Sintesi della 632° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus, preparata nell’Ottava dell’Epifania 2021 e postata nella festa di San Paolo l’eremita . Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

Che sia difficile ascrivere la concezione poetica-filosofica a un ben preciso orizzonte di pensiero è il minimo che si possa affermare; Afferma Angelo Marocco, cultore dell’ agostinismo e autore di un interessante studio sul rapporto tra Sant’Agostino e Miguel de Unamuno nell’orizzonte della “filosofia dell’ interiorità” risulta nel complesso un’ operazione poco agevole illustrare la figura di Miguel de Unamuno y Yugo, professore di greco, poeta, letterato, filosofo, drammaturgo, saggista.

Tale difficoltà si spiega in gran parte per la poliedricità dell’ immagine che impedisce di cogliere in modo immediato il suo ruolo specifico nel panorama è nella cultura filosofica del nostro secolo (1).

Certamente,il mio articolo conferenza, pur sezionato in due ” atti”, non sarà’ sufficiente a enucleare in maniera precisa questo ruolo rivestito dal poeta basco nella cultura dei secoli diciannovesimo ventesimo e i conti con la concezione di Miguel de Unamuno rimarranno alla fine aperti

Di fatto, la convergenza nella concezione del Nostro di direttrici culturali- filosofiche disparate ne fa una visione eclettica.Vi confluiscono l’ ontologia di A. Schopenhauer, soprattutto per il motivo di una dicotomia tra ” senso della realtà” e ” dimensione onirico-metempirica”, il motivo psicanalitico della ” rimozione nell’ inconscio” di ciò che genera conflitto,un certo retaggio platonico, una curiosa commistione tra prammatismo e antiutilitarismo (2), una posizione critica tanto verso il positivismo e l’ empirismo, quanto verso il razionalismo elevato a sistema (3).

Aggiungiamo un “fascino per le figure più rappresentative della Spagna, come Teresa d’ Avila, Giovanni della Croce, e Sant’ Ignazio di Loyola.

Nondimeno, sarà cura mia cura precisare le deviazioni del de Unamuno rispetto la loro mistica cattolica autentica, nonché ridimensionare o quanto meno problematizzare la natura dell’ influsso agostiniano ( segnatamente della filosofia dell’interiorità, del ” redire in te ipsum”) sull’ orizzonte di pensiero unamuniano.

Nell’ impostazione del de Unamuno di fatto il vescovo di Ippona retrocede alla fase del primitivo gnosticismo manicheo, da cui aveva abiurato una volta convertito al cattolicesimo e contro cui da allora si era prodigato in una indefessa opera di confutazione.

La concezione di Miguel de Unamuno è altresì permeata dai motivi della saggezza orientale, segnatamente la necessità di squarciare quel velo di Maya, quell’ involucro di ipocrisia che avvolge il ” senso della realtà”, cui l’ umanità si aggrappa illusoria mente,come a solido e salvifico fondamento.

Non è infine assente, anzi è decisamente ricorrente il motivo pirandelliano della “maschera” che definisce le relazioni tra gli uomini.

Visione poetico-filosofica dunque tutto sommato eclettica che non manca di ripensamenti, di revisioni ( soprattutto per quanto riguarda il problema religioso). 

Poc’anzi ho anticipato l’ influenza notevole dell’ ontologia di Schopenhauer che permea in maniera considerevole la riflessione di Unamuno ( anche se non mi risulta che egli prenda in considerazione l’apriori di tempo, spazio, causalità che per l’ autore del “Mondo come volontà e rappresentazione” costituiscono il fenomeno). Da Schopenhauer Miguel de Unamuno mutua anche significative implicazioni etiche, soprattutto per quanto concerne la dinamica della compassione ( patire con gli altri) che è una stazione nell’ affrancamento dal dolore stesso e al contempo, superamento dell’ individualismo.

Un certo materialismo e realismo ingenuo insegnati dalla cultura contemporanea hanno abituato gran parte dell’ umanità ad aggrapparsi ,come fosse solido fondamento, alla superficie delle cose, ad oggetti percepiti come stabili ( in fondo si tratta della ” roba” molto ricorrente nella poetica di Giovanni Verga).

Al di là di questa ” corteccia della vita” vi è un fondo che genera paura, che viene concepito come paradosso, con esso gran parte dell’ umanità non intende confrontarsi e procede alla sua censura e rimozione immediata.

La ” corteccia della vita” o ” senso della realtà” viene illusoriamente percepito come ancora di salvezza, in realtà non è che fatiscente “velo di Maya”( per dirla nei termini della saggezza orientale).

“Il senso della realtà -dice De Unamuno- Ecco una delle espressioni favorite da coloro che gratificano di paradosso tutto ciò che ignorano e non è poco.Credono di vivere nella realtà perché vivono alla superficie delle cose e questo loro senso della realtà non è altro che paura della realtà vera. Ma li sorprendono tosto i terremoti che vengono dal fondo della realtà” (4).

