Radio Spada ha sempre denunziato come contraria alla fede e al buon senso quella simpatia che molti, troppi, mostrano verso le chiese scismatiche orientali, viste meno sovversive e rivoluzionarie dei modernisti che tiranneggiano la Chiesa Romana. L’articolo che riprendiamo (Fecondazione in vitro: variazioni del Patriarcato di Mosca) dal sito FSSPX-News, vuole appunto essere una testimonianza della falsità di tale visione.


La chiesa autocefala russa – detta “ortodossa”- ha avviato un ampio dibattito tra clero e fedeli, per arrivare ad un aggiornamento della sua posizione sulla fecondazione in vitro.

Una bozza di documento intitolata Questioni etiche associate alla fecondazione in vitro è stata pubblicata il 5 febbraio 2021 sul sito ufficiale del Patriarcato ortodosso. Può ricevere, fino alla fine del prossimo marzo, commenti e riflessioni dei fedeli e del clero: una modalità di governo che non potrebbe essere più sinodale, che deve piacere all’inquilino di Casa Santa Marta.

La prima posizione ufficiale del Patriarcato di Mosca in merito alla fecondazione in vitro (FIV) risale al 2000: a quel tempo tutta la FIV era considerata “moralmente inammissibile”.

Un insegnamento che sembra destinato ad evolversi secondo i progressi scientifici, sulle gelide rive della Moscova: il nuovo progetto, infatti, rileva che dal 2000 il progresso medico ha permesso di “produrre solo uno o due embrioni”.

In questo modo “la Chiesa (ortodossa) può consentire la possibilità di ricorrere alla fecondazione in vitro per i coniugi in età fertile”. Una conclusione sbalorditiva: come se l’evoluzione della tecnica scientifica bastasse a provare la legittimità del ricorso alla fecondazione artificiale per realizzare il desiderio, di per sé legittimo nei coniugi, di avere un figlio.

In altre parole, la perfezione del risultato è sufficiente a giustificare l’uso del mezzo stesso: per dirla chiaramente, il fine giustifica i mezzi, anche quelli cattivi.

Opinioni più o meno contraddittorie

Allo stesso tempo, il documento in esame ricorda che sono ancora illecite: la produzione di embrioni soprannumerari, la loro conservazione o distruzione, la donazione di gameti, la maternità surrogata.

Il progetto ortodosso afferma inoltre che la decisione di ricorrere alla fecondazione in vitro può essere lasciata alla discrezione del sacerdote che conosce la coppia e può valutare la loro capacità di “sopportare la croce della mancanza di figli”.

Esprime anche la preoccupazione del Patriarcato di Mosca che il miglioramento delle tecnologie riproduttive e la loro diffusa introduzione possano portare alla svalutazione dei valori familiari e alla distruzione delle relazioni familiari e coniugali.

Il documento menziona anche la diversità di opinioni sulla fecondazione in vitro all’interno della fede ortodossa, con alcuni membri del clero e persino professionisti sanitari che si oppongono formalmente ad essa in qualsiasi forma, perché secondo loro, “le tecniche dei dispositivi medici non sono in grado di sostituire l’unità fisica, morale e spirituale di un marito e di una moglie, che è stata data loro da Dio nel sacramento del matrimonio”.

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Sul tema “scismatici”, per approfondire (da RS-Encyclopædia):


Immagine in evidenza: Saint Basil Cathedral, Moscow, Weroarnau, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons