Nota di Radio Spada: Come avrete ben notato, Radio Spada, tenendosi saldamente legata al proprio proposito di fare cultura cattolica integrale nell’epoca della più devastante crisi dottrinale che il Cattolicesimo abbia conosciuto, lambisce solo marginalmente alcuni temi di dibattuta attualità legati alla pandemia, alla sua diffusione e alla sua possibile cura. Lo fa per evitare una generale diversione rispetto ai suoi fini “istituzionali” e per non dare adito ad inutili logomachie. Nondimeno ha ospitato qualche intervento sui questi temi anche di diversa coloritura e anche un interessante confronto, quello tra Isabella Spanò e Attilio Sodi Russotto. Oggi ospitiamo invece le riflessioni giuridiche di Pietro Ferrari che spazia tra diritto, storia e attualità, certi che contribuiranno ad incentivare il dibattito. Un dibattito che oltre a permettere ai nostri lettori di farsi un’idea più chiara, può anche essere un interessante diversivo nelle lunghe serate invernali, tra coprifuoco e confinamento. Buona lettura! (Piergiorgio Seveso. Presidente SQE di Radio Spada)

di Pietro Ferrari (fonte primaria: www.epicentro.iss.it)

Dopo il monopolio mediatico dei virologi, la parola passa ai giuristi anche se la questione della obbligatorietà vaccinale è di relativa semplicità.

Art 32 della Costituzione italiana:
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo [38 2] e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

(Pertanto il diritto alla salute del cittadino è inviolabile e questa dimensione trova fondamento anche nel pensiero cattolico, laddove la persona umana razionale e immortale, viene considerata come ontologicamente superiore per dignità allo Stato.)

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

(Lo Stato è però come unione di persone fisiche giuridicamente più nobile del singolo cittadino e pertanto, può imporgli per legge – non con DPCM – un trattamento sanitario che abbia come scopo di tutelare la salute pubblica. È ovvio che la dignità umana sarebbe colpita se lo Stato con legge imponesse ai cittadini di diventare cavie di stravaganti esperimenti).

Del resto ed in perfetta coerenza sistematica il nostro codice penale prevede all’art 438:
“Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo [448, 452].

Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena [di morte] (comma abrogato).”

e all’articolo 452 come delitti colposi contro la salute pubblica:

“Chiunque commette, per colpa 43, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito:

1) con la reclusione da tre a dodici anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscono la pena di morte(2);
2) con la reclusione da uno a cinque anni, nei casi per i quali esse stabiliscono l’ergastolo;
3) con la reclusione da sei mesi a tre anni, nel caso in cui l’articolo 439 stabilisce la pena della reclusione.”

Non ci sorprenda affatto che nello stesso Regno Borbonico vigessero provvedimenti draconiani per fermare le epidemie:

e che storicamente in Italia vige la vaccinazione obbligatoria almeno dal 1888.

Non è una novità:
L’obbligo vaccinale vige ininterrottamente in Italia dal 1888, in modi diversi: nasce nel 1888 (anti-vaiolosa, legge Crispi-Pagliani)
• la sanzione delle esclusioni scolastiche è introdotta nel 1939 dal governo fascista
(anti-difterica, L. 891/1939)
• nel dopoguerra si aggiungono l’obbligo di anti-tetanica (1963), anti-polio (1966) e
anti-epatite B (1991)
• nel 1967 (DPR 1518/1967, art. 47) è reintrodotto il divieto di iscrizione a scuole ed
esami per chi non ha ricevuto le cinque vaccinazioni obbligatorie (poi ridotte a quattro,
nel 1981)
• la sanzione dell’esclusione scolastica è abrogata nel 1999 (DPR 355/1999). Da allora,
l’adesione alle vaccinazioni ex obbligatorie (DPT-Hep3) si è mantenuta stabile e quella
alle vaccinazioni raccomandate (MPR-V, HPV, meningiti) è cresciuta
costantemente.
• Nel 2017 (L. 119/2017) si reintroduce per la terza volta l’esclusione scolastica dei
renitenti alla vaccinazione e il numero di vaccinazioni obbligatorie è portato a
dieci, in assenza di qualsivoglia emergenza epidemiologica.
• Nel 2018 si avvia la discussione di una nuova norma (D.L. 770/2018) per estendere
l’esclusione dei renitenti anche dalle scuole dell’obbligo e superiori e,
potenzialmente, elevare il numero delle vaccinazioni obbligatorie e dei soggetti obbligati.
https://www.epicentro.iss.it/vaccini/ObbligoVaccinaleStoria

“In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è stato sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. Nel frattempo erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991).”

