di Gabriellus

Risposta breve: no. O meglio, non più di quanto già ci controllassero prima.

La destra è sul piede di guerra: stiamo conferendo allo Stato dati sulle nostre abitudini! Ingrassiamo le banche! Sta succedendo proprio questo? No. Decisamente no. Siamo il paese occidentale con meno pagamenti elettronici in assoluto, fosse per noi le banche piangerebbero lacrime amare (come il risko bancario di questi mesi certifica, ma non andiamo troppo fuori tema).

Lo Stato possiede già tutti i movimenti delle nostre carte di credito, conti correnti bancari e rapporti finanziari e può utilizzarli per fini fiscali. Può farlo precisamente dal 6 dicembre 2011, ovvero dall’entrata in vigore del DL ironicamente chiamato “Salva Italia”, governo Monti. Questo enorme database ingloba saldi e movimenti di tutti i rapporti finanziari accesi presso banche e affini: la cosiddetta anagrafe dei rapporti, ovvero lo strumento perfetto di repressione fiscale per chi evade poco o poco più di quel poco, vero obiettivo occulto, ma neanche tanto, di tutte le campagne antievasione.

Appurato che sui controlli su come spendiamo i nostri soldi siamo messi già abbastanza male, a cosa servono cashback e lotteria degli scontrini? Servono esclusivamente a disincentivare l’uso del contante, rendendo il cittadino lo spione perfetto: invece di chiedere quanto viene la prestazione senza fattura (pratica contrastata con le detrazioni fiscali), si esibirà il codice del MEF collegato al proprio codice fiscale. Potremmo dire che serve anche ad avere un numero di transazioni più alto da inserire nel calderone dei dati del cittadino, ma non è questo lo scopo. Difficilmente chi ha del contante lo va a depositare in banca appositamente per pagare con carta di credito.

La novità è che dall’8 dicembre 2020 inizieremo a fornire anche una serie di dati, che, come detto, lo Stato già possiede, in maniera più strutturata e su un’architettura tecnologica moderna, l’app IO. Questo lascia pensare che per il momento immagazzineranno questi dati, per poi analizzarli con calma, dal momento che ad oggi, salvo sviste, non ci sono disposizioni che permettano di utilizzarli per fini diversi dal distribuire premi.

I nuovi dati che lo Stato riceverà non sono nulla di fantascientifico, intendiamoci, è una pratica già ampiamente utilizzata dalle big tech con le loro app che terminano in “Pay”, come Google Pay, Apple Pay, Amazon Pay, ecc. La differenza è che big tech lo fa per fini commerciali, per guadagnare soldi: “Hai acquistato una chitarra? Allora potrebbero interessarti anche un leggio o uno spartito”.

Cosa se ne fanno di questi dati dalle parti del MEF? Per ora non è dato sapere. Dobbiamo avere remore a dare questi dati? Probabilmente no, dal momento che i “Big Data” lavorano su quantità enormi di dati e tirano fuori un trend. Per capirci, a nessuno interessa cosa hai comprato tu, dove e quando. Per avere un trend basta un campione rappresentativo della popolazione, il 10% sarebbe già parecchio e l’app è già andata in tilt per il numero di registrazioni.

Il problema quindi risiede nel programma più ampio di disincentivazione del contante, che va nella stessa direzione in cui andarono la fine del sistema aureo, della riserva frazionaria, della stessa “stabilità dei prezzi” (da leggersi deflazione) promossa dalla BCE, argomenti ampiamente trattati nei saggi pubblicati da RS e riportati in calce. La rivoluzione dunque non è oggi, è già avvenuta e siamo tutti dentro, volenti o nolenti.

A margine, poi, vale esattamente lo stesso discorso con i dati dell’app Immuni. Ad oggi basta possedere un telefonino affinché Polizia e seguire i nostri spostamenti, quali celle vengono agganciate, con quali contatti ci si scrive. Ma per avere anche le persone con cui si è stati a contatto bisogna aggiungere un ulteriore livello di tracciamento: quello tramite sensori dei dispositivi, in questo caso viene utilizzata la tecnologia Bluetooth. Anche qui manca la legge che ne permette l’utilizzo, ma sono certo che il venturo governo tecnico saprà inserirlo col placet della stampa con la schiena dritta.

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Noi di Radio Spada abbiamo trattato in modo approfondito l’argomento ne “La questione monetaria” di Pietro Ferrari e ne “L’idolatria finanziaria” di Luigi Copertino.