Nella festa della Cattedra di san Pietro pubblichiamo una pagina di Joseph de Maistre.

Il Papa e la Chiesa sono tutt’uno. Lo ha detto San Francesco di Sales, e il Bellarmino, con un’avvedutezza che sarà tanto più ammirata quanto più gli uomini diverranno saggi, aveva detto: Sapete di che si tratta, quando si parla del Sommo Pontefice? si tratta del Cristianesimo.
San Francesco di Sales ebbe una volta l’ingegnosa idea di riunire i diversititoli che l’antichità ecclesiastica ha dato ai Sommi Pontefici e alla loro sede. Que­sto quadro geniale, e non può non produrre una buona impressione sulle anime buo­ne.
Il Papa viene dunque chiamato:
Il Santissimo Vescovo della Chiesa Cattolica.
Il Santissimo e Beatissimo Patriarca.
Il Beatissimo Signore.
Il Patriarca Universale.
Il Vescovo elevato all’a­pice Apostolico.
Il Padre dei Padri.
Il Sommo Pontefice dei Vescovi.
Il Sommo Sacerdote.
Il Principe dei Sacerdoti.
Il Prefetto della Casa di Dio.
Il Custode della Vigna del .Signore.
Il Vicario di Gesù Cristo.
Il Confermatore della Fede dei cristiani.
Il Gran Sacerdote.
Il Principe dei Vescovi.
L’Erede degli Apostoli.
Il Pastore dell’ovile di Gesù Cristo.
Il Clavigero della Casa di Dio.
Il Pastore di tutti i Pastori.
Il Pontefice chiamato a pienezza di potenza.
La Cattedra e la Chiesa Principale.
La Bocca e il Capo dell’Apostolato.
L’ori­gine dell’unità sacerdotale.
Il vincolo del unità.
La Chiesa in cui risiede il potere principale.
La Chiesa radice e matrice di tutte le altre.
La sede sulla quale il Signore ha costruito la Chiesa universale.
Il punto cardinale e il capo di tutte le Chiese.
Il rifugio dei Vescovi.
La Suprema Sede Apostolica.
La Chiesa presidente.
La Sede suprema che non può essere giudicata da nessun’altra.
La Chiesa preposta e preferita a tutte le altre.
La prima di tutte le sedi.
La fontana apostolica.
Il porto sicurissimo d’ogni comunione cattolica.
La riunione di queste differenti espressioni è veramente degna dello spirito luminoso che distingueva il grande Vescovo di Ginevra. Si è già visto di sopra qua­le sublime idea egli si formasse della supremazia romana. Meditando sulle molteplici analogie dei due Testamenti, egli insisteva sull’autorità del gran sacerdote degli Ebrei. «Anche il nostro, dice San Francesco di Sales, porta sul petto l’urim e il thummim, cioè la dottrina e la verità. Certamente, tutto quello che fu accordato alla serva Agar, con maggior ragione dovette esserlo alla sposa Sara».
Scorrendo quindi le diverse immagini che sotto la penna degli scrittori sacri hanno potuto rappresentare la Chiesa: «È una casa? dice. Eccola piantata sulla roc­cia e sul fondamento che è Pietro. Ve la rappresenta come una famiglia? E voi vedete Nostro Signore che paga il tributo come capo di casa, e subito dopo di lui San Pietro come suo rappresentante. La Chiesa è una barca? San Pietro n’è il vero capitano, e il Signore stesso me l’insegna. La riunione operata dalla Chiesa viene rappresentata da una pesca? San Pietro vi si mostra per il primo, e gli altri Apostoli non pescano che dopo di lui. Si vuol paragonare la dottrina che ci vien predicata, per tirarci fuori dell’alto mare, alla rete di un pescatore? È San Pietro che la getta. San Pietro che la ritira; gli altri discepoli non sono che suoi aiutanti: è San Pietro che presenta i pesci a Nostro Signore. Vi piace che la Chiesa sia rap­presentata da un’ambasceria? San Pietro n’è alla testa. Preferite che sia un regno? San Pietro ne tiene le chiavi. Volete finalmente figurarvela come un gregge d’a­gnelli e di pecore? San Pietro n’è il guardiano e il pastore generale, sotto Gesù Cristo».
Non ho potuto rinunziare al piacere di far parlare un istante questo gradevole e amabile Santo, perch’egli mi fornisce una di quelle osservazioni generali, così pre­ziose nei lavori in cui i particolari non sono permessi. Esaminate uno dopo l’altro i grandi dottori della Chiesa cattolica: quanto più ha dominato in essi il principio della santità, tanto più li troverete ferventi verso la Santa Sede, convinti de’ suoi diritti, attenti a difenderli. Gli è che la Santa Sede, non ha contro di sé che l’or­goglio, il quale viene immolato dalla Santità.

da L’Osservatore Romano della Domenica del 13 febbraio 1938 (anno V – n. 7)

Fonte : osservatoreromano.va
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