Nello sconvolgimento che, a partire dal Vaticano II, ha dissestato la Chiesa Romana, non vi è dottrina che non sia stata pervertita dai modernista. Una di queste è quella riguardante l’unità della Chiesa: in un crescendo di ecumenici ardori si ciancia di una unità di là da venire, di una chiesa una ma anche molteplice, e altre insanie. Contro tutto ciò sta fermo l’insegnamento che Gesù Cristo ha commesso alla Chiesa e ai suoi Papi: da Bonifacio VIII (vedi Unam Sanctam) a Pio XII, passando per Pio XI che condannò infallibilmente il movimento ecumenico oggi trionfante (vedi Mortalium animos). E fra i più importanti monumenti del magistero papale, eccelle senz’altro l’enciclica Satis cognitum di Leone XIII. Ne offriamo di seguito alcuni saggi.

Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e agli altri Ordinari locali
che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica.
Il Papa Leone XIII.
Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Vi è abbastanza noto che una parte non piccola dei Nostri pensieri e delle Nostre cure è rivolta a far sì che i traviati ritornino all’ovile del sommo pastore delle anime, Gesù Cristo. Tenendo presente questo, credemmo opportuno, con consiglio e propositi salutari, che gioverebbe non poco descrivere l’immagine e i lineamenti della Chiesa, fra i quali è degnissima di speciale considerazione l’unità, che il divino autore le impresse per l’eternità come insegna di verità e di assoluto valore. L’innata bellezza della Chiesa deve impressionare molto gli animi di chi la contempla; e non è lontano dal vero che con la contemplazione di essa possa essere rimossa l’ignoranza o possano essere sanate le false e preconcette opinioni, specialmente di coloro che sono in errore senza loro colpa, ché anzi può destarsi negli uomini un amore verso la Chiesa simile alla carità, con la quale Gesù Cristo, redimendola col suo sangue divino, la fece sua sposa
[…] Che la vera Chiesa di Gesù Cristo sia una, è cosa a tutti così nota, per le chiare e molteplici testimonianze della sacra Scrittura, che nessun cristiano osa contraddirla. Però nel giudicare e stabilire la natura dell’unità, vari errori sviano molti dal retto sentiero. Non solo l’origine, ma tutta la costituzione della Chiesa appartiene a quel genere di cose che liberamente si effettuano dagli uomini, e quindi tutto l’esame deve basarsi sui fatti, e si deve cercare non in che modo la Chiesa possa essere una sola, ma come una sola l’ha voluta chi l’ha fondata. Ora se si osserva ciò che fu compiuto, Gesù Cristo non formò la sua Chiesa in modo che abbracciasse più comunità dello stesso genere, ma distinte e non collegate insieme con quei vincoli che formano una sola e individua Chiesa, a quel modo che nel recitare il simbolo della fede noi diciamo “Credo unam… Ecclesiam”.La Chiesa ebbe in sorte una sola natura, ed essendo una, gli eretici vogliono scinderla in molte. Affermiamo dunque che è unica l’antica e cattolica Chiesa nel suo essere e nella comune credenza, nel suo principio e per la sua eccellenza… Del resto anche l’eminenza della Chiesa, come principio di costruzione, risulta dalla sua unità, superando ogni altra cosa, e nulla avendo di simile a sé o di eguale[4]. E infatti Gesù Cristo, parlando di questo mistico edificio, non parla che di una Chiesa, che egli chiama sua: “Edificherò la mia Chiesa”. Qualora si pensi a qualunque altra fuori di questa, non essendo fondata da Gesù Cristo, non può essere la vera Chiesa di Cristo. 
