Coroni l’anno con i tuoi benefici,
al tuo passaggio stilla l’abbondanza

(Ps, 64, 12)

ISTRUZIONE SULL’ULTIMO GIORNO DELL’ANNO

Alla fine d’ogni anno si deve pensare come infallibilmente si penserà al fine della vita. Il numero dei giorni onde l’uno e l’altro è composto, felici o infelici, mesti o ridenti, tutto è passato e l’impressione che hanno fatto nell’anima gli uni e gli altri egualmente si cancella. Eccovi giunto all’ultimo giorno dell’anno che è stato l’ultimo per molti. Che amaro rincrescimento se lo avete mal impiegato! Ma parimenti che dolce consolazione se tutti i giorni sono stati per voi giorni pieni; se avete fatto un sant’uso di tutto questo tempo; se avete posti a guadagno i beni e i mali; se avete riformati i costumi; se avete praticati con puntualità i vostri esercizi di divozione; se avendo letto ogni giorno la vita de Santi ne avete imitate le virtù; e avendo fatto ogni giorno qualche pia considerazione non l’avete mai fatta senza qualche frutto; infine se avendo avuto in tutto il corso dell’anno tante sante ispirazioni, tanti religiosi impulsi tanti salutari desiderj, tanti esempj o da rigettare o da seguire, siete stato fedele alla grazia e discernendo il vero dal falso, quanto vi era di seducente da quanto era per voi salutare, siete stato savio a sufficienza da non affaticarvi che per la vostra salute. E sia come si voglia, passate per lo meno sì santamente tutto quest’ultimo giorno, che abbiate questa sera la consolazione di non aver perduto tutto l’anno. Il mezzo più proprio per cominciare un nuovo anno è il terminar santamente quello che sarà per finire. Approfittatevi con diligenza e con fervore di questo avvertimento. E una pratica di pietà molto utile e le anime ferventi non manchino di conformarvisi cioè di fare in questi ultimi dì una confessione straordinaria dei peccati più considerevoli commessi nel corso dell’anno passato quest’ultimo giorno in una specie di ritiramento. Sia almeno quest’ultimo dì tutto per il Signore o per la vostra salute. Non vi contentate di leggere tutto questo, mettetelo in opera! Una lettura secca e sterile sarebbe più nociva che utile. Ringraziate poi Dio in particolare di tutte le grazie che avete ricevute. Questo Ringraziamento si deve a Dio per convenienza, per dovere, per interesse: 1) per Convenienza perchè niente più conforme al buon tratto di quello che il beneficato restituisca in qualche maniera al benefattore quel bene che per pura liberalità ha da lui ricevuto e questo può farlo ognuno con esprimergli alla meglio la propria riconoscenza; 2) per Dovere perchè ogni uomo è portato dalla propria natura a rispondere colla riconoscenza a chi gli ha fatto del bene, onde diceva Filone che se ogni virtù è santa la gratitudine è santissima; 3) per Interesse perché la corrispondenza ai doni già ricevuti è pel donatore lo stimolo il più potente ad impartir nuovi doni. E perciò se Dio vuol essere ringraziato da noi non è già perché abbia bisogno dei nostri ringraziamenti, ma perchè ama che noi gli presentiamo dei nuovi titoli per farci dei nuovi beneficj. Quindi merita eterna lode il P. Camillo Ettore della Compagnia di Gesù, il quale pel primo introdusse in Bologna il costume, che poi si sparse in tutta Italia, di cantare quest’oggi pubblicamente nelle chiese il Te Deum per ringraziare il Signore dei benefizj impartitici in tutto l’anno; e l’anime pie non devono mancare a così bella funzione. Visitate poi in questo giorno qualche Cappella o qualche Chiesa nella quale la S. Vergine è più particolarmente onorata per ringraziarla con più vivo fervore di tanti benefizj che avete ricevuti sotto la sua potente protezione e consacratevi di nuovo al suo servizio. Non vi scordate dei Santi Angeli e in specialità del vostro Angelo Custode. Di che non gli siete debitore? Mostrategli in questo giorno la vostra gratitudine. Ringraziate i Santi delle grazie che avete ricevute da Dio per la loro intercessione e interessateli della vostra salute coi vostri sentimenti di riconoscenza. Fate più abbondanti che vi è possibile delle elemosine ai poveri all’intento di riparare con questa liberalità straordinaria a tante pazze spese che avete sacrificate ai vostri piaceri o alla vostra vanità. Nella vostra casa medesima, se non vi è possibile in chiesa, passate buona parte della sera in affettuose adorazioni del SS. Sacramento per riparare in qualche maniera a tante veglie passate nel giuoco o in altre inezie. Terminate infine quest’anno tanto cristianamente quanto vorreste al presente averlo scorso. Tutte queste religiose industrie serviranno a meraviglia per l’affare importante di vostra salute Recitate intanto la seguente