Che cosa è questo fondo della vita? È un sentimento ” tragico e onirico” della vita stessa. L’ etica eudemonista insegna insipientemente che il piacere sia il fine o la condizione normale. In realtà, non esistono comprovati argomenti per inferire che la felicità sia la tendenza originaria, ” nessuno ha provato che l’ uomo per natura debba essere gioioso”(Sentimento tragico de la vida). La coscienza è piuttosto una malattia. Gli è che di questa condizione normativa di malattia gran parte dell’ umanità si dimentica, abbandonandosi a piaceri vacui, al ” diverttissment” di pascaliana memoria ( Pascal è uno dei filosofi ” agonici” particolarmente caro al poeta basco).

Sussistono sicuramente analogie tra la malattia esistenziale centrale nella poetica di Unamuno e la ” malattia mortale” di cui tratta Kierkegaard in ” Timore e Tremore”.

È comune ai due filosofi il rifiuto del razionalismo hegeliano, che pretende di sussumere l’esistenza in un sistema universale.

Nella misura in cui si annacqua l’esistenza nell’ idea astratta, non si da più ragione della sua accidentalita’ e irripetibile singolarità.

L’idea astratta di “uomo” ci fornisce un’ “umanità disincarnata senza stori”a. Le analogie tra i due filosofi non vanno spinte oltre un certo punto. Differente è la percezione del cristianesimo nell’ autore di Aut-Aut e nell’ autore del ” Sentimento tragico de la vida” (5) e inoltre S.Kierkegaard conclude ad un approccio parziale ad con un realismo esistenziale di matrice tomista, che a Unamuno sempre resterà estraneo.

Il dolore e la sofferenza sono dunque strutture ontologicamente costitutive dell’ esistenza, per quanto la meschinità sia portata a censurarle… aspirando a piaceri sordidi e vacui.

In realtà, l’amore concepito nella sua forma più nobile ed elevata non “lega gli amanti al piacere – così gli amanti diventano tiranni e schiavi gli uni degli altri – ma li libera ed eleva a una relazione più profonda nella mutua e gratuita donazione” ( Angelo Marocco). Questo amore “platonico” nasce soprattutto in occasione di un dolore, una ferita nella vita, come la morte di una persona cara. Il dolore, soprattutto nella misura in cui accomuna gli amanti, è la condizione che dischiude un donarsi disinteressato e che allontana dai piaceri infimi e sensuali.

Per comprendere pienamente la ” mistica onirica” di Miguel de Unamuno, occorre portare l’ attenzione sul ruolo fondamentale che nella poetica del nostro autore riveste il “sogno”; il dualismo platonico tra ” ousia” e “individuo “viene qui in qualche modo trasfigurato nel dualismo tra ” realtà” e ” sogno”.

Certamente alcuni motivi, come ho già anticipato, accomunano Unamuno e la psicanalisi freudiana, la “rimozione” e la ” censura” di ciò che appare paradossale e perciò genera conflitto e angoscia.

Ma Unamuno non analizza il ” sogno” tramite il paradigma positivista e deterministico di Freud; il sogno ha valenza etica, nella misura in cui, adottando come paradigma e orizzonte di orientamento” pratico” il ” sogno”, l’ umanità si libera da quella condizione e da quel presentimento( della morte) che generano la massima angoscia, il ” sogno” affranca dalla mortalità.In virtù dell’ importanza attribuita alla componente onirica,

Miguel de Unamuno prefigura anche il motivo portante del surrealismo novecentesco, per quanto il ” surrealismo unamuniano” si tinga di nobile sentire e spiritualità, insomma sia scevro del crasso materialismo, del cinismo, della sovversione, dello scandalo che ricorrono nella poetica di Breton e dei ” poeti maledetti”. Il ” surrealismo spiritualista” di Unamuno non identifica ” il più profondo con l’ infimo”..per il poeta basco il ” sogno” partecipa di un grado di verità maggiore della realtà empirica. Dal momento che – come risulterà chiaro dalla disamina successiva – il senso della realtà empirica, apparentemente ancora di salvezza, è prigionia, vincolo alla condizione di finitudine e mortalità.

Invece , la prospettiva del sogno dischiude l’ orizzonte dell’ ” immortalità”.

Ben più del dolore, è la prospettiva della morte a generare atroce angoscia, senso del baratro e di soffocamento; il concepirsi “senza tatto, senza vita, senza memoria storica” produce una ” sindrome da soffocamento”, l’ idea pura e semplice della morte genera la percezione di un assorbimento dell’ universo intero nel ” nulla”.

Ora Miguel de Unamuno ritiene che attraverso il ” sogno” si possa oltrepassare l’ heideggeriana prospettiva dell’ essere per la morte (dall’ autore di Essere e tempo concepita come vita autentica) per potersi disporre nell’ orizzonte dell’Essere-per-l’ immortalità.