[…] Se dunque si vuole formare un’altra Chiesa, un altro corpo, gli si dia un altro Capo, un altro Cristo. “Guardate bene, dice Sant’Agostino, quello che dovete evitare, guardate quello che dovete osservare, guardate quello che dovete temere. Accade che nel corpo umano, anzi dal corpo umano, si tagli via qualche membro, una mano, un dito, un piede; forse che l’anima segue il membro reciso? Quand’esso era unito al corpo, viveva: tagliato, perde la vita. Non altrimenti l’uomo cristiano è cattolico in quanto vive nel corpo (della Chiesa); tagliatone fuori, diviene eretico: lo spirito non segue un membro amputato[9]. La Chiesa di Cristo è dunque unica e perpetua. Chiunque se ne separa, devìa dalla volontà e dal precetto di Cristo nostro Signore, e, abbandonata la via della salute, corre alla rovina.Chiunque, dice San Cipriano, segregato dalla (vera) Chiesa, si unisce alla adulterina, si allontana dalle promesse (fatte) alla Chiesa; né giungerà al premio di Cristo chi abbandona la Chiesa di Cristo. Chi non mantiene questa unità, non osserva la legge di Dio, non ha la fede del Padre e del Figlio, non raggiunge la vita e la salute[10]. Ora, colui che la fece unica, la fece una, cioè, tale che quanti fossero in essa, si mantenessero associati con strettissimi vincoli, in modo da formare un popolo, un regno, un corpo: “Un solo corpo ed un solo spirito, come siete stati chiamati ad una sola speranza, grazie alla vostra vocazione”(Ef 4,4).
[…]  Necessario fondamento di tanta e così assoluta concordia tra gli uomini sono il consenso e l’unione delle menti, da cui nascono naturalmente l’armonia delle volontà e la somiglianza delle azioni. Perciò volle, nel suo divino consiglio, che ci fosse nella Chiesa “l’unità della fede: virtù che tiene il primo luogo tra i vincoli che legano l’uomo a Dio, e da cui riceviamo il nome di fedeli. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”(Ef 4,5), che è quanto dire che, come uno solo è il Signore e uno il battesimo, così anche una sola dev’essere la fede di tutti i cristiani in tutto il mondo. […] Ma di questa unità, dove Gesù Cristo pose il principio per stabilirla e il presidio per conservarla? In questo: “È Lui stesso che costituì alcuni Apostoli… altri pastori e dottori, per rendere i santi capaci di compiere il loro ministero, affinché sia edificato il corpo di Cristo”(Ef 4,11,12) […] Gesù Cristo istituì nella Chiesa un “vivo, autentico e perenne magistero”, che egli stesso rafforzò col suo potere, informò dello spirito di verità e autenticò coi miracoli; e volle e comandò che i precetti della sua dottrina fossero ricevuti come suoi. Dunque ogni volta in cui questo magistero dichiara che questo o quel dogma è contenuto nel corpo della dottrina divinamente rivelata, ciascuno lo deve tenere per vero, poiché, se potesse essere falso, ne seguirebbe che Dio stesso sarebbe autore dell’errore dell’uomo, il che ripugna […] colui che, anche in un punto solo, dissente dalle verità rivelate, ha perduto del tutto la fede, in quanto ricusa di venerare Dio come somma verità e proprio motivo di fede; perciò Agostino dice: “In molte cose concordano con me, in alcune poche no; ma per quelle poche cose in cui non convengono con me, a nulla giovano loro le molte in cui convengono con me[25].
