Sintesi della 640° conferenza di formazione militante a cura della Comunità Antagonista Padana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano, non tenuta in seguito alla chiusura dell’Ateneo a causa dell’epidemia di Coronavirus, preparata tra la domenica Laetare 2021 e la festa di San Patrizio (17 marzo 2021) . La conferenza taglia il traguardo delle sessanta conferenze in remoto dall’inizio dell’Epidemia. Relatore: Silvio Andreucci (testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso)

Con immenso piacere ho deciso di svolgere una conferenza-recensione all’opera recente” Dialogo sul conflitto”, edita nel 2019 da Edizione Scientifica, i cui interlocutori del dialogo sono il dottor Gnerre e il professor Gianfranco la Grassa. Il piano della mia recensione sarà il seguente

-Inquadramento necessario dell’ opera poc’anzi citata in un’ “ermeneutica del conflitto” ,essendo esso la condizione intrascendibile per una comprensione degli eventi contemporanei.

-l’ importanza di una chiave geopolitica di lettura degli attuali conflitti al di là di facili riduzionismi sociologici ( come la dottrina dello ” scontro di civiltà” teorizzata dal politologo Samuel Huntington) e il superamento critico del concetto stesso di ” lotta di classe” in funzione di un’ esauriente spiegazione dei conflitti stessi.

-L’ esposizione di un'”ermeneutica del dialogo”, che comporta anche la componente della possibilità di ” un dialogo- dopo- il conflitto”

-Infine una riflessione sulle implicanze, sempre a livello geopolitico, di quella ” perdita di colpi” che ha cominciato a caratterizzare la “monarchia del dollaro” a partire già dall’ inizio del XXI secolo (cocente smentita della teoria di Francis Fukuyama del trionfo dell’ unipolarismo atlanticocentrico come fattore deter minante la “fine della storia, teoria ampiamente maturata nei circoli neoconservatori statunitensi)

È doveroso dunque inquadrare questa conferenza in una “ermeneutica del conflitto”, senza aver la pretesa di analizzare tutte le sfaccettature che il conflitto ha assunto o potrebbe assumere, nel corso della storia perché esigenze di sintesi non lo consentono.

Il “conflitto” è il cuore dello svolgimento della storia, come aveva già intuito Eraclito:”Conflitto di tutte le cose padre, di tutte le cose re, alcuni foggi dèi, uomini altri, servi alcuni, altri liberi fece”(1). D’ altronde, se non ci occupiamo del ” conflitto”, sarà esso a occuparsi di noi….

Una breve presentazione degli interlocutori del dialogo, prima di proseguire l’ analisi del conflitto.

Orazio Maria Gnerre (Benevento, 1993), laureato nel settembre 2019 presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si era già segnalato all’ attenzione dei cultori di geopolitica, segnatamente nell’ ambito comunitarista, con una tesi triennale dal titolo” Prima che il mondo fosse”, edita per Mimesis(2018). Sottolineando in detta opera l’ importanza centrale del ” decisionismo novecentesco”, dei concetti di ” volontà” e ” decisione” al centro della pratica politica come unica vera alternativa all’ atomismo sociale, alla soggettività trascedentale liberale, che non merita neanche l’ attribuito di ” soggetto”, riducendosi essa stessa a mera datita’ inerte,

Gianfranco La Grassa (Conegliano,1935), politologo ed economista, uno dei maggiori interpreti contemporanei del pensiero di Marx, (accanto a Domenico Losurdo, Giorgio Agamben, Costanzo Preve e Diego Fusaro) ha avuto al suo attivo docenze presso l’ Università di Pisa e Ca’ Foscari di Venezia. Segnatamente nell’opera più recente, “Da Marx in poi: ripensiamo nuovi possibili percorsi”( Mimesis,2020) ha avvertito l’esigenza di salvare il nocciolo fondamentale del pensiero del filosofo di Treviri, avviandone un ripensamento alla luce dell ‘esigenza di una nuova alternativa interpretazione dei conflitti del mondo contemporaneo, che certo non possono ridursi alla chiave di lettura protomarxista.

Una delle più famose interpretazioni marxiste, quella secondo cui “per ragioni strutturali oggettive, si sarebbe attuata la trasformazione dalla formazione sociale capitalista in quella comunista attraverso la mediazione della società socialista, ha subito una cocente smentita (2).

