La recente presa di posizione di Bergoglio sul Concilio non negoziabile ha sollevato, come era da aspettarsi, una marea di commenti, compreso ovviamente il nostro: “Se tu non segui il Concilio non stai con la Chiesa”. L’ermeneutica della continuità tra Paolo VI e Francesco.
Non sono mancati nemmeno coloro che hanno voluto riscontrare nelle parole di papa Francesco un monito verso i progressisti radicali del Cammino Nazionale Tedesco. Ci siamo già espressi negativamente su questa interpretazione, ma vogliamo ritornarci per ribadire alcune realtà storiche oggigiorno purtroppo un po’ messe da parte.
Partiamo da un passo dell’articolo apparso su La Nuova Bussola Quotidiana:

Il Cammino Sinodale tedesco in corso, dove – come diceva san Paolo VI – la “parola magica di aggiornamento ha spinto alcuni oltre il segno”, spaventa e non appare certo un esempio da seguire. Ne sembrerebbe consapevole lo stesso Papa Francesco che nel discorso di ieri in Sala Clementina è ricorso ad ammonimenti dal sapore montiniano. Lo ha fatto, non a caso, difendendo il Concilio Vaticano II in termini mai così netti e citando più volte il predecessore lombardo da lui stesso canonizzato: “Il Concilio è magistero della Chiesa”, ha affermato Bergoglio. “O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l’interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa”. Francesco ha detto che su questo punto bisogna essere “esigenti, severi” biasimando chi vorrebbe negoziare l’eredità del Concilio “per avere più di questo”. “No, il Concilio è così. E questo problema che noi stiamo vivendo, della selettività rispetto al Concilio, si è ripetuto lungo la storia con altri Concili”.
Il Papa ha chiesto di non fare alcuna “concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa” e ha proposto il parallelo storico con i vetero-cattolici separatisi dalla Chiesa di Roma nel 1870 e che «sono andati via (…) per continuare la “vera dottrina” che non era quella del Vaticano I», dicendosi “cattolici veri”; e “oggi ordinano donne”. Il riferimento allo scisma vetero-cattolico e all’ordinazione femminile oggi ammessa dall’Unione di Utrecht fa pensare a quanto sta avvenendo nella Chiesa tedesca con lo spettro dello scisma più volte evocato da autorevoli vescovi e la richiesta di aprire alle donne-prete in cima all’agenda sinodale. Non sarebbe la prima volta che Francesco lancia frecciate all’oltranzismo dimostrato dall’episcopato tedesco nello svolgimento del Cammino inaugurato un anno fa a Francoforte.

Concentriamoci sulla citazione di Paolo VI (sorvoliamo sul “san”) posta in capite. Essa è tratta dal discorso che Montini tenne all’udienza generale del 22 ottobre 1969:

Forse questa parola magica di «aggiornamento» ha spinto alcuni oltre il segno. Un frettoloso bisogno di revisione, onesta e doverosa, s’è trasformato in una corrosiva autocritica, e perfino in un autolesionismo, che ha fatto perdere in alcuni il senso ed il gusto della milizia cristiana e dell’apostolato cattolico. Sono le «strutture» della Chiesa ufficiale, si è detto, che bisogna cambiare, ben più che le idee deteriori ed i costumi decadenti del nostro secolo; così che il tessuto connettivo, che fa della Chiesa una comunione organica e responsabile, il tessuto della carità ecclesiale e dell’obbedienza gerarchica, si è qua e là non poco logorato.

Parole forti contro chi vuole scuotere le stabili colonne della Chiesa Romana. Parole che lasciano di stucco se si pensa che chi le ha pronunziate è stato a capo del più sconvolgente rivolgimento che ha segnato la Chiesa Cattolica nei tempi recenti. Se guardiamo alla sola liturgia, la linfa della vita del Corpo Mistico, osserviamo che Paolo VI ha non solo modificato ma creato ex novo i riti sacramentali della Messa (il Novus Ordo Missae fu imposto un mese dopo l’allocuzione su riportata), della Cresima, delle ordinazioni sacre (di Diaconi, Presbiteri e Vescovi). Una modifica dovuta alle nuova epoca inaugurata dal Concilio per cui lo stesso pontefice lombardo poteva dire: “Noi non siamo più per voi quelli di ieri” [1]. Una modifica generale dovuta all’aggiornamento, al rinnovamento, stabilito dal Concilio stesso, non dallo spirito, né dall’ermeneutica della rotta, né dai media.
E non si tratta di una nostra illazione, una tirata da radiospadisti, zelatori amari della Tradizione. No! Sono le chiare parole di “San” Paolo VI.

“A noi preme moltissimo che questo «spirito di rinnovamento» (è così che si esprime il Concilio: Optatam totius, in fine) sia da tutti compreso e tenuto vivo. Esso risponde all’aspetto saliente del nostro tempo, ch’è tutto in rapida ed enorme trasformazione, cioè in via di produrre novità in ogni settore della vita moderna. Sorge infatti spontaneo nella mente il confronto: tutto il mondo si cambia e la religione no? non si produce fra la realtà della vita e il cristianesimo, quello cattolico specialmente, una difformità, un distacco, un’incomprensione reciproca, una mutua ostilità, l’una corre, l’altro sta fermo: come possono andare d’accordo? come può pretendere il cristianesimo d’influire oggi sulla vita? Ed ecco la ragione delle riforme intraprese dalla Chiesa, specialmente dopo il Concilio” [2]

Non vogliamo con ciò svilire il fatto che Montini, uomo invero (un po’ troppo) tormentato dalle contraddizioni dell’animo e della coscienza, abbia avuto contezza della spaventosa crisi post-conciliare. Tuttavia non possiamo nemmeno dimenticare la realtà: di quella crisi (che è la stessa che viviamo noi oggi, Bergoglio regnante) Montini fu fomentatore e protagonista, come devastatore convintissimo di tutti i tesori della Tradizione e persecutore implacabile dei suoi difensori.



[1] Paolo VI, Discorso al patriziato e alla nobiltà romana, 14 gennaio 1964.
[2] Udienza generale del 2 luglio 1969. Sempre sul rinnovamento della liturgia per seguire i tempi: Udienza del 26 novembre 1969


Per approfondire la crisi di fede nella Chiesa e nella società: QUI.