[…] La Chiesa è una società divina nella sua origine; soprannaturale nel suo fine e nei mezzi immediatamente ordinati a quello; ed è umana perché si compone di uomini. In verità, la vediamo spesso indicata nella sacra Scrittura con nomi che designano una società perfetta. Infatti viene detta non solo Casa di DioCittà posta sul monte, dove è necessario che si raccolgano tutte le genti, ma anche Ovile, in cui devono riunirsi tutte le pecorelle di Cristo sotto un solo pastore, anzi Regno che Dio fondò, e che durerà in eterno, e finalmente Corpo di Cristo, mistico, sì, ma vivo, perfettamente composto e risultante di molti membri, i quali non hanno la stessa operazione e tuttavia si mantengono uniti insieme sotto lo stesso capo, che li regge e governa. Non si può pensare ad una vera e perfetta società fra gli uomini senza un sommo potere che la regga. Gesù Cristo deve dunque aver preposto alla Chiesa un sommo reggitore, a cui tutta la moltitudine dei cristiani sia sottomessa e ubbidisca. Per tale motivo, come per l’unità della Chiesa, in quanto è “riunione dei fedeli”, si richiede necessariamente l’unità della fede, così per l’unità della medesima, in quanto è una società divinamente costituita, si esige per diritto divino l’“unità di governo”, la quale produce e in sé racchiude l’“unità della comunione”. Ora l’unità della Chiesa è riposta in queste due cose: nella mutua unione dei membri della Chiesa, cioè nella comunione; e nella corrispondenza di tutti i membri della Chiesa con un solo Capo[29]. Da questo si può capire che gli uomini si separano dall’unità della Chiesa non meno con lo scisma che con l’eresia. “Tra l’eresia e lo scisma corre, per comune opinione, questa differenza: l’eresia ha un perverso dogma, lo scisma invece si separa dalla Chiesa per una scissura episcopale[30]. In ciò concorda anche il Crisostomo, dicendo: “Io dico e professo che non è minor male lo scindere la Chiesa, che cadere nell’eresia[31]. Quindi, se non può essere giusta qualsiasi eresia, per la stessa ragione non vi ha scisma che si possa giustificare. “Nulla è più grave del sacrilegio di uno scisma… non vi è mai giusta necessità di rompere l’unità[32]. Quale sia poi questo potere, a cui tutti i cristiani debbono obbedire, non si può altrimenti determinare che dopo avere esaminato e conosciuto la volontà di Cristo. Certamente Cristo è re in eterno e, benché invisibile, tutela e governa perpetuamente dal cielo il suo regno: ma poiché volle che questo fosse visibile, dovette designare chi, dopo la sua ascensione al cielo, facesse le sue veci in terra. “Chiunque affermasse, dice Tommaso, che il solo capo e il solo pastore della Chiesa è Cristo, che è l’unico sposo dell’unica Chiesa, non si esprimerebbe con precisione. Infatti è evidente che è lo stesso Cristo che opera i sacramenti della Chiesa, che battezza, che rimette i peccati, che, vero sacerdote, s’immolò sull’altare della croce, e che per sua virtù ogni giorno si consacra il suo corpo sull’altare; e tuttavia, poiché non sarebbe stato corporalmente e personalmente presente a tutti i fedeli per l’avvenire, elesse dei ministri, per mezzo dei quali potesse dispensare quanto è stato indicato, come già si è detto (cap. 74). Per la stessa ragione, prima di privare la Chiesa della sua corporale presenza, gli fu necessario destinare qualcuno che in suo luogo ne avesse cura. Quindi disse a Pietro prima dell’ascensione: Pasci le mie pecorelle[33]. Gesù Cristo dunque diede alla Chiesa, per sommo reggitore, Pietro, e nello stesso tempo stabilì che tale potere, istituito in perpetuo per la comune salvezza, si trasmettesse per eredità ai successori, nei quali lo stesso Pietro sopravvive con perenne autorità. Infatti fece quell’insigne promessa a Pietro, e a nessun altro:Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa”(Mt 16,18 ). “A Pietro il Signore ha parlato, a lui solo, perché da uno solo fondasse l’unità[34]. “Senza aggiungere altre parole… (Gesù) chiama il padre di lui e lui stesso per nome (beato te, Simone, figlio di Iona), ma poi non sopporta che si chiami ancora Simone, già fin d’ora reclamandolo tutto per sé, per i suoi fini, e con significativo paragone volle che si chiamasse Pietro da pietra, perché sopra di lui avrebbe fondato la sua Chiesa[35]. Dalla citata profezia è evidente che per volere e ordine di Dio la Chiesa si fonda sul beato Pietro, come l’edificio sul suo fondamento.
