Tra i mecenati di Torquato Tasso, cattolico devoto e genio della letteratura di tutti i tempi, troviamo Ippolito Aldobrandini che poi fu papa dal 30 gennaio 1592 alla morte il 3 marzo 1605 col nome di Clemente VIII. Questi, anche i nipoti (in modo particolare il Cardinale Cinzio) nutrirono sempre un vivissimo interesse e una intensissima amicizia e ammirazione per il Poeta, il quale del resto morì piamente a Roma presso il monastero di Sant’Onofrio il 25 aprile del 1595, mentre si progettava la sua coronazione poetica in Campidoglio. Nell’anniversario della elezione di papa Aldobrandini ci è parso bene di arricchire questa rubrica con tre graziosi sonetti che il Tasso dedicò al suo antico patrono, ormai sublimato sulla Cattedra di San Pietro, cultrice massima delle Arti.

 NELL’INCORONAZIONE DEL PAPA CLEMENTE VIII.

Ecco l’alba , ecco il di, che in sé ritorna
Per l’alta via delle serene stelle,
E mentre in giro ei vien tra queste e quelle,
Pur se medesmo coronato adorna.
Da questa amica luce, onde s’aggiorna ,
Lunge siate voi pur, nembi, e procelle,
Lunge voi, spirti, e posse al Ciel ribelle,
Ch’ebbe corona il gran Clemente adorna.
Cingon le gemme la sacrata chioma;
Ma fan le virtù sacre il sacro regno
All’ alma saggia oltre misura ardente.
Fanno il diadema ancor divine menti,
Quasi in tre giri all’alto e chiaro ingegno,
O bella, o cara al Cielo Italia, e Roma!

ALLO STESSO

Mentre fulmina il Trace, e i monti, e i campi
Di morte ingombra, e d’atro sangue inonda;
Mentre Francia, di guerre ancor feconda,
Produce il seme, onde se stessa avvampi;
Tu di lontan prevedi i tuoni, e i lampi,
E i venti incerti, e ‘l Ciel turbato, e l’onda,
per fortuna avversa, e per seconda
Da gran periglio altrui difendi, e scampi.
E benché sia pensier l’imperio , e il regno
Dell’alta mente, in me pietoso inchina
Gli occhi, quasi in negletto ed umil verme.
Tal Providenza di lassù divina,
Perchè il Ciel volga, già non prende a sdegno
La bassa terra, e le sue parti inferme.

A PAPA CLEMENTE VIII.

Siccome l’Ocean di seno in seno
Tutto mai non si versa , o si comparte,
Perch’ei faccia di sé continua parte,
Al mar dell’Affricano, al mar Tirreno;
E come il Sol del suo splendor sereno
Le fisse stelle suol lasciar cosparte
Non pur Saturno, e Giove, e il fiero Marte,
Ma non è luce, in che risplenda appieno;
Cosi tu dal tuo fonte e largo, e chiaro
Spargi tuoi doni, e sei Clemente, e giusto,
E d’ogni altra virtù sublime esempio.
Né fosti mai di eterne grazie avaro,
Ov’io del cor turbato il seno angosto
Mai ne rischiaro, e i suoi difetti adempio.

Testi raccolti da Giuliano Zoroddu

Immagine: Luigi Busi, Torquato Tasso e il Cardinale Cinzio Aldobrandini nel convento di Sant’Onofrio a Roma, 1864, Pinacoteca Nazionale di Bologna / wikipedia.org