Si diventa immortali, custodendo il sogno dell’ immortalità. Si diventa immortali, immortalando e rendendo imperiture le nostre azioni nella gloria; cui si attinge tramite una prassi orientata dal nobile sentire, dalla cavalleresca abnegazione e sacrificio per il prossimo. Il “tragicismo donchiscottesco” è insuperabile modello etico.Non è il raziocinio o la ragione strumentale a guidare l’ azione, bensì il sogno in quanto erlebnis- a- priori permeante l’ unamuniana ” mistica dell’ azione”

Dopo aver esaminato una concezione poetica-filosofica a dir poco eclettica, posso arrivare alle seguenti conclusioni. 

Rifiutando la fede nell’ utilitarismo e nel positivismo, nel progressismo scientifico e ,al tempo stesso, prendendo le distanze dalla filosofia della storia ( segnatamente quella hegeliana) basata su un ottimismo razionalistico ingenuo, Miguel de Unamuno fonda una ” mistica onirica” ( che non è mera contemplazione, bensì mistica dell’ azione) come condizione di possibilità per dischiudere l’ orizzonte dell’ immortalità.

Il “sogno ” è principio di azione. È giusto mettere anche in risalto nella prospettiva di Miguel de Unamuno una componente su cui si è portati a prestare poca attenzione, ma comunque permeante: un pragmatismo sotterraneo di natura anti-utilitarista.

Per il poeta basco la valenza di ” verità” non compete a una disposizione che produca effetti utili, ma pertiene invece a una disposizione disinteressata che si sottrae al perimetro della ragione strumentale e del calcolo utilitaristico (a differenza del prammatismo strumentale di Russell e di Dewey) (6).

Non necessariamente le azioni nobili, gloriose, disinteressate sono opera di coloro che appartengono al carro dei vincitori, anzi il più delle volte esse sono compiute da coloro che il verdetto della storia ha proclamato sconfitti. Ciò nonostante hanno immortalato le proprie azioni nella gloria, hanno accumulato “tesori in cielo” che riscatteranno la sconfitta terrena. Miguel de Unamuno amava elogiare i “vinti della storia”.

Il primo atto della mia conferenza sulla caratterizzazione della ” mistica onirica” di Miguel de Unamuno può dirsi concluso; seguirà a breve un secondo in cui uno dei temi fondamentali sarà il ruolo svolto dal cristianesimo nella filosofia-poetica di Miguel de Unamuno. Come si è rapportato il poeta basco ai grandi mistici cattolici spagnoli e alla ” filosofia dell’ interiorità” agostiniana, la cui suggestione sull’ opera unamuniana è stata indiscutibile? Può questa ” mistica onirica”, concepita in un orizzonte schiettamente immanentista, coesistere e conciliarsi con una ” metafisica della Trascendenza” ?

(1) Angelo Marocco, ” Miguel de unamuno.interiorita’ e Inquietudine” in ” Interiorità e Persona.Agostino nella filosofia del Novecento”, Città Nuova, Roma, 2001, vol II, P. 195

(2) Michele Federico Sciacca ha genialmente colto questa componente di paradossale ” pragmatismo antiutilitaristico nella filosofia-poetica del poeta basco

(3) Miguel de Unamuno ha sempre mostrato un rifiuto verso ogni impostazione sistematica definitiva e del resto tutte le sue opere sono prive di sistematicità, compresa la più famosa, ” Del sentimento tragico de la vida”. Alla chiusa dialettica hegeliana in cui una sintesi invera e supera due posizioni contrapposte ( tesi e antitesi), ha sempre preferito un sistema aperto in cui tesi e antitesi esprimono posizioni estreme conflittuali ma in una stasi, senza superamento. Si veda sulla questione Angelo Marocco, Interiorità e Inquietudine, cit., p.196; C.Moron Arroyo, Unamuno y Hegel, in AA.VV , Miguel de Unamuno, Taurus, Madrid, 1974, p.151

(4) cit da Marcello Veneziani nel suo bel profilo dedicato a Miguel de Unamuno in ” L’ Antinovecento, Leonardo,Milano, 1996, p.118basti qui far presente che Miguel de Unamuno vincola sostanzialmente il cristianesimo alla vita etica o stadio etico, mentre per S. Kierkegaard la vita religiosa o stadio religioso, cioè decidersi per Cristo, implica un salto incommensurabile rispetto allo stadio etico.Miguel de Unamuno ha riscoperto la fede cristiana intorno al 1905, dopo un periodo di crisi che lo aveva allontanato dal cristianesimo a partire dal 1897. Dopo la conversione, la sua filosofia-poetica avranno sicuramente un fondo di cristianesimo, che tuttavia non si libererà da venature di gnosticismo.

Michele Federico Sciacca peraltro ritiene che il principio fondamentale nell’ etica unamuniana della compassione, patire_ con, rinvii molto più a Schopenhauer che non a una filosofia cristiana strictu sensu

(6) Marcello Veneziani, L’ Antinovecento,cit.p.119″ Il suo infatti, come ha osservato Sciacca, è un prammatismo alla rovescia: una verità è tanto più vera, quanto materialmente inutile”

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