Secondo unanime dottrina oggi: “La salute è dunque considerato un diritto fondamentale, in quanto rappresenta la premessa biologica che, garantendo l’integrità fisica, permette l’esercizio di tutti gli altri diritti presi in considerazione dall’ordinamento, indispensabile dunque per il pieno sviluppo della persona umana.

Importanza centrale assume il secondo comma, dato che sancisce la libera autodeterminazione del malato in merito al trattamento sanitario, che non può quindi essere imposto se non nei casi espressamente previsti dalla legge (trattamento sanitario obbligatorio).

La Costituzione sancisce in altri termini il diritto di rifiutare le terapie. Dopo anni di interpretazioni giurisprudenziali non sempre univoche nell’affermare la valenza del c.d. testamento biologico, quest’ultimo istituto ha trovato consacrazione normativa nelle legge 219/2017, che ne ha disciplinato le caratteristiche ed i presupposti di liceità.”

Il testamento biologico in relazione alle terapie rifiutatabili, come appare ovvio, attiene al diritto della persona di evitare per se stesso l’accanimento terapeutico, mentre nessun rischio sanitario viene fatto correre a chicchessia. Diverso è il caso di una vaccinazione che si prefigge di contenere una pandemia.

Secondo il costituzionalista Michele Ainis intervistato dal giornale del Consiglio Nazionale Forense: “La somministrazione può essere imposta per legge, ma la legge non violi il rispetto e la dignità della persona …la Costituzione prevede i trattamenti sanitari obbligatori, tra cui certamente ricadono le vaccinazioni. L’obbligo del vaccino è dunque possibile, perché nonostante quanto detto, c’è un interesse a tutelare la salute altrui… Deve sussistere un pericolo esterno, e l’obbligo deve essere proporzionato rispetto alle condizioni di questa situazione esterna.”

Riguardo ai medici e agli operatori sanitari il giurista è più categorico:

“Come paziente, ci si trova in ospedale in una condizione di fragilità per la quale si può non essere in grado di adottare le misure di protezione che altrimenti si adotterebbero. Quindi si profila una responsabilità di chi lo ha in cura, del medico che non può essere certamente il veicolo dell’infezione. Il malato, in quanto categoria fragile, ha diritto a una maggiore protezione, e comunque a non subire il rischio di infezione come è successo in tantissimi casi nel corso dell’emergenza sanitaria. In questo caso, una legge che imponga l’obbligo alla categoria potrebbe essere ragionevole e compatibile con la Costituzione…Voglio ricordare che nel 1996 la Corte Costituzionale, nel giustificare la scelta del vaccino obbligatorio contro la poliomelite, parlò di «scelte tragiche del diritto». E disse, grossomodo: «È vero, statisticamente alcuni di loro a cui viene somministrato il vaccino antipolio contraggono la malattia anziché esserne protetti. Può darsi che la salvezza dei molti, dipenda dal sacrificio dei pochi». In quell’occasione, l’obbligo stabilito per legge finì sotto lo scrutinio della Consulta, così come ci finirebbe una legge che domani ponesse l’obbligo del vaccino anticovid.”

Su questa eventualità non sembrano sussistere dubbi particolarmente complessi, ed infatti Giancarlo Coraggio, presidente della Consulta in un’intervista a Repubblica:

“La possibilità di trattamenti sanitari obbligatori è prevista dalla Costituzione, ma richiede una legge. E la legge può essere sottoposta al sindacato della Corte costituzionale… Nelle nostre sentenze abbiamo scritto che, in primo luogo, serve la certezza dei dati scientifici, attestata dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali competenti … In secondo luogo, è necessaria l’accertata indispensabilità, per la tutela della salute e della vita dei cittadini, di un così pervasivo intervento”.
Anche l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli, intervistato dal Messaggero, dice che: “…se si vuole procedere con rapidità si può adottare un decreto legge” per l’obbligo vaccinale, che poi deve essere convertito in Parlamento. “I trattamenti sanitari obbligatori sono possibili, sono ammessi dalla nostra Costituzione” afferma, “tuttavia occorre una legge che li disponga e devono essere adeguatamente giustificati”.

Con questo per dare un po’ di pacatezza al dibattito segnato da un clima di tensione emotiva esorbitante.