Nota di RS: presentiamo questo breve contributo a carattere prettamente giuridico di Massimiliano Viola per evidenziare, ancora una volta, l’aporia in cui versa lo Stato liberale messo davanti alla crisi e, al contempo, un modo per comprendere come le libertà religiose garantite dalle moderne “costituzioni”, non siano affatto garanzia della Libertas Ecclesiae, in particolar modo presso le nazioni europee e in Nord America.

di Massimiliano Viola

Sebbene nel penoso dibattito sull’argomento la questione sia stata completamente evasa, occorrerebbe rammentare a tanti professori dell’informazione che impedire a un fedele cattolico di recarsi alla Santa Messa della Veglia di Natala viola la nostra Costituzione.
Esaminiamo in tre argomenti concisi il perché.

Primo argomento

In uno Stato costituzionale di diritto, qual è il nostro, la misura ultima del concreto esercizio del potere è la Costituzione.
Anche il preteso potere di sospendere la partecipazione alle sante Messe deve, quindi, trovare nella Legge fondamentale la sua ultima ragione, perché si tratta della sospensione dell’esercizio di un diritto fondamentale: il diritto di esercitare pubblicamente il culto, riconosciuto dall’articolo 19.
La nostra Costituzione pone un unico limite a questo diritto: il buon costume e ciò significa che non può essere compresso sulla base di altre ragioni, pena la sua illegittima lesione.
È vero che, nella situazione nella quale ci troviamo, esso verrebbe a essere bilanciato con la salute quale interesse della collettività e con i limiti alla libertà di circolazione che l’art. 16 prevede anche per motivi di sanità, tuttavia resta la positiva previsione che il culto pubblico (e privato) non può essere impedito o sospeso per motivi diversi da quello indicato: quindi, se è possibile limitare gli spostamenti tra i Comuni o tra le Regioni, chiudere piazze o vie giudicate ad alto rischio di concentrazione di persone, non è possibile però negare loro il diritto di esercitare il culto pubblico presso la propria Parrocchia, nel rispetto delle misure di prevenzione stabilite a tal fine.
Ciò, infatti, significherebbe comprimere questo diritto fondamentale per un motivo che il diritto costituzionale positivo non prevede.

Secondo argomento

Quello dell’indipendenza e della sovranità dello Stato e della Chiesa cattolica è un principio fondamentale dell’ordinamento italiano, sancito dall’articolo 7 della Costituzione, stabilito anche dall’ordinamento positivo della Chiesa all’articolo 1 degli Accordi di Villa Madama. L’articolo 2 di questi Accordi, inoltre, dispone che alla Chiesa è «assicurata la libertà di pubblico esercizio del culto».
Tutto ciò significa che lo Stato non ha il potere di dire quando o come esercitare l’atto di culto, né tantomeno di sospenderne integralmente l’esercizio, perché questo rientra – per definizione – esclusivamente nel potere della Chiesa, che, in quanto societas perfecta, conserva la piena indipendenza politica (nel senso autentico del termine) e giuridica da ogni altra forma di società. Ammettere il contrario significherebbe violare apertamente la libertas Ecclesiae insieme alla Sua sovranità e, nel nostro caso, anche la stessa Costituzione.

Terzo argomento

Sulla base del semplice buon senso, non si riesce francamente a intuire il rischio più elevato di contagio nella Veglia di Natale rispetto a tutte le altre sante Messe, nella misura in cui vengano rispettate, proprio come per ogni altra Messa celebrata in questi mesi, le misure di prevenzione disposte dalla CEI e dal Governo. Il contagio non avviene a fasce orarie, né a giorni prestabiliti.
È sufficiente organizzarsi: per esempio, le singole chiese potrebbero munirsi di un sistema cartaceo o informatico di prenotazione in modo da rispettare la capienza massima disponibile, applicando eventualmente anche il principio della c.d. “continuità dei luoghi” (per il quale, affinché la partecipazione alla liturgia sia valida, è sufficiente che, nell’impossibilità fisica di stare dentro la chiesa per mancanza di spazio, le persone siano in un luogo a essa attiguo, dando così continuità all’unico corpo dei fedeli), mentre l’Autorità competente della Chiesa potrebbe valutare l’opportunità di consentire la celebrazione della Veglia anche nelle chiese non parrocchiali (come le rettorie), aumentando in tal modo il numero dei posti nei quali poter assistere alla santa Messa.