di Luca Fumagalli

Continuano in questo secondo volume (e articolo) le disavventure del soldato inglese Guy Crouchback, membro del corpo degli Alabardieri e ultimo discendente di un’illustre famiglia cattolica. Ambientata durante la Seconda guerra mondiale, la trilogia Spada d’onore di Evelyn Waugh, completata nel 1961, è un irriverente manifesto contro la vacuità del mondo moderno.

Per chi si fosse perso il primo articolo: https://www.radiospada.org/2020/12/spada-donore-la-fede-e-la-guerra-in-una-trilogia-di-evelyn-waugh-volume-primo-uomini-alle-armi/?fbclid=IwAR1WToRFmZOB33MyNNPnRoV_wsi6DsUJjlcj8SCxOFEg_-Ir0rPeKiTutNE

Nel secondo romanzo della trilogia, Ufficiali e gentiluomini (Officers and Gentlemen, 1955), in seguito alla fallimentare operazione africana descritta nel libro precedente, Guy Crouchback viene trasferito nei Commando, un’unità di recente costituzione, addestrata per operazioni di sabotaggio oltre le linee nemiche. Dopo svariati mesi di esercitazioni in Scozia, dove Guy ha modo di imbattersi in un’infinita serie di personaggi oltremodo bizzarri – compreso un dietologo mangiatore di alghe e un vecchio colonnello con il vizio della dinamite – i Commando vengono traferiti in Egitto per poi partecipare, nel maggio del 1941, alla battaglia di Creta, con il compito di proteggere la ritirata dell’esercito britannico.

Ancora una volta, però, i sogni di gloria del protagonista vengono irrimediabilmente frustrati, tanto che nella sua testa inizia a farsi largo l’idea che dalla guerra forse non imparerà nulla e che quando sarà finita tornerà ad essere semplicemente lo stesso uomo di prima.

Difatti, complice un ufficiale inetto come “Fido” Hound, lo scontro a Creta è un sommarsi di inefficienze, fraintendimenti e ordini disattesi che culminano in un caos spaventoso. I soldati, senza acqua né cibo, sono allo sbando e poco o nulla possono fare contro un nemico distante e senza volto, i cui aerei bombardano di continuo le loro postazioni. In un simile contesto sono in pochi quelli che si dimostrano all’altezza della situazione; la maggior parte degli uomini si limita piuttosto a fare di tutto per salvare la propria pelle, senza badare agli altri. Ad esempio il super dandy Ivor Claire batte vigliaccamente in ritirata quando le cose sembrano volgere al peggio, mentre il caporalmaggiore Ludovic arriva addirittura ad uccidere i suoi stessi commilitoni pur di garantirsi una via d’uscita. Guy riesce invece a fuggire dalla carneficina su un’imbarcazione di fortuna e approda per miracolo, dopo un viaggio di diversi giorni, sulla costa nordafricana, condotto in ospedale moribondo e delirante. Il volume si chiude con il suo definitivo rientro in patria e la riassegnazione agli Alabardieri.

In una guerra degradante, senza buoni o cattivi, dove uno sconcertato Guy scopre all’improvviso che gli odiati Sovietici sono ora diventati suoi alleati e in cui l’onore non ha più alcun posto – «I teologi morali non sono mai riusciti a fermare i duelli, ci è voluta la democrazia» – anche i laboratori della propaganda bellica, in combutta con la stampa, non si fanno troppi scrupoli a sfornare finti eroi ad uso e consumo dell’opinione pubblica. Ecco allora che Trimmer, un soldato incapace e bugiardo, dopo una farsesca operazione militare confezionata su misura per lui, viene spacciato per un novello salvatore dell’Impero, esibito con orgoglio in ogni angolo dell’Inghilterra (al suo fianco c’è Virginia, la moglie di Guy, nel frattempo divenuta sua amante). Come ricorda al protagonista l’amico Ian Kilbannock, «questa è una guerra del Popolo, e il Popolo non sa che farsene della poesia né dei fiori. I fiori puzzano. Gli aristocratici sono sulla lista segreta. Vogliamo eroi del Popolo, per e con il Popolo, venuti dal Popolo».

Julia e Algernon Stitch, all’opposto, sono i degni rappresentanti di una upper class svampita che, nonostante il conflitto in atto, continua a condurre un’esistenza nel lusso più frenato, tra servi e cocktail, interessata alla vittoria alleata unicamente per preservare quei privilegi a cui, dopo tanto tempo trascorso nella bambagia, farebbero troppa fatica a rinunciare.

Al grottesco, dunque, non c’è mai fine, e al di là dei nomi comici che lo scrittore inglese affibbia con divertita malignità ai suoi personaggi, la sensazione è che in Ufficiali e gentiluomini, a fronte dell’abbondanza dei primi, siano proprio i gentiluomini a essere la merce più rara. Tra l’altro i pochi esemplari che fanno capolino tra le pagine – Mr Crouchback, il generale greco Militiades… – sono tutti piuttosto anziani e appartengono, guarda caso, a un’altra epoca. Davvero quando Waugh satireggia, come scriveva Tomasi di Lampedusa, «lascia ben forte il segno».