ORAZIONE PER L’ULTIMO GIORNO DELL’ANNO.

Quanti motivi non ho io di confondermi e d’umiliarmi profondamente davanti a Voi, o mio Dio, se mi faccio a confrontare la bontà vostra verso di me colla mia continua sconoscenza verso di Voi! Mentre nel decorso dell’anno ormai compito avete comandato alla morte di recidere colla sua falce tanti fiori e tante piante che formavano il miglior ornamento del campo misterioso di questo mondo, avete imposto alla medesima di rispettare la mia vita, che, come pianta infruttuosa, occupava inutilmente il terreno, e, come erbaggio di pessima specie, non faceva che impedir lo sviluppo dei vicini germogli, ed ammorbar tutta l’aria col suo ingratissimo odore. E ciò con tanta maggiore mia colpa, in quanto che, non contento Voi di preservarmi dal meritato sterminio, mi avete sempre contraddistinto coi segni i più evidenti della vostra amorosa predilezione, allontanando da me tutto quello che poteva nuocere in qualche modo cosi al mio spirito come al mio corpo, ed accordandomi le grazie le più efficaci alla santificazione dell’uno e alla salute dell’altro. Che se qualche volta avete inclinato verso di me la punitrice vostra destra, furono tutti leggieri i suoi colpi, e sempre temperati dalle dolcezze della vostra misericordia. Ma se finora ho corrisposto si indegnamente a tutti i vostri favori, voglio emendare almeno adesso l’inescusabile mio fallo, ringraziandovi prima di tutto cordialissimamente di tutte le vostre beneficenze cosi spirituali come temporali, e domandandovi sinceramente perdono di quanto ho osato commettere contro di Voi. Voi degnatevi di accettare le mie attuali proteste come una ritrattazion sincera di tutto il passato e una caparra sicura della mia emendazione nell’avvenire. Intanto mettete Voi il compimento alle vostre misericordie col rassodare nelle fatte risoluzioni la mia volontà sempre instabile, onde facendo servire alla giustizia quelle potenze e quei sensi che già servirono alla iniquità, dia finalmente a Voi tanto di gloria, quanto già vi ho recato di sfregio colle replicate mie colpe. Voi che mi ispirate cosi nobili e cosi doverosi sentimenti , degnatevi ancora di darmi forza, onde mandarli ad effetto, e così verificare il detto consolantissimo del vostro Apostolo, che si vide sovrabbondare la grazia dove prima abbondava la iniquità. 

Indi si recita, o col popolo in pubblica funzione o privatamente, il Te Deum per ringraziare il Signore dei beneficj ricevuti.

INDULGENZE DEL TE DEUM
– Ai fedeli che in rendimento di grazie per i benefici ricevuti recitano devotamente il Te Deum, è concessa un’indulgenza di 5 anni. A quelli invero che nell’ultimo giorno dell’anno interverranno al canto del medesimo inno nelle chiese o pubblici oratori o (per chi ne è legittimato) negli oratori semipubblici, in ringraziamento dei benefici ricevuti lungo il corso dell’anno, è concessa: un’indulgenza di 10 anni, plenaria che, confessati e comunicati, si pregherà a mente del Sommo Pontefice (S. Paen. Ap., 10 aug. 1936).
– Ai fedeli che tra l’ultima mezz’ora dell’anno vecchio e la prima del nuovo, interverranno al pio esercizio di rendimento di grazie alla Santissima Trinità per i benefici ricevuti e di implorazione del divino aiuto, e pregheranno a mente del Sommo Pontefice, è concessa: un’indulgenza di 10 anni; plenaria se confessati e comunicati.
Lucrano l’indulgenza plenaria, alle solite condizioni, coloro che sono legittimamente impediti a partecipare alla pubblica funzione (Breve Ap., 5 dee. 1876; S. Paen. Ap., 9 dee. 1932).


