Sintesi della 633° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus, preparata e postata nella festa di Sant’Antonio Abate. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso).

Cari amici di Radio Spada e della Comunità Antagonista Padana, vi riporto una breve sintesi dei guadagni teoretici della prima parte della mia conferenza, anche per facilitare l’ approccio all’ argomento a coloro che non hanno avuto ancora modo di leggere la prima parte

La posizione filosofica di Miguel de Unamuno, molto critica verso lo scientismo positivista e il razionalismo contemporaneo, ingloba alcuni motivi dell’ ontologia di A.Schopenauer, della saggezza Orientale, della psicanalisi e della poetica di Luigi Pirandello.

La principale prospettiva della filosofia- poesia unamuniana è una mistica onirica a carattere piuttosto gnostico: calandosi nella dimensione, nell’ erlebnis del ” sogno”, il cui grado di verità è maggiore di quello della realtà empirica, è possibile superare la condizione di finitudine e mortalità per acquisire l’ immortalità.

Il ” sogno” è principio d’ azione, esso in qualche modo traghetta dalla condizione di finitudine all’ immortalità e alla gloria

Il tragicismo donchiscottesco è modello insuperabile per coloro che desiderano immortalarsi. Don Chisciotte è colui che non si è mai fatto una ragione della mortalità, che non ha mai accettato la destinazione nel nulla degli uomini e degli enti

La suggestione esercitata su Miguel de Unamuno dai mistici cattolici spagnoli come Santa Teresa de Avila, San Giovanni della Croce, Sant’ Ignazio di Loyola è indubbiamente notevole, almeno a partire dal momento in cui Miguel de Unamuno ha riscoperto la fede cristiana dopo il periodo di crisi.

Nondimeno, non è difficile percepire la cospicua distanza che separa l’autentica mistica cristiana di questi teologi spagnoli, corroborata dalla Grazia Santificante,” semen gloriae et inchoatio vitae aeternae”, dalla tecnica onirica per ” conseguire l’ immortalità” concepita dal poeta basco (7).

Sant’ Ignazio di Loyola, Santa Teresa de Avila, San Giovanni della Croce,nel cammino che li conduceva al matrimonio spirituale con Dio, non hanno mai perso di vista nemmeno per un attimo il complesso dei dogmi tramandati dalla tradizione e insegnati dal Magistero ecclesiastico in cui consiste la Verità Rivelata.

Miguel de Unamuno percepiva ogni dogma come panno stretto da indossare, rifiutava ogni “coercizione” o “imposizione”, ripudiava la dogmatica, si affidava all’ “erlebnis” e allo slancio creativo, prediligeva insomma un ” cristianesimo aperto”(8)

In fondo Miguel de Unamuno, nonostante l’ indiscutibile fascino che provava verso i mistici cattolici spagnoli, circoscriveva il loro ruolo a quello di modelli di vita morale (come lo era stato Don Chisciotte ) ma non dava l’ impressione di voler approfondire il significato profondo del loro itinerario spirituale, né tantomeno di imitarlo.

In ultima analisi, la mistica unamuniana è vacuo anelito all autodivinizzazione e affiora in essa una venatura di magia. Mai essa invoca il soccorso della Grazia Santificante né dello Spirito Santo, che lancia a vele spiegate il credente verso il sodalizio con il Creatore. Michele Federico Sciacca è inflessibilmente severo verso la fumosa e inconsistente mistica unamuniana; secondo il filosofo siciliano, a Miguel de Unamuno non stava veramente a cuore l’unione spirituale della creatura con il Creatore, ma l’immortalità ” tout court”.

Espungeva completamente dalla sua escatologia l’azione salvifica della Grazia Santificante, concludendo empiamente che Dio fosse ininfluente al fine del conseguimento dell’ immortalità. Altrettanto, sempre a giudizio dello Sciacca, Miguel de Unamuno dava prova di empietà conchiudendo il cristianesimo nell’ orizzonte di un umanesimo secolarizzato (9)

Il rapporto tra la concezione filosofica di Miguel de Unamuno e quella di Sant’ Agostino è stata oggetto di approfondito studio principalmente da parte della letteratura in lingua spagnola (10). Tra gli studiosi italiani del tema ricorderò almeno il già citato Angelo Marocco che ha insistito sull’ affinità tra la”filosofia dell’ interiorità” di Sant’ Agostino e la componente dell’ introspezione centrale nella concezione di Miguel de Unamuno nel suo rapporto “Interiorità e Inquietudine”, pubblicato in una raccolta di saggi intitolata “Agostino nella filosofia del Novecento”, pubblicata per Città Nuova.

