9 febbraio
SAN CIRILLO VESCOVO D’ALESSANDRA
DOTTORE DELLA CHIESA

La sua festa fu istituita nel 1882 da Leone XIII, il quale scelse questo giorno perchè il 28 gennaio, quando appunto ricorre il suo nome nel Martirologio, era già impedito da altro officio. Il nome di Cirillo fa subito ricordare le prime celebri sessioni del Concilio di Efeso dove, per opera di Cirillo, si scrissero i più bei fasti della Mariologia. Avendo Nestorio revocato in dubbio l’unità personale di Gesù Cristo, ne veniva così di conseguenza che neppur alla beata Vergine convenisse il titolo di Madre di Dio, col quale prima di allora i fedeli erano stati soliti d’invocarla.
In seguito alle negazioni dell’audace vescovo di Bisanzio, non tardò a sollevarsi tutto l’Oriente; così che per autorità di Celestino I si adunò in Efeso un concilio, di cui Cirillo – l’erede spirituale in Alessandria degli antichi Faraoni – fu l’anima. L’esame della tradizione cattolica sull’unità di persona nella duplicità di nature in Cristo fu accurato, e si protrasse sino a notte avanzata; e quando i Padri, anatematizzato Nestorio, decretarono che la Santa Vergine a buon diritto venisse chiamata «Theotocos», Madre di Dio, perchè in Gesù Cristo la natura umana fu assunta nell’ipostasi del Verbo di Dio, il popolo di Efeso, sussultante di gioia, li accompagnò ai loro alloggi con fiaccole e turiboli fumiganti d’aromi preziosi.
A Roma, il monumento più insigne che ricorda i trionfi Mariani del Concilio d’Efeso, è la basilica di santa Maria Maggioro, dove Sisto III, successore di Celestino, fece eseguire a mosaico i fatti più importanti della vita di Gesù Cristo e della Santa Vergine.
I Bizantini festeggiano san Cirillo il 18 gennaio e il 9 giugno. Nei loro menei si loda il Santo perchè fu degno di sostenere le veci del sommo pontefice Celestino nella presidenza del Concilio d’Efeso. Già questo Concilio Ecumenico aveva chiamato Cirillo : «Ὁ τῆς ὀρθῆς καὶ ὀμωμήτου πίστεως συνήγοροσ».

La messa di san Cirillo è del Comune dei Dottori, come per san Francesco di Sales il 29 gennaio, tranne le collette proprie, in cui si fanno risaltare i suoi ineriti speciali por il trionfo mariano di Efeso sull’eresia nestoriana. Il redattore di queste preghiere sembra però che abbia avuto una concezione troppo unilaterale dell’ opera teologica di Cirillo. L’eresia Nestoriana era sovrattutto cristologica, e l’errore mariano ne veniva semplicemente di conseguenza: san Cirillo difese strenuamente l’onore della Madre e del Figlio, sostenne imperterrito le veci del Papa, e coi suoi famosi anatematismi divenne per gli Orientali il rappresentante più autorevole dell’ ortodossia contro i Nestoriani. Fu tanta l’autorità di cui godé in antico Cirillo, che anche oggi i Monofisiti Copti, pervertendo il senso delio formole Cirilliane sull’unità della persona in Cristo Gesù, appellano appunto al nostro santo Dottore, in sostegno del loro errore.
I Greci sogliono attribuire a san Cirillo, oltre il titolo onorifico di Πάπα Ἀλεξανδρείας, anche l’ornamento della tiara, narrando che san Celestino gli avrebbe destinata quest’insegna, quando lo delegò a presiedere in sua vece il Concilio di Efeso.
I meriti di san Cirillo valsero ai successori suoi nella sede patriarcale d’Egitto il titolo di cui essi si fregiano ancor oggi: τῆς οἰκουμένησ χριτὴς, orbis terrarum iudex.

La prima preghiera è la seguente: «O Dio, che della divina Maternità della beatissima Vergine Maria rendesti campione invitto il beato Cirillo, Confessore e Pontefice tuo; per le sue preghiere, deh! ci concedi che, professando pur noi che Ella è veramente Madre di Dio, ne andiamo salvi in grazia della sua materna protezione. Per il medesimo Signore».
Sopra l’oblazione si recita la colletta che segue: «Riguarda benigno, o Signore onnipotente, l’oblazione nostra, e pei meriti del beato Cirillo ci concedi di accogliere degnamente nei nostri cuori Gesù Cristo, unigenito Figliuol tuo e Signor nostro, a te nella gloria coeterno. Il quale vive».
Dopo la Comunione, la preghiera di ringraziamento è questa: «Confortàti, o Signore, dai divini misteri, ti supplichiamo che, animati dagli esempi e dai meriti del beato Pontefice Cirillo, professiamo una viva devozione alla Santissima Genitrice del tuo Unigenito. Il quale vive».
L’Oriente, la terra di Gesù, degli Apostoli, dei grandi Dottori, dei Concili, al pari d’un tralcio reciso dal ceppo, da più secoli è isterilito, e languisce in causa del funesto scisma che lo separa dal centro dell’unità cattolica. Quanto importa che ogni fedele entri nei sentimenti di Leone XIII, nell’ istituire le feste dei più celebri Dottori Orientali, affrettando coi voti e coll’opera il ritorno di quelle nobilissime Chiose all’unità Cattolica sotto il supremo magistero di Pietro, fedele pur sempre alla sua divina missione di confermare i suoi fratelli.


(Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster OSB, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano. Vol. VI. La Chiesa Trionfante (Le Feste dei Santi durante il ciclo Natalizio) (terza tiratura), Torino-Roma, 1930, pp. 228-230)




Immagine : Francisco Meneses Osorio, San Cirilo de Alejandría en el Concilio de Éfeso, 1701, Museo de Bellas Artes de Sevilla / wikimedia.org
Il Santo Dottore indossa l’abito carmelitano perché per lungo tempo fu propria quest’Ordine la convinzione che egli ne fosse stato membro e anche priore generale.