[…] Con quanto si è detto finora abbiamo fedelmente espresso, secondo la divina costituzione, l’immagine e la forma della Chiesa. Abbiamo ragionato a lungo dell’unità, e spiegato in che cosa essa consista e con quale principio il divino Autore abbia voluto conservarla. Non dubitiamo affatto che la Nostra voce apostolica sarà ascoltata da coloro che per favore e grazia di Dio, essendo nati nel seno della Chiesa cattolica, vivono in essa: “Le mie pecorelle ascoltano la mia voce”(Gv 10,27); né dubitiamo che essi ne trarranno incitamento a istruirsi più profondamente e ad unirsi con maggiore affetto ai propri pastori, e per essi al supremo pastore, affinché possano con più sicurezza rimanere nell’unico ovile e cogliere maggiore ricchezza di frutti salutari. Senonché, fissando il Nostro sguardo “all’autore e perfezionatore della fede, a Gesù”(Eb 12,2), del quale, benché impari a tanta dignità e ufficio, sosteniamo le veci, il cuore s’infiamma della sua carità; e a Noi non senza ragione applichiamo quello che Cristo disse di se stesso: Ho altre pecorelle, che non sono di questo ovile; anche quelle io devo condurre; ascolteranno la mia voce”(Gv 10,16). Non ricusino dunque di ascoltarCi e di assecondare il Nostro paterno amore quanti hanno in abominio l’empietà, così largamente diffusa, e riconoscono e confessano Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore del genere umano, e tuttavia vanno errando lontano dalla sua Sposa. Quelli che ricevono Cristo, è necessario che lo ricevano tutto intero: “Tutto il Cristo è capo e corpo (insieme); è capo l’Unigenito Figlio di Dio; suo corpo è la Chiesa; lo sposo e la sposa, due in una carne. Chiunque intorno allo stesso capo discorda dalla sacra Scrittura, ancorché concordi in tutti quei punti in cui è designata la Chiesa, non è nella Chiesa. E così pure, chiunque ammette tutto ciò che nella Scrittura si dice dello stesso capo, ma non è unito in comunione con la Chiesa, non è nella Chiesa[77]. Con lo stesso affetto l’animo Nostro vola a coloro che il pestilente soffio dell’empietà non ha del tutto corrotto; essi almeno desiderano grandemente questo, che il vero Dio, Creatore del cielo e della terra, sia loro Padre. Costoro considerino attentamente e comprendano che non possono essere annoverati tra i figlioli di Dio, se non riconoscono come loro fratello Gesù Cristo, e insieme come loro madre la Chiesa. A tutti dunque amorosamente Ci rivolgiamo con le parole dello stesso Agostino: “Amiamo Dio nostro Signore, amiamo la sua Chiesa; quello come padre, questa come madre. Nessuno dica: Sì, vado dagli idoli, consulto gl’invasati e gl’indovini, e tuttavia non abbandono la Chiesa di Dio: sono cattolico. Tenendo la madre, hai offeso il padre! Un altro dice: Non consulto alcun indovino, non cerco gli invasati, non cerco sacrileghe divinazioni, non vado ad adorare i demoni, non servo agli dei di pietra; però sono dalla parte di Donato. Che ti giova non avere offeso il padre, se questi vendica la madre offesa? Che ti vale confessare il Signore, onorare Dio, predicarlo, riconoscere il suo Figliuolo e confessare che siede alla destra del Padre, se bestemmi la sua Chiesa?… Se tu avessi un patrono a cui ogni giorno prestassi ossequio; e tuttavia manifestassi una sola colpa della sua consorte, avresti tu ardire di entrare in casa sua? Abbiate dunque, carissimi, abbiate tutti concordemente Dio per padre, e per madre la Chiesa[78].
Avendo piena fiducia in Dio misericordioso, che può muovere efficacemente il cuore degli uomini e spingerli come e dove vuole, con tutto l’affetto raccomandiamo alla sua bontà tutti coloro a cui rivolgemmo la Nostra esposizione. E come pegno dei celesti doni e attestato della Nostra benevolenza, a voi, Venerabili Fratelli, al vostro Clero e al vostro popolo amorevolmente impartiamo nel Signore l’Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 29 giugno 1896, nell’anno decimonono del Nostro Pontificato.

LEONE PP. XIII


[9] S. Augustinus, Sermo CCLXVII, n. 4.
[10] S. Cyprianus, De cath. Eccl. Unitate, n. 6.
[25] S. Augustinus, In Psal. LIV, n. 19.
[29] S. Thomas, 2a 2ae, q. XXXIX, a. 1.
[30] S. Hieronymus, Commentar. in Epist. ad Titum, cap. III, vv. 10-11.
[31] Hom. XI, in Epist. ad Ephes., n. 5.
[32] S. Augustinus, Contra Epistolam Parmeniani, lib. II, cap. 11, n. 25.
[33] S. Thomas, Contra Gentiles, lib. IV, cap. 76
[34] S. Pacianus, Ad Sempronium, epist. III, n. 11.
[35] S. Cyrillus Alexandrinus, In Evang. Ioan., lib. II, in cap. I, v. 42.
[77] S. Augustinus, Contra Donatistas Epistola, sive De Unit. Eccl., cap. IV, n. 7.
[78] Enarratio in Psal. LXXXVIII, Sermo II, n. 14.


Fonte : vatican.va
Fonte immagine : saintbedestudio.blogspot.com


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