assiso nella prima cattedra del cristianesimo, spiegasse con più decoro la maestà della sua divina rappresentanza ed allora pare che sia nelle scarpe come in tutto il resto si cominciasse a introdurre qualche variazione, la quale come essere doveva lontana da qualunque ombra di vanità, dovesse servire soltanto ad accrescerne la maestà e la venerazione specialmente dei divini misteri e delle ecclesiastiche funzioni.
[…] Conclude il p. Povyard che non è certo che l’uso della croce sulle scarpe o sandali dei sommi Pontefici sia egualmente o poco meno antico dell’uso di baciar loro i piedi, attestando i monumenti pontificii d’una maniera chiarissima essere il bacio dei piedi dei Papi di molti secoli anteriore all’ introduzione della croce sulle loro scarpe o sandali. In che pienamente conviene il cardinal Brancadoro nella citata sua Lettera dichiarando l uso del bacio del piede molto più antico dell’uso della croce sopra le scarpe o sandali Papali e più antico di secoli e secoli onde senza alcun dubbio si può e si deve asserire che da tutt’altro fuorché dalla croce avesse origine tale bacio.
I sommi Pontefici, come vicari di Gesù Cristo e come successori di s. Pietro, hanno in tutti i secoli riscossa la più alta venerazione da tutti i fedeli, anzi dal I secolo della Chiesa, ed introdotto per la somma venerazione e amore che i primi fedeli portavano al primo Gerarca di s. Chiesa. E siccome essi dopo rigenerati alla grazia col mezzo delle acque salutifere del battesimo piangevano ciò non ostante le colpe dell’uomo vecchio, così prostrati ai piedi di chi teneva qui in terra le veci di Gesù Cristo, l’esempio imitarono della penitente Maddalena che prostrata ai piedi del Salvatore, non contenta dell’intimo suo pentimento e dell’interno amore del cuore, esternava il primo colle copiose lagrime e il secondo col baciare i piedi di colui da cui soltanto sperar poteva il perdono.
Sul bacio de piedi del Papa abbiamo: di Ricci De’ giubilei, cap. 61, Bacio de’ piedi antico e moderno praticato da’ personaggi. Riporta l’uso dei popoli antichi che lo praticarono e di quello introdotto coi Papi, incominciando da s. Pietro […] Piazza, Emerologio di Roma, a’ 18 gennaio ci diè la digressione 7a: Dell’uso anntichissimo, e mistero di baciare i piedi al sommo Pontefice. Confuta gli eterodossi che calunniarono i Papi di superstizione e idolatria, nell’ammettere al bacio dei piedi i fedeli ancorché sovrani e primati della gerarchia ecclesiastica, laonde per umiltà, per attribuire e riferire tale ossequio a chi rappresentano, e per rintuzzare l’eretiche maldicenze posero la croce sulle loro scarpe e sandali, intitolandosi Servo dei servi di Dio. Spiegò i misteri che comprende tale bacio, il colore rosso, la croce ricamata e l’intessuto d’oro di cui si forma, in significato della maestà e sublimità del suo grado sopra ogni altro della terra, come l’oro sormonta ogni preziosità di metalli. Onde il Papa portando nella cima del triregno e nella superficie dei sandali la croce, fa vedere al popolo cristiano ch’egli è tutto intieramente, da capo a piedi, professore della dottrina e della vita di Cristo. Anche Marangoni, Delle cose gentilesche e profane trasportate ad uso sagro, p. 157 nel riportare che i Pontefici e gl’imperatori dei gentili esigevano il bacio del piede […] dichiara che questo onore ai Papi non derivò dal gentilesimo, ma da Cristo medesimo che permise alla Maddalena che gli baciasse i suoi piedi, quindi fu che i primi fedeli tale dimostrazione di venerazione filiale trasferissero nella persona del suo vicario, l’apostolo s. Pietro, per cui siffatto ossequio è dovuto al Papa per la persona di Cristo che in sé rappresenta e perchè ad esso si riferisce col bacio del piede, lo porge a baciare ornato coll’immagine della croce […].


Pantofola di Leone XIII
[foto da pinterest.it]

Le scarpe dei Papi tuttora quanto alla materia sono di velluto, di raso o altro drappo di seta, di panno, di cambellotto o ciambellotto o saia fina e di marrocchino; quanto ai colori sono il rosso scarlatto nel panno e nella saia, il rosso di vino se velluto o seta, ed il bianco. Deve notarsi che il velluto è un equivalente della seta, il panno e la saia della lana. Le scarpe di raso o seta di panno o di saia nella forma sono semplici e comuni, piuttosto di collo e di fiancate alte foderale di seta del corrispondente colore. Gli orli del colletto della tomara, quelli delle fiancate, comprese le orecchiozze, la cucitura del calcagno, o riunione delle due fiancate, sono ornati d’un galloncino d’oro a spina, a scacchi o in altri modi; altro simile galloncino cuopre il tacco alto quanto è largo il dito mignolo. Si allacciano con fettuccia di seta di egual colore, alle cui estremità sono fiocchetti d’oro. La croce ch’è nel mezzo della tomara d’ordinario è di forma greca con raggiera, tutto in ricamo d’oro con vario artifizio elegante. Le scarpe di pelle di marrocchino sono rossse della forma comune e con tacco rosso, orlate di fellttuccia di seta simile, come lo è quella dei lacci con fiocchetti d’oro. La croce è intessuta d’oro e cucita sulla tomara; circa alla forma più o meno è come le precedenti e ordinariamente senza raggi. Queste scarpe come le pantofole, egualmente di marrocchino rosso, sono foderate di pelle bianca. Le pantofole sono della forma loro propria, orlate di fettuccia di seta uniforme, hanno semplici croci intessute d’oro e cucite. Le scarpe di seta o velluto di panno o saia s’indossano dal Papa nelle sagre funzioni cui celebra o assiste col regolamento che dirò, non che quando riceve a pubblica udienza e quando incede per la città. Le scarpe di marrocchino si sogliono usare nei passeggi e nei viaggi, massime in tempi umidi. Le pantofole di marrocchino si costuma adoperarle privatamente se piace usarle.
[…] Antichissima è la divozione dei fedeli per le scarpe usate dai Papi Vicari di Gesù Cristo, riunendo in loro la prerogativa che le croci che ne formano sagro ornamento furono baciate ossequiosamente da un gran numero di fedeli di tutti i gradi e anche sovrani. Le scarpe dei Papi sono tenute in pregio più di qualunque altro indumento pontificio e sempre se ne fecero premurose ricerche, molto più quelle di seta o di panno ch’essi indossano nelle sagre funzioni che celebrano o a cui assistono. La venerazione per le scarpe dei santi personaggi derivò dai prodigi operati per l intercessione dei santi che l’usarono. Alcune chiese di Roma si gloriano di avere fra le loro reliquie le scarpe di alcuni Papi santi: di quelle di s. Silvestro l e di s Martino l la loro chiesa n’è la custode; di quelle di s. Pio V ne sono nelle chiese di s. Lorenzo in Pane e Perna e di s Maria in Vallicella, oltre quella che possiede la nobile famiglia Bonelli parente di quel Papa. Riferisce Catena, Vita di Pio V, p. 238, che dopo la sua morte da molti personaggi furono domandate scarpe, berrettini e altre sue cose, che il nipote cardinal Bonelli concesse. In venerazione sono pure tenute le scarpe dei Papi benché la Chiesa non veneri per santi, ma per la sublime dignità di cui furono rivestiti e per le virtù che esercitarono.