Sintesi della 637° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus, preparata nella festa di San Mattia (24 febbraio 2021) . La conferenza audio numero 638 dal titolo “Don Camillo e i giovani preti d’oggi” di Simone Gambini Bolchi, già tenuta, è invia di preparazione. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso)

Con ogni probabilità, le nuove generazioni ebraiche ignorano l’opera di Elia Benamozegh, che è stato un teologo ebreo vissuto nel corso dell’ 800′, docente di teologia presso il collegio rabbinico di Livorno, predicatore alla Sinagoga, giudice del Tribunale rabbinico, filosofo (o per meglio dire, teosofo), pedagogo, apprezzava inoltre coltivare argomenti di natura scientifica e si interessò di psicologia (1). Nacque nel 1823 da genitori marocchini ( peraltro, attualmente il Marocco è lo stato del Maghreb in cui vive la più numerosa comunità ebrea atavica) e a Livorno, la sua città natale, trascorse di fatto tutta la vita; i suoi libri numerosi e articoli furono composti in italiano, ebraico e francese.

La misericordia nei confronti del peccatore e di colui che devia dalla retta via non ci deve esimere dal denunciare l’ errore, segnatamente quando non vi sia da parte del peccatore contrizione, ma al contrario recidività, malafede e vanagloria, peccati che traghettano alla Perdizione Eterna.

Di fatto, l’ insegnamento di Benamozegh è pernicioso per quei cristiani che volessero accogliere il suo insegnamento e il “dialogo” tra cristianesimo e giudaismo da lui proposto, che in realtà è svilimento della religione di Cristo Redentore e Re e sua subordinazione al giudaismo.

L’ opera del teologo ebreo rimase comunque sconosciuta al grande pubblico, allo stesso ambiente ebraico, ancora a distanza di cinquanta anni dalla sua morte, come attestò Isidoro Kahn, rabbino della comunità Ebraica​ di Livorno nel corso del suo intervento al Convegno di Livorno del 2000 dedicato alla sua commemorazione(2). Quali le ragioni di questo approccio così tardivo e parziale al pensiero del Benamozegh? Secondo l’ opinione di Yoseph Colombo, questo si spiega per la non facile accessibilità di una delle opere fondamentali, ” Teologia dogmatica e apologetica”, ma anche per il fatto che gli studiosi stessi del suo pensiero si sarebbero accontentati di analizzare aspetti separati, anziché addivenire ad una visione d’ insieme e cogliere la natura profonda dell’ opera del Benamozegh, che a giudizio del Colombo sarebbe la ” Filosofia dell’ ebraismo” stessa (3).

Prima di addentrarmi nella concezione teosofica- filosofica di Elia Benamozegh, farò un cenno al suo impegno politico durante le guerre di indipendenza e il Risorgimento. Non mi è possibile quantificare il contributo specifico del teologo livornese all’ empia sovversione liberale contro l’alleanza tra trono e altare, a favore dell’ unità Risorgimentale sotto la monarchia sabauda, ma questo contributo fu indubbio.

Gli intellettuali ebrei, più in generale la comunità ebraica che viveva in Italia nell’ 800′, era di orientamento ideologico unitario e risorgimentale; ravvisava nella monarchia sabaudia sotto l’ egida del Cavour la possibilità di portare felicemente a compimento quel processo di “emancipazione” dell’ ebraismo italiano, di superamento della “ghettizzazione” che si era avviato a partire dal 1848 ( data invero assunta dalla storiografia in maniera un po’ approssimata).

Guglielmo Lattes, rabbino e giornalista , autore del libro di letture per ragazzi ” Cuore di Israele” tiene a precisare che nel corso dell’ 800′ il giovane ebreo tendeva a conformare la propria educazione su due capisaldi; innanzitutto, l’ “attaccamento alla tradizione dei padri ( non senza una maggior apertura in senso progressista) in secondo luogo la fedeltà alla Patria.