Le rivoluzioni, presunte “comuniste” e “socialiste”, al di la’ di semplicisti riduzionismi sociologici, non sono sortite dalla contrapposizione borghesia- proletariato, non avendo tale contrapposizione sortito altro che una ” distribuzione” dei prodotti in società che comunque hanno conservato l’ assetto capitalistico (3).

Le vere e proprie rivoluzioni sono state il prodotto, su ben più ampio spettro, di conflitti tra potenze nazionali aspiranti all’egemonia in ambito geopolitico.

L’ anziano professore e politologo è giunto persino a dubitare, in fase matura, che un vero e proprio assetto sociale” comunista” o anche semplicemente ” socialista” si sia mai realizzato nella storia.

L ‘assetto economico “capitalistico” pare intrascendibile.

Gianfranco La Grassa ha optato per un’ analisi scientifica del pensiero di Marx, per quanto abbia discordato recentemente sotto taluni aspetti con Althusser, ha comunque rifiutato e criticato qualsiasi approccio interpretativo ” romantico” o ” umanistico” del pensiero del filosofo di Treviri.

Il “Conflitto” dunque come sostanza permeante la storia, come già genialmente intuito da Eraclito.

Non si può prescindere qui dalla nozione schmittiana di ” hostis”, il “giusto nemico”, e dalla necessità del suo riconoscimento.

Eppure Schmitt sembra non essere oggetto di una considerazione preponderante nell’ opera “Dialogo sul conflitto”. Tanto Orazio Maria Gnerre aveva dedicato nell’ opera ” Prima che il mondo fosse” un’ampia sezione al giurista cattolico tedesco quale principale teorizzatore del ” decisionismo”(4), quanto ben raramente viene citato in ” Dialogo sul conflitto”.

Come mai? La sua prospettiva forse non ha granché incidenza sulle tematiche in questione? Tutt’ altro…per quanto Schmitt raramente sia oggetto di citazione in ” Dialogo sul conflitto”, la sostanza del suo pensiero è presente in modo sotterraneo, il giurista tedesco agisce in qualche modo da dietro le quinte.

La prospettiva di una “pax perpetua”, di kantiana memoria, caldeggiata da pacifismi astratti, ecumenici, astorici, è utopica, almeno per il momento, non è radicata nella storia, né in alcun luogo.In questo senso questa prospettiva, che crede possibile espungere dalla storia ogni traccia di conflitto è senza fondamento, è utopica tout court.

Non si può negare che tale illusione sia assunta come utopia normativa fondata e sensata, da” anime belle” in buona fede, moralmente integre, ma più spesso l’ ideale della “pax perpetua” è propagandato da quel contemporaneo astratto “globalismo pacifista”, i cui ingredienti sono il pantecnicismo e il panmercantilismo….una volta che sarà sradicata ogni traccia di civiltà guerriera….

Una volta che la società permeata dal ” negotium” avrà avuto supremazia sul ” bellum”, sarà realizzata la ” pace universale”; in quest’ottica i contemporanei ecumenismi, di matrice laica e religiosa, prospettano la fine di tutte le confessioni positive e la loro coagulazione in una morale sincretica universale…la sparizione di tutte le ” guerre di religione”. Pensare che i conflitti internazionali contemporanei siano in ogni caso determinati da scontri confessionali significa essere in cattiva fede, dal momento che, al contrario, per lo più essi sono cagionati da concorrenza commerciale (5)

La conoscenza del nemico è presupposto imprescindibile per potersi orientare in modo sensato”(6). L’ “hostis” deve essere individuato, riconosciuto, per poter anche trattare con lui, firmare armistizi, riappacificarsi. Per poter instaurare un”dialogo dopo il conflitto”.

Al contrario, una pax perpetua fondata su un diritto universale cosmopolita è destinata a rovesciarsi in “operazione di polizia internazionale”, in “guerra umanitaria”, il cui capro espiatorio è un presunto despota, “stato canaglia”, animato da spirito autocratico e tribale, avversario di questo diritto artificiale cosmopolita fondato sulla “democrazia” con la D maiuscola, sul ” progresso” con la P maiuscola(7).

Il rovesciamento della pace universale e astratta nella ” guerra infinita” é più plausibile di quanto non sembri. Ma contro il”nemico ingiusto” , lo “stato canaglia”, non è possibile compromesso alcuno, ma soltanto l’annientamento, ciò che costituisce la colossale negazione dello spirito di equilibrio sancito dalla pace di Westfalia(1648).

