di Giuliano Zoroddu

Pio XII in quasi vent’anni di pontificato fece solamente due promozioni cardinalizie: nel 1946 e nel 1953. La prima fu un evento eccezionale per il numero: 32 nuovi porporati (non si assisteva a tante promozioni in una sola volta dalla grande creazione di Leone X nel luglio del 1517); per la grande importanza data all’avvenimento per la ricostruzione del mondo dopo il secondo conflitto mondiale; per la sua dimensione universale, essendovi rappresentati tutti e cinque i continenti.

Le solenni cerimonie ebbero inizio con il concistoro segreto del 18 febbraio in cui si pubblicarono i nomi dei nuovi porporati:
– Krikor Bedros XV Aghagianian, patriarca di Cilicia degli Armeni; creato cardinale presbitero di San Bartolomeo all’Isola;
– John Joseph Glennon, arcivescovo metropolita di Saint Louis, creato cardinale presbitero di San Clemente;
– Benedetto Aloisi Masella, arcivescovo titolare di Cesarea di Mauritania, nunzio apostolico in Brasile, creato cardinale presbitero di Santa Maria in Vallicella;
– Clemente Micara, arcivescovo titolare di Apamea di Siria, nunzio apostolico in Belgio, creato cardinale presbitero di Santa Maria sopra Minerva; deceduto l’11 marzo 1965;
– Adam Stefan Sapieha, arcivescovo metropolita di Cracovia, creato cardinale presbitero di Santa Maria Nuova; deceduto il 21 luglio 1951;
– Edward Aloysius Mooney, arcivescovo metropolita di Detroit, creato cardinale presbitero di Santa Susanna;
. Jules-Géraud Saliège, arcivescovo metropolita di Tolosa, creato cardinale presbitero di Santa Pudenziana;
– James Charles McGuigan, arcivescovo metropolita di Toronto, creato cardinale presbitero di Santa Maria del Popolo;
– Samuel Alphonsius Stritch, arcivescovo metropolita di Chicago, creato cardinale presbitero di Sant’Agnese fuori le mura;
– Agustín Parrado y García, arcivescovo metropolita di Granada, creato cardinale presbitero di Sant’Agostino; deceduto l’8 ottobre 1946;
– Clément-Emile Roques, arcivescovo metropolita di Rennes, creato cardinale presbitero di Santa Balbina;
– Johannes de Jong, arcivescovo metropolita di Utrecht (Paesi Bassi); creato cardinale presbitero di San Clemente;
– Carlos Carmelo de Vasconcelos Motta, arcivescovo metropolita di San Paolo, creato cardinale presbitero di San Pancrazio fuori le mura;
– Pierre-André-Charles Petit de Julleville, arcivescovo metropolita di Rouen (Francia); creato cardinale presbitero di Santa Maria in Aquiro;
– Norman Thomas Gilroy, arcivescovo metropolita di Sydney, creato cardinale presbitero dei Santi Quattro Coronati;
– Francis Joseph Spellman, arcivescovo metropolita di New York, reato cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo;
– José María Caro Rodríguez, arcivescovo metropolita di Santiago del Cile, creato cardinale presbitero di Santa Maria della Scala;
– Teodósio Clemente de Gouveia, arcivescovo metropolita di Lourenço Marques nel Mozambico portoghese, creato cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli;
– Jaime de Barros Câmara, arcivescovo metropolita di Rio de Janeiro, creato cardinale presbitero dei Santi Bonifacio e Alessio;
– Enrique Pla y Deniel, arcivescovo metropolita di Toledo e primate delle Spagne, creato cardinale presbitero di San Pietro in Montorio;
– Manuel Arteaga y Betancourt, arcivescovo metropolita di L’Avana, creato cardinale presbitero di San Lorenzo in Lucina;
– Josef Frings, arcivescovo metropolita di Colonia, creato cardinale presbitero di San Giovanni a Porta Latina;
– Juan Gualberto Guevara, arcivescovo metropolita di Lima, creato cardinale presbitero di Sant’Eusebio;
– Bernard William Griffin, arcivescovo metropolita di Westminster, creato cardinale presbitero dei Andrea e Gregorio al Monte Celio;
– Manuel Arce y Ochotorena, arcivescovo metropolita di Tarragona, creato cardinale presbitero dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio;
– József Mindszenty, arcivescovo metropolita di Strigonia e principe-primate d’Ungheria, creato cardinale presbitero di Santo Stefano al Monte Celio;
– Ernesto Ruffini, arcivescovo metropolita di Palermo, creato cardinale presbitero di Santa Sabina;
– Konrad von Preysing Lichtenegg-Moos, vescovo di Berlino, creato cardinale presbitero di Sant’Agata de’ Goti;
– Clemens August von Galen, vescovo di Münster, cardinale presbitero di San Bernardo alle Terme;
– Antonio Caggiano, vescovo di Rosario, creato cardinale presbitero di San Lorenzo in Panisperna;
– Thomas Tien Ken-sin, S.V.D., vescovo titolare di Ruspe, vicario apostolico di Qingdao in Cina, creato cardinale presbitero di Santa Maria in Via;
– Giuseppe Bruno, segretario della Sacra Congregazione del Concilio, creato cardinale diacono di Sant’Eustachio.