Di fatto il cittadino ebreo professava sia l’ etnocentrismo giudaico, spesso con una declinazione naturalista e immanentista, che il nazionalismo italiano (3).

Indubbiamente, per Benamozegh come per i suoi correligionari, ogni anno era contrassegnato da due eventi di capitale importanza: il “Rosh hashanah, ovvero il “capodanno ebraico”, che inaugurava dal punto di vista religioso un solenne periodo penitenziale e il 20 settembre 1870, in cui venne spodestato il vicario di Cristo Pio IX e venne vendicato l’empio triumvirato repubblicano del 1849 Mazzini-Saffi-Armellini, determinando così l’ “unità di Italia”.

L’ opera del Lattes che celebra i nomi di coloro che” avevano saputo primeggiare nella vita pubblica senza nel contempo rinunciare alla propria identità ebraica”( segnatamente, Luigi Luzzatti, Tullio Massarani, Isacco Artom) si rivolge a due bambini che hanno nomi emblematici: Vittorio ed Elia; il primo recava un inequivocabile riferimento al Re d’ Italia Vittorio Emanuele. E il secondo nome di palese origine ebraica? Potrebbe forse alludere al teologo Elia Benamozegh? Ci sono buoni argomenti per suffragare questa ipotesi.

Nel complesso la tesi portata avanti dal rabbino Gadi Voghera nel corso del convegno livornese dell’11 settembre 2000 mi pare animata da faziosità e approssimazione. Egli sostiene che solo la politica liberale e “tollerante” in materia di religione della monarchia sabaudia avrebbe inaugurato una presunta emancipazione degli ebrei.In realtà il pontefice Pio IX fu tollerante e non promosse persecuzione alcuna verso la comunità ebraica, per cui la “ghettizzazione” di cui parla il rabbino non deve certo essere considerata una persecuzione verso gli ebrei da parte della Chiesa Cattolica, anzi una misura di reciproca tutela per lo stato pontificio e quella comunità religiosa.

RAPPORTO TRA FEDE E SCIENZA NELLA VISIONE TEOSOFICA DI ELIA BENAMOZEGH

Il teologo livornese non solo aveva letto assiduamente i classici del panteismo moderno, Bruno e Spinoza (rispetto a cui la prospettiva Benamozeghana si colloca in un rapporto di conservazione di molti motivi ma anche di superamento), Mendelssohn, Vico, Kant, ma fu aperto notevolmente anche verso la corrente del positivismo che proprio al suo tempo si stava consolidando.

A giudizio del teologo livornese non esiste contrapposizione tra scienza e religione, fede e ragione, ma semplicemente diversità di linguaggio (5). Infatti nella Torah sono racchiusi in forma criptica tutti i guadagni della scienza moderna (la stessa teoria eliocentrica copernicana è contenuta nella Torah per cui non sarebbe assolutamente in contrasto con i precetti teologici), tuttavia soltanto una ristretta cerchia di spiriti illuminati possiedono la chiave di interpretazione e svelamento delle dottrine scientifiche moderne che sono racchiuse nella Torah come in una sorta di involucro; del resto, soltanto élites illuminate hanno potuto avere accesso nel corso delle generazioni sia alla tradizione esoterica dell’ Ebraismo ( Qabbalah) che a quella essoterica e manifesta ( tora’ she be al pe’)(6).

Dunque non vi è tema di riscontrare un contrasto tra Cabbalah e scienza moderna e se la gran parte dell’umanità non riesce a penetrare nella Torah le verità della scienza moderna in essa già “in nuce, è perché non possiede la ” chiave di svelamento”. Benamozegh crede di poter spiegare il miracolo non già come una contraddizione della legge naturale, ma come una circostanza eccezionale di essa che si manifesta nei momenti critici (ovvero la Genesi e la Palingenesi) in cui la natura non presenta un processo naturale degli eventi come invece avviene nei periodi organici (7).

