Nel territorio dell’arcidiocesi di Astana (ora chiamata Nur-Sultan), su cui ha giurisdizione l’arcivescovo T. Peta e di cui è vescovo ausiliare A. Schneider, sta per compiersi qualcosa di curioso, per usare un eufemismo.

Facciamo però un passo indietro. Peta e Schneider sono due conservatori, o addirittura – per alcuni – ultraconservatori, “tradizionalisti” (in particolare il secondo). Noti per petizioni e appelli – talvolta condivisibili – dal sapore intransigente, si sono distinti come fustigatori del catto-modernismo internazionale.

Ma che succede in casa loro, dove hanno l’obbligo gravissimo di reggere un’arcidiocesi? Dal 2003 il Capo dello Stato (che è tale initerrottamente dal 1991 al 2019 e ancora oggi ricopre la carica di presidente del Consiglio di Sicurezza del Kazakistan), il celebre Nursultan Nazarbaev, ha “promosso” il Congress of Leaders of World and Traditional Religions, un’istituzione politico-religiosa, di marca chiaramente ecumenico-indifferentista.

Durante l’edizione del 2015 Nazarbaev ebbe modo di incontrare il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moons e il re Abdullah II di Giordania.

Durante quella del 2018 fu lo stesso arcivescovo Peta a dirsi entusiasta sull’Astana Times: “Prima di tutto, dovremmo congratularci con il nostro presidente, Nursultan Nazarbayev, per questa nobile idea. Il congresso dei leader religiosi è una piattaforma per la conoscenza e il riavvicinamento delle religioni tradizionali“.

Per tradizione, il (ndr: un?) cardinale vaticano guida la delegazione della Chiesa cattolica al congresso, rivolgendosi ai partecipanti all’evento a nome del Papa”, si annota nell’articolo. Ma naturalmente anche il clero cattolico locale cerca di partecipare a questo importante evento“, ha osservato Peta.

Insomma siamo di fronte all’ennesima tappa di quel Grande Reset che è stato il Concilio Vaticano II.

Ora, nell’edizione 2021, saranno ospiti dell’evento kazako nientemeno che Bergoglio e il Patriarca moscovita Kirill (qui Interfax, qui Asianews, confermato – salvo Covid – recentemente qui CNA).

Ricordando come il supporto all’ecumenismo sia una gravissima cooperazione al male rispetto ai primi tre Comandamenti (vedere tra l’altro Sillabo e Mortalium Animos), sarebbe necessario – tenendo ferma la virtù di prudenza per chi vive nel Paese delle Aquile – che i vescovi che reggono quella diocesi,

quanto al passato:

  1. Facciano pubblica ammenda e correggano – specificamente – le gravi dichiarazioni dell’arcivescovo Peta del 2018;
  2. Possibilmente, diano luogo ad una pubblica riparazione del grave scandalo suscitato dall’adesione passata dell’arcidiocesi a questo evento contrario all’insegnamento della Chiesa;

quanto al futuro:

  1. Si oppongano con tutte le forze alla realizzazione dell’evento del 2021 sul territorio loro affidato per giurisdizione;
  2. A maggior ragione, vista la presenza di Bergoglio, ammoniscano i cattolici imponendo loro – sotto pena di peccato grave – di disertare questa bolgia ecumenica;
  3. In ogni caso, riparino pubblicamente e, se fosse l’ultima arma necessaria, valutino con prudenza se dimettersi ove venissero smentiti dal loro superiore romano, in una situazione così grave, direttamente nella loro diocesi.

Atti inferiori a questi – comprese dissociazioni generali dall’ecumenismo o dal neomodernismo – parrebbero incomprensibili. A gravi atti specifici si rispode con atti specifici contrari.

Più che mai quando è in gioco la vita delle anime, che è superiore a quella dei corpi.


Per approfondire:


Immagine in evidenza: VI Congress of Leaders of World and Traditional Religions, inform.kz