11 Febbraio
APPARIZIONE DELLA BEATA ED IMMACOLATA VERGINE MARIA

Questa festa fu estesa a tutta la Chiesa latina solo sotto Pio X, dopo un mezzo secolo dall’apparizione della Vergine alla beata Bernardina Soubirous. Come un tempo un gran numero di diocesi festeggiavano l’apparizione dell’arcangelo Michele sul monte Gargano, cosi ora che la devozione verso il Santuario Mariano di Lourdes è salita a fama mondiale, è sembrato conveniente che tutta la Chiesa occidentale festeggi parimente le molteplici apparizioni dell’Immacolata Vergine a quella candida ed ingenua pastorella. Quelle rivelazioni, autenticate da migliaia di prodigi, nell’intenzione della Provvidenza volevano certo essere come il suggello del Cielo alla promulgazione del dogma dell’immacolato concepimento di Maria, fatta da Pio IX qualche anno prima. Esse dunque in certa guisa fanno parte della storia dei nostri dogmi cattolici, e sotto quest’aspetto l’odierna festa liturgica ha ‘un alto significato apologetico, in quanto dimostra che lo Spirito Santo, giusta la divina promessa, deducet … in omnem veritatem.

L’antifona per l’introito è derivata dall’Apocalissi (xxi, 2): «Vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che discendeva dal cielo dov’è Dio, ed era tutta adorna come una donzella che vada a marito». Segue il primo verso del salmo 44. L’esteriore bellezza della Vergine, quando, biancovestita, colla fascia azzurra ai fianchi e colle rose ai piedi apparve alla pia Bernardina, indicano le sublimi virtù colle quali Ella attrasse a sé il Verbo di Dio, così che la prescelse a sua Madre.
La prima parte della colletta è presa dalla messa dell’Immacolata Concezione. Come Dio ha coordinato l’immacolato concepimento di Maria alla conveniente incarnazione del suo Cristo, che sboccia quasi fiore su d’uno stelo piantato in una terra vergine ed incontaminata, cosi Egli custodisca altresì da ogni male il corpo e l’anima nostra; perchè anche noi a nostra volta possiamo essere il degno ed incorrotto tempio dello Spirito Santo e il tabernacolo della divinità.
La lezione deriva dall’Apocalissi, (XI, 19; XII, 1, 10) là dove Giovanni descrive il tempio celeste e 1′ arca del Testamento, sotto le quali figure lo Spirito Santo designa precisamente Maria. Essa infatti è quella donna di cui si parla nei versetti successivi, ed alla quale il sole serve di ammanto, la luna di soglio sotto I piedi, le stelle di diadema, e che apparve all’Apostolo tutta ripiena di maestà e di gloria, preludendo cosi al trionfo definitivo e finale del Cristo.
Il responsorio graduale è tratto dalla Cantica (n, 12-14): «sbocciarono i fiori nel nostro campo; è tempo della potatura, ché già si sente il tubare delle tortorelle. Sorgi, o mia diletta, mia speciosa, e vieni, colomba mia, tra le fenditure delle rocce, tra gli scogli delle caverne». – L’applicazione allo speco dell’ apparizione, è veramente felice.
Il verso alleluiatico è tratto dal medesimo tosto (Cant. il, 14): «Mostrami la tua faccia, la tua voce risuoni ai miei orecchi, ché la tua voce è soave, ed il tuo volto splendido». In Maria Vergine tutto era santità e grazia, perchè tutto procedeva da quello Spirito Paraclito di cui Ella era il tabernacolo.
Dopo la Settuagesima, invece del verso precedente, si dovrebbe cantare il salmo-tratto. Il redattore moderno tuttavia, sembra che ne abbia ignorata la struttura, perchè, invece d’un salmo, ci ha fornito una piccola rapsodia di versetti infilati alla meglio.
ludith (XV, 10): V. «Tu gloria di Gerusalemme, tu gioia d’Israele, tu decoro della nostra nazione»
Cant. IV, 7: V.« Sei tutta bolla, o Maria, e in te non v’è neo di colpa». V.« Sei beata, o Maria, Vergine santa, e meriti ogni lode, giacché con piede verginale tu hai schiacciata la tosta al serpente».
Maria è il vanto e la gloria dell’uman genere, giacché in lei la posterità d’Adamo ha riportato vittoria sul dracene infernale, il di cui alito venefico non riuscì giammai a contaminare il cuore della Vergine.
La lezione evangelica oggi è costituita da un semplice brano di quella che si legge il mercoledì dei Quattro tempi d’Avvento. La Vergine viene salutata dall’Angelo, il quale le annunzia la sublime dignità a cui Dio la eleva, scegliendola a madre del suo Unigenito incarnato. E’ Maria che impone al divin Figlio il nome di Gesù, volendoci indicare lo Spirito Santo con questo particolare, che se Gesù è il Salvatore dell’uman genere, Maria però è la dispensiera di questi tesori di redenzione.
Il verso offertoriale è identico a quello della festa dell’Immacolata Concezione, tranne l’alleluia che oggi si omette.
Il redattore moderno delle collette di questa messa, è troppo preoccupato dalle guarigioni prodigiose che avvengono allo speco di Lourdes perchè, dopo di aver già dimandata la sanità del corpo o dell’anima nella prima colletta, creda di poter far a meno di ripetere la stessa supplica anche nella preghiera sulle oblato. Egli, dunque, ci fa dimandare al Signore che, per i meriti della Vergine. Immacolata, il Sacrificio che stiamo per offrire alla Divina Maestà, salga in cielo come un aroma delizioso, e ne impetri la desiderata sanità fisica e morale.
Il preludio dell’anafora euearistica, ossia il prefazio, ò come il giorno 8 dicembre.
Il verso per la Comunione deriva dal salmo 64: «Tu visiti la terra e l’abbeveri, tu la rendi immensamente ricca». Questa visita che innaffia il cuore e lo feconda d’ opere sante, è quella appunto che ci fa Gesù nella sacra Comunione. È appunto dai tesori di Gesù che Maria attinge a sua volta quella sorgente copiosa di grazie, simboleggiata a Lourdes in quella polla d’acqua sgorgata dalla viva rupe dello speco, e che raccolta nelle piscine, conferisce la sanità a tanti infermi.
A Lourdes, i pellegrini dopo la messa e la comunione, dimandano alla Vergine un’ultima benedizione prima di prendere la via del ritorno in patria. Ecco il concetto a cui s’ispira l’odierna colletta di ringraziamento: «La beata Vergine conforti colla sua destra potente quanti si sono ora accostati a ricevere il cibo celeste, perchè cosi possano tutti giungere felicemente alla patria eterna».


(Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster OSB, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano. Vol. VI. La Chiesa Trionfante (Le Feste dei Santi durante il ciclo Natalizio) (terza tiratura), Torino-Roma, 1930, pp. 233-235)

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