Giuseppe Laras, uno dei relatori del Congresso livornese dell’ 11 settembre 2000 sull’ opera di Benamozegh, attesta che la sua dottrina cosmogonica è schiettamente di natura cabalistica-luriana(8). Non viene accolto tout court il panteismo classico di Bruno e di Spinoza, cui peraltro Benamozegh, nonostante la complessiva valorizzazione dell’ opera spinoziana, attribuisce l’ errore di aver declinato la teoria cabalistica originaria in senso naturalistico.(9). Non viene neppure accolto, anzi criticato piuttosto aspramente, il panteismo dinamico hegeliano.

Secondo la teoria cosmogonica professata in “Teologia dogmatica e apologetica”, Dio è immanente al mondo ma non si identifica tout court con esso, dal momento che la Trascendenza del divino comporta una eccedenza rispetto al mondo.

Benamozegh non intende conseguire dunque una posizione panteista allo stato puro, ma è anche abbastanza problematico assumere e salvare la Trascendenza di Dio nella sua visione.

Di sapore schellinghiano è la sua dottrina secondo cui Dio crea il mondo estrinsecandosi nel finito e auto limitandosi nel finito stesso .In detta dottrina è ammessa la creazione del naturale, del finito e persino del nulla, ma non è ammesso l’ atto creazionistico ” dal nulla”. Di sapore fichtiano è invece l’assunto secondo cui il finito è buono nella misura in cui aspira a conformarsi alla perfezione dell’ infinito, cattivo nella misura in cui si dilegui da esso

Nella direzione di un sostanziale accordo tra religione e scienza deve concepirsi anche la rimodulazione della nota teoria leibniziana secondo cui il mondo attuale sarebbe ” il migliore dei mondi possibili”; anche secondo il teologo livornese quello attuale è “il migliore dei mondi possibili” ma per rendere compatibile con il Midrash la dottrina leibniziana Benamozegh ha dovuto apportare a quest’ ultima una modifica; non si tratta quindi di idee di infiniti mondi possibili preesistenti nella mente divina (come in Leibniz), ma il mondo attuale farebbe seguito a una serie di annichilamenti da parte di Dio di mondi precedentemente esistiti.

Cosi recita un celebre passo del Midrash” il Santo e Benedetto creò molti mondi, distruggendoli poi ad uno ad uno, fino a che creò il mondo presente (10).

Tratterò ora le condizioni di possibilità di quel dialogo subdolo, capzioso, ingannevole che il teologo Benamozegh auspica tra ebrei e cristiani, in contrapposizione rispetto all’indirizzo metodologico della scuola del rabbino Shmuel  David Luzzatto che, a differenza di Benamozegh, non ne voleva sapere di alcuna indagine comparativa tra Nuovo Testamento e Kabbala (11).

Dal manoscritto di circa mille pagine rimasto per gran parte inedito (12) ” Essai sur l’origin des dogmes et de la morale du Christianisme” si evince la blasfema dottrina benamozeghana che auspica una convergenza in senso ecumenico tra giudei e cristiani (che in fondo avrebbe mirato a una subordinazione del cristianesimo, come dell’ islam e di tutte le altre confessioni al giudaismo universale). 

A differenza della sinistra hegeliana, che ” dissacra” apertamente i dogmi di tutte le confessioni, Benamozegh mostra ipocritamente il metodo dell’ “apertura”, del “dialogo”, del ” confronto”. A suo giudizio il cristianesimo avrebbe un origine cabbalistica, ma la dottrina predicata da Nostro Signore Gesù e da San Paolo sarebbero culminate in una corruzione dell’ autentica Kabbala ebraica. A giudizio del nostro: prima della rottura con l’ ebraismo, la Kabbala e lo gnosticismo permeavano la dottrina cristiana ( Gesù viene con incredibile insulto considerato un cabbalista che poi avrebbe deviato dalla via maestra..)