A giudizio del sottoscritto, è indiscutibile il fascino che il vescovo di Ippona ha esercitato sulla concezione del poeta basco e, nondimeno, non è lecito spingere troppo e acriticamente le analogie.

Rimarco i seguenti punti:

  1. nella prospettiva teoretica di de Unamuno i motivi dell’ontologia schopenaueriana e del nichilismo “ex Oriente” fanno breccia nel nucleo originario del pensiero agostiniano, contribuendo a gnosticizzarlo; in forza di una costante insofferenza che la prospettiva del poeta basco nutre per l’individualità, orficamente concepita come prigionia e gabbia per lo spirito.
  1. una prospettiva di immanentizzazione della metafisica agostiniana nell’ orizzonte di un ” umanesimo spiritualistico”. Mentre per Sant’Agostino Dio è “presente” ” secundum quid” e non ” simpliciter” nell’ interiorità come fonte di illuminazione della nostra conoscenza, ma è pur sempre trascendente, non ” ccade” nella nostra interiorità, secondo de Unamuno Dio tende a identificarsi fumosamente con l’ infinità dello spirito favorendo la crescita della nostra interiorità.
  1. nell’ orizzonte di questo problematico “spiritualismo unamuniano” Sant’Agostino procede in effetti a ritroso verso quello gnosticismo manicheo che aveva superato una volta convertito al cattolicesimo e che aveva da allora costantemente confutato. Nelle pagine di ” El individualismo espagnol” trapela un senso di insofferenza per ciò che è limite-individuo.

Scrive in merito Angelo Marocco” pur muovendo dalla definizione di individuo di San Tommaso (“individuum est quod in se indistinctum, ab aliis vero distincto”), sotto certi aspetti, Unamuno ne rovescia il senso nella misura in cui ritrova nell’ individualità l’aspetto negativo della soggettività origine della differenza è separazione dalle cose e dagli altri oggetti.(11). La personalità (non limite interiore) trascende l’ individualità (limite) e configura la nostra infinitezza, dischiude l’orizzonte e la possibilità dell’ “immortalità”.

Osserviamo che il nucleo ontologico fondamentale dell’ individuo non è lo spirito infinito, questa affermazione comporterebbe la divinizzazione dello spirito umano; inoltre, certamente Sant’ Agostino ha concepito l’anima come sostanza ( non già come principio formale del corpo, alla maniera tomista). Ma la.sua ontologia, pur affermando il primato dello spirito sulla carne, non ha concepito in senso gnostico- manicheo un dualismo tra corpo e anima, carne e spirito (a parte la fase primitiva gnostica del suo pensiero, che precede la conversione al cristianesimo).

Nella prospettiva di Miguel de Unamuno dunque si configura un dualismo manicheo tra ” soggettività” e “individualità”.

Se da una parte la soggettività trascende l'”individualità”, quest’ultima costituisce la ” gabbia dello spirito” nella misura in cui infrena l’aspirazione e unione della spiritualità con lo spirito illimitato.

Visione che senza esagerazione si può definire gnostica e manichea e che non è conciliabile con la filosofia cristiana della Trascendenza; secondo cui infinità e necessità competono al Creatore, l’uomo è finito e contingente nel corpo e nello spirito, per quanto partecipi del Logos Divino.

4) in Sant’Agostino l interiorità è luogo della Presenza di Dio Trascendente, in Miguel de Unamuno non vi è che un erlebnis, un ” vissuto di cristianesimo” assolutamente inadeguato a fondare una filosofia della Trascendenza.

Fino a che punto la mistica unamuniana aspira a ” requiescere in Deo”? È molto più verosimile che essa aspiri all’ immortalità, confidando nella potenza taumaturgica del vissuto onirico, ma senza invocazione alcuna della Grazia Santificante né del soffio Salvifico della Terza Persona della Trinità.

Si può parlare di ” filosofia cristiana” strictu sensu per quanto riguarda la concezione unamuniana?