Questa è la sostanza di pensiero del “Nomos della terra” di C.Schmitt, trattato di Filosofia del diritto, prima ancora che di geopolitica. De hoc satis.

È d’ uopo una nota, innanzitutto, sul carattere intrascendibilmente “dialogico” che possiede ogni opera filosofica, filosofico-politica, geopolitica e su questo aspetto rimando alle profonde riflessioni di Daniele Perra nella sua recente recensione a ” Dialogo sul conflitto” (8).

Al fondo di un’ opera vi è sempre un “dialogo”, un’ intenzionalità di un certo retaggio del passato.

È utopica, oltre che metodologicamente sterile, un’ opera filosofica che rivendichi il “brevetto”, che intenda prescindere dal rapporto dialogico con il passato, che intenda mirare all’ indipendenza cristallina di giudizio storiografico; tale opera è destinata a perire sul nascere; del resto, sempre con il dottor. Perra conveniamo che l'” autoreferenzialità” è una delle principali tare della attuale classe intellettuale ( anche se non l’ unica).

È molto importante che il dottor Orazio Maria Gnerre e il professor Gianfranco La Grassa, con due percorsi filosofici e ideologici non sovrapponibili, abbiano deciso di confrontarsi, nella misura in cui questo dialogo ha portato a disvelare dei ” chiari di luna” sulla contemporanea dinamica conflittuale; soprattutto ha rivelato l’ insufficienza della sociologia e della mera dimensione economica sta quale chiave di comprensione dei ” conflitti”; è altrettanto palmare che, nella misura in cui si abbia a cuore il superamento del pensiero liberale_ globale unico, si instauri un dialogo e che si accantonino dicotomie del genere ” destra/ sinistra” oppure” antifascismo/ anticomunismo”.

Queste contrappsizioni potevano avere una pertinenza storica fino al 1989 ( crollo del muro di Berlino), dopodiché hanno progressivamente rivelato la loro sterilità, la loro natura di dicotomie obsolete, trite e ritrite; coloro che si lasciano condizionare dal teatrino della contrapposizione “destra/ sinistra” finiscono molto spesso per non dialogare e invero per sdoganare il mainstream liberale unico…il cui “carattere dialogico” è puramente fittizio e apparente, nella misura in cui estromette dal ” dialogo” coloro che si pongono in controtendenza rispetto al pensiero liberale stesso.

Tanto Orazio Maria Gnerre e il professor La Grassa hanno avuto il coraggio di intraprender un confronto, quanto sono stati refrattari ad esso Alain de Benoist (giornalisticamente ascritto alla ” Destra”) e Samir Amin ( giornalisticamente ascritto alla ” Sinistra”) i quali ” dicono la stessa cosa sostanzialmente a proposito dell’ americanismo ( sia dal punto di vista culturale sia da quello geopolitico), ma che non vogliono e non possono confrontarsi pubblicamente a causa del pregresso contenzios​ simbolico, ereditato da un periodo storico ormai integralmente trascorso e agli archivi”.

Così parlo Costanzo Preve, prendendo atto di quei pregiudizi ideologici atavici, triti e ritriti che impediscono il confronto a intellettuali pur provenienti da percorsi ideologici differenti. Questo consente di fatto al pensiero globale-liberale unico di fiorire incontrastato (9).

Ho già accennato come ,nella prospettiva di Gianfranco La Grassa mirata a salvare la “forma mentis” della filosofia di Marx, “andando oltre Marx”, prendendo quindi atto della smentita storica di una delle più famose previsioni del filosofo di Treviri, la realizzazione del comunismo tramite il ruolo palingenetico del ” proletariato”, i nuovi conflitti non vedano più protagonisti la “borghesia” e il “proletariato”.

A supporto di questa tesi è possibile addurre i seguenti argomenti

-La monolitica contrapposizione borghesia-proletariato non rende ragione dell’ osmosi sociale.In realtà, una volta che il proletario avrà conseguito maggior benessere sociale, pianterà inevitabilmente in asso senza rimpianti la solidarietà con la propria classe sociale originaria

-Il capitalismo non sembra tramontare per lo scoppio di contraddizioni interne, come aveva previsto Marx. Anzi, il sistema capitalista ha sempre la possibilità di superare le crisi periodiche di sottoconsumo/ sovrapproduzione , sfruttando l’innovazione tecnologica