Rendendondosi indipendente dal giudaismo, il cristianesimo avrebbe rotto le nozze tra il principio divino ( Tiferet) e il principio naturale ( Malkut). Gesù e, più in generale il cristianesimo, avrebbero progressivamente rotto l’equilibrio a favore del principio spirituale; predicando lo spogliamento dai beni materiali, un modello di vita integralmente ascetica, professando l’assoluta Trascendenza e non implicanza del divino Tiferet rispetto al mondo governato da Malkut. L’operazione di Gesù e di San Paolo sarebbe antipoidale rispetto a quella di Spinoza che, al contrario, avrebbe materializzato e naturalizzato il principio divino stesso.

Il cristianesimo professato da San Paolo avrebbe ritenuto tre sole “emanazioni”( la Santa Trinità) rispetto alla Kabbala autentica, espungendo dal proprio corpo dottrinale tutte le altre, superiori, inferiori, collaterali, generatrici e generate. Con questo ” rasoio”, la dottrina di San Paolo avrebbe ” sfigurato” quella “pienezza della divinità che la gnosi cabbalistica voleva mantenere intatta”(13)

Il cristianesimo avrebbe” rovesciato” l’ebraismo, accogliendo tutta una serie di motivi pagani e idolatrici, nella prospettiva di un “monoteismo all’ interno e politeismo all’ esterno”.

Quali sono le condizioni di possibilità, dunque, di un dialogo ecumenico tra giudei e cristiani…. che ponga finalmente fine a inimicizie e conflitti plurisecolari? Il cristianesimo dovrebbe rinunciare a professare la Trinità (essendo a giudizio di Benamozegh essa composta di tre ” personificazioni” e non già di tre ” Persone”) , l’ Incarnazione, Passione, Risurrezione di Nostro Signore Gesù; dovrebbe rinunciare a quelli che il teologo livornese definisce aspetti idolatrici, alla “Teologia della sostituzione” per ritrovare il legame con l’ autentica Kabbala giudea, infine dovrebbe rinunciare alle sue ” predicazioni temerarie” e ” divulgazioni precipitose”. Una vera umiliazione!

Il “dialogo” mellifluo proposto dal teologo ebreo Elia Benamozegh non è meno insidioso della persecuzione violenta verso i cristiani. Si avrebbe peraltro torto a definire la dottrina benamozeghana autentico cuore dell’ ebraismo e della filosofia ebraica, dal momento che essa è imbevuta di Kabbala esoterica, dunque spuria, dunque avversa non solo al Nuovo Testamento ma anche all’ Antico Testamento. Infatti  essa non preconizza un Regno dei Cieli spirituale e trascendente, ma un regno messianico immanente, basato sulla fratellanza universale e sulla felicità terrena. Fratellanza di tutti i popoli….nella subordinazione al giudaismo universale. Benamozegh chiederebbe al cristianesimo di rinunciare ai dogmi della Santa Trinità, Incarnazione, Resurrezione e alla Chiesa di rinunciare alla propria centralità per lasciare posto a quella di Israele…al giudaismo universale tutte le altre confessioni dovrebbero ubbidire. É veramente disdicevole che molti cattolici modernisti si siano lasciati attrarre dalla dottrina del rabbino livornese, che a ragione, può essere considerato uno degli antesignani del dialogo ecumenico-sincretista conciliare; Riccardi, uno dei fondatori e responsabili della comunità di Sant’Egidio, si proclama persino suo seguace fedele(14).

Sed portae inferi non praevalebu!

Cari amici di Radio Spada e della Comunità Antagonista Padana, buona lettura

Note

(1) il 10 e l’ 11 settembre 2000 si era tenuto a Livorno un Convegno internazionale per commemorare​  100 anni della morte del rabbino e teologo Elia Benamozegh.Vi presenziarono numerosi eruditi italiani, francesi, americani .tale convegno fece seguito a uno precedente tenutosi nel 1984

(2) Cfr.”Per Elia Benamozegh”, “Atti del convegno di Livorno su Benamozegh”(2000),p.19