ISTRUZIONE SUL PRIMO GIORNO DELL’ANNO

Qualunque affare del mondo, perchè abbia buon riuscimento conviene che cominci da Dio, che è il padrone di tutti gli eventi. E ciò si fa coll’invocare preventivamente il suo santo ajuto. Cosi fece Davide prima di agitare la sua fionda per abbattere il gigante Golia. Cosi fece Giuditta prima di vibrare quel colpo che, troncando il capo a Oloferne, doveva salvare tutta Betulia. E cosi fanno tutti i buoni cristiani, facendosi segno della Croce al principio d’ogni azione di qualche rilievo. Quanto più adunque deve ciò farsi al principio dell’anno, ch’è il principio d’innumerevoli azioni? Tanto più che Dio è sempre stato geloso delle primizie, volendo con esse venir da noi riconosciuto per unico Autore di ogni bene; quindi ordinò nel Levitico che, al primo mietersi delle nuove biade, Gli si offerissero in sacrificio due pani formati col grano novello. Quanto più adunque, sul cominciare dell’anno, esigerà Egli le primizie della nostra divozione, del nostro spirito. Per determinarci a una speciale santificazione di questo primo giorno, convien riflettere al nuovo debito che ognuno contrae in oggi con Dio, essendo per sua sola benignità che ci è concesso di vivere ancora in quest’anno mentre, per l’abuso fatto degli anni antecedenti, noi meritammo d’aver troncata la nostra vita. È bene anche considerare che quest’anno potrebbe per noi essere l’ultimo in cui il Signore voglia soffrire la nostra malvagità ed aspettarci A penitenza, facendo con noi come fece con quell’albero di Fico infruttuoso descritto al capo 13 di Luca. Avealo il padrone condannato alla scure ed alle fiamme in pena del non aver esso per tre anni continui reso alcun frutto. Ma, per le preghiere del vignaiuolo, s’accontentò d’aspettare un altro anno per vedere se con nuova coltura potesse rendersi fruttuoso. Nell’istessa guisa il Signore dopo aver sopportato tanti anni la nostra vita sterile affatto di ogni bene e solo feconda di colpe, ci concede adesso quest’altro anno, affinché ci ravvediamo dei nostri falli, o corrispondiamo con fervore a tanti suoi beneficj. Diciamo dunque con Davide: – Ho fatta la mia risoluzione. Voglio proprio cominciare davvero ed essere buono. Ego dixi, nunc coepi. Anno nuovo. Vita nuova. A questo intento sono utilissime le pratiche seguenti: 1) Prolungare le proprie orazioni per implorar il divino ajuto; 2) Comunicarsi con gran divozione; 3) Dare in limosina tante monete quanti sono gli anni della propria vita oppure recitare altrettanti Pater ed Ave onde ringraziare il Signore d’averci finora conservati; 4) Fare le proteste le più sincere di una vita tutta piena di opere buone a santificazione di sé, e ad edificazione del proprio prossimo.

ORAZIONE PEL PRIMO GIORNO DELL’ANNO.