Due giorni dopo i nuovi membri del Sacro Collegio, nel corso del concistoro semi-pubblico – ricevevano la berretta rossa nell’Aula delle Benedizioni. La cerimonia già solenne per i consueti riti della Chiesa Romana, assunse una speciale rilevanza a motivo del discorso che vi tenne Pio XII sulla fondamentale importanza dell’intervento ecclesiastico nell’opera di pacificazione e ricostruzione postbellica.

La più magnifica delle funzioni si tenne però il 21 febbraio nella Basilica Vaticana per l’imposizione del galero rosso durante il concistoro pubblico. Il trono papale, per l’occasione, fu innalzato sulla Confessione di san Pietro e lo abbelliva il consueto arazzo della divina provvidenza. Uno dopo l’altro le nuove Eminenza prestarono baciarono il piede e la mano al Pontefice, prima di essere ammessi all’abbraccio di pace e di riceve l’insegna del cardinalato.
A ciascuno di essi il Pontefice rivolgeva le solenni parole: “Ad laudem omnipotentis Dei et Sanctae Sedis ornamentum, accipe galerum rubrum, insigne singularis dignitatis cardinalatus, per quod designatur quod usque ad mortem et sanguinis effusionem inclusive pro exaltatione sanctae fidei, pace et quiete populi christiani, augmento et statu Sacrosanctae Romanae Ecclesiae, te intrepidum exhibere debeas, in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti“.
Particolarmente toccante risultò la prostrazione dei nuovi cardinali, attorniati dai loro colleghi anziani, ai piedi della monumentale berniniana Cattedra di San Pietro, della cui Chiesa erano stati appena costituiti preti.

Il 22 febbraio si tenne di nuovo un concistoro segreto, il primo con la partecipazione dei nuovi cardinali, per la rituale chiusura e apertura della bocca, simbolo della testimonianza scristiana, e la consegna dell’anello, come stabilito da Innocenzo III, e dei titoli e diaconie dell’Urbe. L’imposizione infine del sacro pallio, il 26 febbraio, a dieci porporati che erano stati nominati arcivescovi nel 1941, chiuse uno dei momenti più importanti del papato pacelliano.
“Nell’immediato dopo guerra, e tut­tavia ancora senza la pace – commentò L’Osservatore Romano della Domenica [1] – ad un attento osservatore degli eventi storici maestosa appare in questo Concistoro la spirituale preminenza e l’affermazio­ne conciliatrice ed unificatrice della Chiesa di Roma la quale, su tante ac­cumulate rovine di tante umane ambi­zioni rivelatesi disastrose, s’aderge pa­cificamente proclamando al mondo l’af­fratellamento dei popoli e l’unione del mondo nel Cristo, nonché la necessità inderogabile d’un ritorno ai principi divini ed all’ordine da Dio stabilito”.

[1] Anno XIII – Numero 6, p. 4.

Fonte immagini : ikomutoprzeszkadzalo.pl