L’ermeneutica della continuità è quella fola (per non dire delirio filosofico e teologico) inventata da Joseph Ratzinger per presentare il Concilio Vaticano II – che uno dei suoi padri, il Cardinale Suenens, definì “il 1789 della Chiesa” – in linea con la Tradizione della Chiesa. Noi oggi ci serviamo di questa teoria o piuttosto immagine per commentare brevemente le ultime alate sentenze di Bergoglio.

Questo è magistero: il Concilio è magistero della Chiesa. O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa. Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato, per avere più di questi… No, il Concilio è così. E questo problema che noi stiamo vivendo, della selettività rispetto al Concilio, si è ripetuto lungo la storia con altri Concili. A me fa pensare tanto un gruppo di vescovi che, dopo il Vaticano I, sono andati via, un gruppo di laici, dei gruppi, per continuare la “vera dottrina” che non era quella del Vaticano I: “Noi siamo i cattolici veri”. Oggi ordinano donne. L’atteggiamento più severo, per custodire la fede senza il magistero della Chiesa, ti porta alla rovina. Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa.

(Ai partecipanti all’Incontro promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, 30 gennaio 2021)

Ci fa piacere che il Sedente si scagli contro chi fa delle selezioni rispetto al Concilio: esso è tutto da buttare!
In secondo luogo ci scappano le risate di fronte alla menzione di coloro che “ordinano donne”. Prima di tutto perché con gruppi religiosi che ordinano le donne e con molte di queste “ordinate” Bergoglio, sulla scia dei suoi immediati predecessori, tresca spesso e volentieri tra un incontro ecumenico e l’altro. E in secondo luogo chi paragona i critici del Concilio aiberg veterocattolici che dall’opposizione al Vaticano I son passati al “sacerdozio” femminile, ha recentemente spalancato in modo ufficiale i cancelli del presbiterio alle donne (vedi un commento qui).
In terzo luogo facciamo notare non esiste un “fuori della Chiesa”: o in un modo o nell’altro siamo tutti dentro. Leggere Dominus Iesus per capire …
Però, passando oltre a queste sparate argentine, che fanno pensare al noto programma di barzellette “La sai l’ultima“, notiamo nel sedente lo stesso ardore di defensor Concilii che animò Paolo VI.
Quel Montini così debole di fronte alla irosa reazione dell’episcopato progressista alla sua Humanae Vitae; quel Montini che certa mitologia “tradizional-conservatrice” ci presenta come vittima di Bugnini e lacrimoso di fronte alla scoperta dell’abolizione dell’ottava di Pentecoste; ebbene quel Montini è lo stesso che con una forza strabiliante non temette il 29 maggio 1975 di scrivere testualmente all’Arcivescovo Lefebvre: “Come potrebbe oggi qualcuno paragonarsi a Sant’Atanasio, osando combattere un Concilio come il Vaticano II, che non è meno autorevole e che sotto certi aspetti è perfino più importante di quello di Nicea?“.
Ecco perché parliamo di ermeneutica della continuità. Una ermeneutica che questa volta però sta fondata nei fatti: nei fatti di una “chiesa conciliare” che si dimostra essere altra rispetto a quella “preconciliare” come la palesa il suo super-dogma (ci sia permessa una citazione ratzingeriana) che è il Concilio stesso, il suo spirito e la sua attuazione,, annacquamento se non contraddizione dei Concili precedenti. Un super-dogma che modernisticamente evolve, dandoci ora la messa straordinaria ora la pachamama, ora la lotta all’aborto e al gender, ora le accolite e le lettrici.
Perchè è il Concilio che traccia il solco ed è il Bergoglio che lo difende!
Concludendo, noi ci teniamo bene attaccati alla Chiesa Romana e al suo magistero, ripudiando con tutto il nostro animo il Vaticano II e tutte le sue interpretazioni.

Restate in attesa per ulteriori approfondimenti sull’esistenza e sull’eventuale valore dell’autorità magisteriale del Vaticano II.


Questo schietto monito bergogliano potrebbe essere collegato alle risposte dell’episcopato francese riguardo alla celebrazione del rito straordinario. Rimandiamo all’articolo specifico


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