Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici;
non voglio avere nulla in comune con loro,
perché non parlano né sentono rettamente,
e non posseggono la sola regola della vera Fede
propostaci dall’unica Santa Cattolica, Apostolica e Romana Chiesa

(San Pietro Canisio)

Il 3 gennaio di questo 2021 ricorreva il V centenario della “Decet Romanum Pontificem“, la bolla con cui papa Leone X fulminava la scomunica contro Martin Lutero, che nel dicembre del 1520 aveva pubblicamente arso la bolla “Exsurge Domine” e invitato i cristiani a sbudellare papa e cardinali.
L’anniversario sarà celebrato dai modernisti (volontariamente non diciamo cattolici) e dai loro compari luterani (o meglio post-luterani, visto che il Sassone certamente se oggi li vedesse li farebbe linciare per la loro lontananza da ogni concetto di cristianesimo). Le celebrazioni saranno rigorosamente ecumeniche sulla linea di precedenti atti di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e dello stesso Francesco (ricordiamo la sua visita a Lund per i 500 anni dalla ribellione di Lutero nel 2016, dove ringraziò Dio per l’insorgere dell’eresia protestante) e all’insegna della “riconciliazione” ossia “ciò che è comune nell’ambito delle differenze, o addirittura dei contrasti, e in tal modo lavorare verso un superamento delle differenze che separano le Chiese”.
Superamento, si badi bene, che non implica che gli eretici abiurino le loro prave dottrine e rientrino in seno alla Chiesa Romana: si vuole solo fare il solito accrocco ecumenico che fa strame della Verità e del dogma. E non potrebbe essere altrimenti: per i modernisti (e i cattolici ecumenisti lo sono) il dogma non esiste, la dottrina si evolve e ciò che valeva ieri oggi può benissimo non valere più.
Il fatto che, come se l’infallibile decreto dogmatico in merito del Concilio di Trento fosse solo un incidente di percorso della storia, si sia ridata alle stampe la Dichiarazione comune sulla giustificazione catto-luterana del 1999 (i tempi felici di Wojtyla!), testimonia di ciò:  “dopo tanto dialogo ecumenico – dice a vaticannews.va monsignor Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani -si è arrivati a capire che abbiamo, in fondo, la stessa dottrina”. Poco importa se Lutero dicesse una cosa e Gesù Cristo ne avesse rivelato un’altra diametralmente opposta: a Trento avevano capito male in quel lontano 1547, con buona pace dello Spirito Santo che presiedeva a quel consesso.
Quanto certe asserzioni del magistero siano passate di moda dal Concilio ad oggi e che anzi i papi postconciliare abbiano insegnato il contrario di quello che la Chiesa aveva insegnato fino ad allora è patente (per chi vuol vedere): dalla libertà religiosa allo svilimento del primato del papa fino alla nuova morale matrimoniale.
In tal contesto quindi non vediamo cosa ci sia da festeggiare nell’anniversario di uno dei momenti più tragici della storia ecclesiastica. Al contrario nel momento forse più buio della notte che da sessant’anni stringe la Chiesa teniamoci ben stretti alla fede di sempre, la fede degli Apostoli e dei Padri proclamata a Trento contro Lutero e i suoi satelliti e preghiamo per la conversione di tutti i protestanti e dei modernisti, nemici rispettivamente esterni e interni (e più pericolosi) della Chiesa e della salvezza delle anime.

Immagine : Bergoglio con la statua di Lutero nell’Aula Paolo VI il 13 maggio 2016 durante il ricevimento di un migliaio di pellegrini luterani (da corrispondenzaromana.it).