di Luca Fumagalli

Sulla nuova traduzione de Il Signore degli Anelli pubblicata dalla casa editrice Bompiani tra il 2019 e il 2020 si è scatenata una querelle che ancora continua. Il lavoro di Ottavio Fatica, professionista preciso e competente – che tra l’altro si è avvalso del supporto dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani – ha fatto storcere il naso a molti appassionati e non, come se il capolavoro del professore di Oxford avesse improvvisamente cambiato volto. A destare ulteriore perplessità è stata poi la scelta dell’editore di ritirare dal mercato la precedente traduzione, risalente al 1970, quella firmata da Vittoria Alliata di Villafranca e supervisionata da Quirino Principe, la stessa che ha fatto conoscere per la prima volta a migliaia di lettori italiani lo straordinario mondo della Terra di Mezzo.  

Almeno in parte la polemica che ne è venuta è figlia di quell’approccio ideologico che ha da sempre caratterizzato il dibattito nella nostra penisola su Tolkien e la sua opera: ai “nostalgici” ottusamente restii a ogni possibile revisione linguistica del legendarium si sono opposti – e continuano ad opporsi – i “novatori” ad ogni costo, animati dal desiderio di svecchiare Il Signore degli Anelli per renderlo più appetibile alle nuove generazioni di lettori (cosa anche lodevole, se fatta però con criterio e cura); il tutto attraversato dalle solite implicazioni politico-culturali più o meno palesi e alimentato dalle frizioni esistenti tra le varie associazioni tolkieniane operanti in Italia.

Marcantonio Savelli, insegnante e saggista, ha recentemente scritto un breve volume sull’argomento, Tradurre Tolkien (La Vela, 2020), che tenta di dare voce a quanti, per un motivo o per l’altro, sono rimasti insoddisfatti del lavoro di Fatica. Lo studio si risolve in un confronto tra l’edizione originale in lingua inglese e le due traduzioni italiane, un confronto operato tramite alcuni brani selezionati ad hoc per esemplificare la grande distanza che separa il testo di Alliata/Principe da quello di Fatica.

Pur riscontrando ambiguità, errori e imprecisioni in entrambe le traduzioni, Savelli accusa Fatica di aver addirittura travisato le intenzioni dello stesso Tolkien. Si sospetta, infatti, una forte ambizione a “migliorare” o “svecchiare” la prosa del professore di Oxford. Lo testimoniano i numerosi errori di resa stilistica determinati dalla volontà di abbassare il registro linguistico ricorrendo a termini dialettali o colloquiali – in spregio a ogni indicazione contraria individuabile nell’originale – oppure di elevarlo usando, all’opposto, tecnicismi inopportuni: così il risultato, per citare Manzoni, «trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato». I calchi grossolani, l’uso arbitrario e frequente di troncamenti, la scarsa musicalità delle traduzioni delle poesie – che denota una limitata conoscenza della lirica antica e medievale –, il tentativo di donare “scorrevolezza” a scapito della grammatica e l’incapacità di rendere adeguatamente lo stile colloquiale dei diversi personaggi sono altri esempi che testimoniano i troppi limiti di una traduzione che, de facto, è un’applicazione a forza delle categorie proprie del romanzo moderno e contemporaneo a un’opera prodotta da un autore che notoriamente le disdegnava (Fatica, guarda caso, non ha mai fatto mistero di essere estraneo al genere d’invenzione letteraria rappresentato da Il Signore degli Anelli).

Tradurre Tolkien – tra l’altro arricchito da una scoppiettante prefazione di Quirino Principe che, lungi da giudizi di merito, si limita a sottolineare il diritto alla coesistenza sul mercato di più traduzioni del medesimo romanzo – è dunque un libro che si inserisce in maniera intelligente e provocatoria in un dibattito che fino ad oggi, salvo una manciata di lodevoli eccezioni, ha prodotto più che altro chiacchiericcio fuori luogo e levate di scudi aprioristiche. Meriterebbe perciò di essere letto da tutti gli appassionati di Tolkien, anche da chi ha amato la nuova edizione Bompiani: si spera che il volume di Savelli segni almeno l’inizio di un confronto più “scientifico” e meno umorale tra le parti in causa.

Il libro: Marcantonio Savelli, Tradurre Tolkien, La Vela, Viareggio, 2020, pp. 138, Euro14.    

Link all’acquisto: https://www.edizionilavela.it/prodotto/tradurre-tolkien/