Il filosofo poeta basco ha riscoperto la fede cristiana intorno al 1905, dopo una crisi mistica che a partire dal 1897 lo aveva allontanato dalla fede e aveva generato in lui un forte risentimento contro il cattolicesimo.

Dalla nuova conversione, la concezione poetica-filosofica di Miguel de Unamuno riscopre un ” fondo di cristianesimo”, anche perché Don Chisciotte, i mistici spagnoli e Sant’Agostino sono stati per lui punti di riferimento importanti. Ma il suo ” cristianesimo” slitta nello gnosticismo facilmente e inoltre De Unamuno non ha difeso veramente né una filosofia della Trascendenza né una metafisica naturale, né nella direzione della Patristica né in quella della Scolastica.

Il suo affidarsi all’ estro, allo slancio creativo ha comportato il rifiuto della ragione logica, non solo del panlogismo hegeliano, ma della stessa logica classica-scolastica (12). Detto rifiuto ha coinvolto l’ impossibilità di fondare una metafisica naturale.

Nonostante questi evidenti chiaroscuri, Miguel de Unamuno merita di essere meditato e non archiviato; per lo spirito patriottico con cui ha inteso divulgare la tradizione letteraria e filosofica spagnola (segnatamente i grandi teologi e mistici, Ignazio di Loyola, Santa Teresa de Avila, San Giovanni della Croce)(13).

Merita rispetto e ammirazione il suo ” elogio per i vinti dalla storia”; nella maggior parte dei casi, coloro che sono stati condannati dal verdetto della storia sono coloro che hanno avuto nobiltà d’animo e spirito di sacrificio, che non si sono piegati all’ utilitarismo. Questo è l’ insegnamento unamuniano di imperitura bellezza: è meglio essere sconfitti e nobili d’ animo ( divenendo così ” pietra angolare” e accumulando tesori in cielo) piuttosto che vittoriosi e meschini. Vi ringrazio.

Note

(7) sull’ autentica mistica cristiana rimando alla descrizione che don Curzio Nitoglia fornisce in ” l’esoterismo.l’ autodivinizzazione dell’ uomo e l’ unità trascendente delle religioni alla luce della metafisica classica, Sodalitium, Verrua Savoia, 2002, pp.31-32. La mistica cristiana ” è lo sviluppo ordinario della vita e della Grazia Santificante, delle Virtù e dei doni dello Spirito Santo”

(8) viene spontaneo pensare ad una affinità tra la concezione unamuniana di ” cristianesimo aperto”, in polemica con ogni dogmatica e la critica di H. Bergson della ” religione chiusa” nella sua “discutibile opera “Le due sorgenti della morale e della religione”

(9) cit. da Marcello Veneziani in ” l’ Antinovecento”, cit.p.121

(10) citerò almeno i seguenti contributi della critica in lingua spagnola: J. Oroz Reta, ” El agonismo cristiano: San Agustin y Unamuno”, Biblioteca de la Caja de Aforros y M.P de Salamanca, Salamanca, 1986; P.L. Landsberg,” Reflexiones sobre Unamuno, la libertad y la Gracia en San Agustin, Cruz del Sur, Santiago de Chile_ Barcelona, 1963 e infine: J.Aristides, ” Don Miguel de Unamuno y su agustinismo desperado”, Cosmos, Bogota’,1965

(11) Angelo Marocco, ” Miguel de unamuno.interiorita’ e Inquietudine, cit., pag.215

(12) basti pensare che Miguel Unamuno stravolge il sillogismo classico aristotelico che da una proposizione universale affermativa inferisce due singolari affermative : tutti gli S sono P, X è S, X è P. 

Invece de Unamuno inferisce arbitrariamente e fantasiosamente da due proposizioni singolari vere un’universale affermativa, atto arbitrario perché un elenco per quanto esteso di datita’ singole vere non consente di inferire una necessità ma solo una generalizzazione di esperienza ( esempio di sillogismo unamuniano” Cristo è immortale”, ” Cristo è uomo”, ” Tutti gli uomini sono immortali

(13) una profonda rivalità caratterizzò il rapporto tra Miguel de Unamuno e Ortega y Gasset; mentre il primo rivendicò la posizione di preminenza della letteratura spagnola in Europa, il secondo considerò la cultura letteraria spagnola chiusa nella una sorta di provincialismo e predilesse la cultura e la storia anglosassone.

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