(3) Cfr. Yoseph Colombo, ” Benamozegh. Scritti scelti”, la Rassegna Mensile di Israel,1955,pp.4-5. A mio giudizio, è discutibile che l’ opera del rabbino e teologo Benamozegh esprima l’ utentico ebraismo veterotestamentario, dal momento che essa è permeata di motivi panteisti, esoterici e cabbalistici. Il cuore dell’ opera di Benamozegh è semmai la Kabbala spuria che contraddice lo stesso A.T. Tanto l’ A.T contempla l’ assoluta Trascendenza di Javhe rispetto al mondo e il primato dell’ Essere, quanto la Kabbala spuria professata dal teologo livornese asserisce il primato del divenire (incontro del giudaismo con il positivismo contemporaneo) per cui Dio non sarebbe ” ab aeterno”, ma ” in fieri”. Nonostante Benamozegh cerchi di salvare problematicamente la Trascendenza del divino, la sua posizione va comunque ascritta al panteismo. Sulla differenza tra cabbala autentica ( che consiste nella tradizione orale che la Sinagoga insegnava accanto ai libri di Mosè) e la Kabbala spuria un punto di riferimento interessante sono le riflessioni di don Curzio Nitoglia in L’ Esoterismo”, C.L.S., Verrua Savoia, 2002, pp.75_83

4) Cfr. Gadi Luzzatto Voghera, ” Percorsi dell’ emancipazione ebraica in Italia”, in Alessandro Guetta, ” Per Elia Benamozegh”, cit.p.30″ negli intenti pedagogici proposti dal Lattes un ebreo non poteva ritenersi completo se non affiancava alla sua fedeltà alle tradizioni religiose un sincero attaccamento alla patria che gli aveva dato i natali e in ugual misura un cittadino non poteva dirsi sufficientemente patriota se non univa agli ideali nazionali in forte sentimento religioso”

(5) Cfr. Giuseppe Laras,” Benamozegh tra misticismo e positivismo”, in Alessandro Guetta, ” Per Benamozegh”, cit., per.224

(6) ibidem

(7) Cfr. “Elia Benamozegh.Scritti scelti”, a cura di A.S.Toaff, Roma, 1955, p.66

(8) Cfr. Giuseppe Laras, ” Benamozegh tra misticismo e positivismo”, cit., p.225

(9) L’ errore spinoziano consisterebbe nell’ avere infranto le nozze tra il principio divino-spirituale, la sefira’ Tiferet e il principio immanente-naturale, la sefira’ Malkut

(10) Gen, Rabba, IX, 2

(11) Davide Luzzatto era allora responsabile dell’ Istituto Rabbinico di Padova e la sua scuola era antagonista di quella di Benamozegh per questioni di analisi filologica della Torah

(12) Il testo, intitolato ” Essai sur l’origine des dogmes et de la morale chretienne” constava di tre parti; la terza parte fu approvata, tradotta in più lingue, più volte,e ristampata.Invece le prime due parti rimasero inedite probabilmente perché la Commissione Esaminatrice dell'” Alliance Israelite” voleva rimanere estranea alla questione delle origini del cristianesimo.Il manoscritto è comunque attualmente conservato presso gli Archivi della Comunità Ebraica di Livorno; peraltro lo stesso Benamozegh aveva pubblicato i primi due capitoli e parte del terzo nella ” Biblioteque de l’ ebraisme”, parte del terzo capitolo recava il titolo ” Affinità tra la dottrina di Gesù e quella dei farisei” e fu pubblicato sulla ” Rassegna Mensile di Israel”.

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13) Cfr Marco Morselli,” Il manoscritto impubblicabile” de l’origine descrizione dogmes chretiens”, in Alessandro Guetta, “per Benamozegh, cit.p.145 il rabbino teologo livornese accusa il cristianesimo, segnatamente paolino, di aver ” inquinato” la Kabbala ebraica autentica

(14) Vi ha dedicato sull’ argomento una articolo per Effedieffe il 4 febbraio 2014 Maurizio Blondet evidenziando peraltro i legami tra la concezione benamozeghana e l’ ideale massonico della fratellanza universale

Fonte immagine: www.rabbini.it