Che sarà di me, o mio Dio, in quest’anno, a cui per vostra misericordia do lietamente principio, in questo giorno? Avrò io la sorte di aggiungerlo intero ai molti altri che già m’avete concessi, o sarà quello che chiuderà il corso della mia vita a cui terrà dietro il terribil passaggio dal tempo all’eternità? Voi solo che siete l’arbitro sovrano di tutt’i tempi, sapete tutto quello che ha d’avvenirmi: io non so altro se non che colla mia passata condotta ho meritato d’essere le mille volte cancellato dal numero dei viventi, e sepolto nel baratro dei reprobi: quindi non cesserò mai di lodare e di benedire la vostra misericordia, che si compiacque di sottrarmi ai rigori della vostra giustizia, e di farmi parte di quei favori che si dovrebbero solamente a chi vi serve con fedeltà. E, siccome per nostro bene avete nascosto a noi tutti il momento da Voi stabilito per chiamarci al vostro giudizio, cosi fate che io approfitti di quest’incertezza per viver sempre in conformità ai vostri santi comandamenti, e così prepararmi propizia la grande sentenza che dee fissare la mia sorte per tutta quanta l’eternità. Ma, cosa sono io, o Signore, senza l’ajuto della vostra grazia, se non un terreno arido e secco, che non produce che triboli e spine? Piovete adunque sopra di me questa misteriosa rugiada, onde, benedetto da Voi, possa col successo il più felice, applicarmi all’estirpamento di tutti gli abiti peccaminosi che mi dominarono fino al presente, all’acquisto di tutte quelle virtù che ho finora trascurate, alla pratica di tutte quelle opere che sono indispensabili all’assicurazione della mia eterna salvezza. La sanità del mio corpo, la prosperità de’ miei interessi, la preservazione di tutt’i mali che possono in qualche maniera o molestare la mia persona, o alterare la mia sorte, io le rimetto intieramente nelle vostre mani, ben persuaso che Voi non mi lascerete mancare giammai quanto mi può essere vantaggioso, e terrete sempre da me lontano tutto quello che può compromettere la mia santificazione o la mia salute. Siccome però le mie preghiere sono troppo miserabili, cosi, ad assicurarmi il conseguimento di tutte queste grazie, interponete Voi, o gran Vergine, la vostra potentissima mediazione; tenetemi sempre sotto il manto del vostro amorevole patrocinio: fate sempre le parti d’avvocata per me; amatemi sempre qual vostro figlio, e non permettete giammai che un solo istante io mi raffreddi nel vostro santo servizio, giacché sarebbe questo un declinare dalla strada sicura per cui si giunge a salvamento. Angelo mio Custode, che già da tanti anni vegliate amorosamente sopra di me, non permettete che io contristi di nuovo il vostro amantissimo cuore e il vostro purissimo sguardo coll’ assecondare, come per lo passato, le mie disordinate passioni. Rispetti sempre la vostra presenza; ascolti sempre i vostri consigli; e tema sempre le vostre minacce, giacché voi non cercate altro che il vero mio bene temporale ed eterno. Santi tutti del cielo, e specialmente voi che vi trovaste già nel mio stato, voi il di cui nome io porto, voi che la Provvidenza mi ha assegnato a particolari Protettori in quest’anno, ottenetemi colla vostra intercessione che, camminando sempre fedele nella strada da voi già percorsa, tanto più acquisti di merito quanto più mi è dato di vita, e, a somiglianza delle Vergini prudenti, vivendo sempre in aspettazione dell’arrivo dello Sposo, tenga sempre ben allestita la lampada misteriosa della fede, della carità e delle buone opere, senza di cui non è possibile partecipar al convito a cui foste già ammessi, e che sarà sempre fecondo delle più squisite delizie per tutta quanta l’eternità.
Pater, Ave, Gloria, Salve Regina, Angele Dei

In fine si canta il Veni, Creator per implorare l’aiuto dello Spirito Santo per l’anno incipiente

INDULGENZE DEL VENI, CREATOR
Ai fedeli che il primo giorno dell’anno interverranno al canto del Veni, Creator nelle chiese o pubblici oratori o (per chi ne è legittimato) negli oratori semipubblici, per implorare il divino aiuto per l’anno incipiente, è concessa:
– Indulgenza di 10 anni:
– Indulgenza plenaria se, confessati e comunicati, pregheranno a mente del Sommo Pontefice (S. Paen. Ap., 10 aug. 1936).


Fonti: Manuale di Filotea del canonico Riva; Enchiridion indulgentiarum (Roma, 1952)
Fonte immagine: tommasoapostolo.it