[foto dalla pagina facebook Catholic Liturgical Books,Vestments, and More: Buy, Sell, Trade]


La messa dell’Immacolata inizia coll’antifona all’Introito che dice: “Gaudens gaudébo in Dómino, et exsultábit ánima mea in Deo meo: quia índuit me vestiméntis salútis: et induménto iustítiæ circúmdedit me, quasi sponsam ornátam monílibus suis” (Mi rallegrerò nel Signore, e l’anima mia esulterà nel mio Dio: perché mi ha rivestita di una veste di salvezza e mi ha ornata del manto della giustizia, come sposa adorna dei suoi gioielli).
Fra questi gioielli della Purissima possiamo ben annoverare uno dei calici più belli e preziosi, se non il più bello e prezioso, che arricchisce il Tesoro di San Pietro: il calice dell’Immacolata.
Fatto confezionare a Roma da Pio IX nel 1854 affinché potesse essere utilizzato per l’offerta del Santo Sacrificio il giorno in cui si sarebbe definito il dogma dell’Immacolata Concezione, esso incanta l’occhio di chi lo guarda con lo splendore dei quasi 700 diamanti che lo adornano.
Queste pietre preziose, particolare che non tutti sanno, furono donate a Papa Mastai per la sua incoronazione (1846) da un sultano arabo e tempestavano la bardatura di un cavallo. Era infatti uso, fino a tempi recenti, il regalare animali di un certo valore ai Sommi Pontefici (vedi l’elefante di Leone X o i leoni di San Pio X).
Alla morte del destriero quindi fu deciso di reimpiegare quelle gemme d’immenso valore e pertanto furono votate alla maggior gloria del culto divino e all’onore della Madre di Dio concepita senza peccato originale, cui spetta la lode di tutte le creature, fedeli e infedeli, per aver dato al mondo il Salvatore Gesù Cristo.