-L’ultracapitalismo contemporaneo ha un carattere post-bnorghese, come esito innegabile della Rivoluzione sessantottina

-La classe” operaia” di fatto ha quella carica rivoluzionaria e valenza sovversiva teorizzata da Marx soltanto nella prima fase della rivoluzione. In realtà , questa carica rivoluzionaria finisce progressivamente per smorzarsi. Infatti, “la classe operaia, alla fin fine, quando diventa veramente tale, e si insedia nell’ ambiente urbano, non si batte più per i rapporti sociali di produzione, ma semplicemente per i rapporti di distribuzione. Distribuzione del reddito. Per la conquista di determinate posizioni sociali ( e di tenore di vita) certamente migliori, ma sempre nell’ ambito di una società capitqlistica” (Gianfranco La Grassa).

Alla fine, le presunte “rivoluzioni socialiste” non concludono alla collettivizzazione, ma alla ” distribuzione dei prodotti”

In contesto capitalista decisamente post-borghese, constatata l’ incompetenza della classe operaia a generare una rivoluzione palingenetica(10) la dinamica conflittuale contemporanea richiede non più le categorie borghesia/ proletariato, ma unipolarismo/ multipolarismo per poter essere adeguatamente interpretata. I conflitti assumono dunque dimensione planetaria.

E’ lo stesso professore La Grassa a prendere atto dell’ indispensabilita’ della chiave di lettura geopolitica, nonostante abbia dichiarato di non avere dimistichezza né con la geopolitica né con la geoeconomia (11).

È forse attualmente la costante della dinamica conflittuale la dialettica tra un’ elite di “dominanti” appartenenti alla finanza plutocratica e i “dominati” che includono classe operaia e ceto medio declassato e impoverito?

Né Orazio Maria Gnerre né Gianfranco La Grassa sembrano dare risalto a questa chiave di lettura del conflitto, non mi pare che nell’opera prenda corpo la tesi di un primato del capitalismo finanziario ( che pure non sarebbe da sottovalutare).

Piuttosto si prende atto di una incipiente smentita della tesi sostenuta in primis da Francis Fukuyama e in seguito avallata dai circoli neocons negli USA: quella dell’ irreversibilità del dominio a livello planetario dell’ unipolarismo a stelle e strisce, che determinerebbe la fine della storia; ingiustificato spinozismo, che identifica l’ essere con il dover-essere, una situazione di primato attuale e contingente degli Usa… viene interpretato dai circoli neocons come eticamente legittimo in se stesso, anzi, come il” non plus ultra” intrascendibile.

L assetto unipolare a guida statunitense comincia dunque a perdere i colpi già a partire dalla prima decade del XXI secolo, in forza dell’ ascesa nel mondo asiatico di colossi quali la Cina, la Russia e l’Iran, che non hanno risentito della grande recessione finanziaria che ha preso piede nel 2008 e che ha interessato in maniera preponderante l’Occidente (anzi, mentre Usa e paesi dell’ Europa continentale risentivano della crisi, Cina, India e Brasile in America Latina erano vigorosi colossi in ascesa).

Molti veteromarxisti trascurano e negano l importanza della direttrice del ” multipluralismo” , di cui Daniele Perra ravvisa i precursori in Heidegger e Schmitt (12).

Il multipolarismo non servirebbe la causa dell’ antimperialismo dal momento che non uscirebbe dal perimetro di assetti capitalisti (Cina e India sono comunque assetti economici capitalisti è la teocrazia sciita iraniana sarebbe una soprastruttura del capitalismo stesso).

Cominciamo a prendere atto del fatto, fatto in sé sicuramente positivo, che l’ unipolarismo statunitense sta scricchiolando sotto i colpi dell’ ascesa di queste nuove potenze nel mondo asiatico; il cosiddetto” Russiagate”, secondo cui la Federazione Russa avrebbe” tramato” a favore della vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane del novembre 2016 e il cosiddetto ” Chinagate” di quelle recenti , secondo cui la Cina avrebbe appoggiato la vittoria di J. Biden probabilmente sono ” bufale” che non meritano particolare attenzione. Ma se fossero fatti veri , dimostrerebbero l’ indebolimento della monarchia del dollaro non solo sul piano della politica estera, ma anche dal punto di vista di quella interna….al punto che essa risulta condizionata dai diktat di potenze estere.

In ultima analisi, dal punto di vista etico, un ” pluriversum”, un assetto multipolare è indubbiamente a mio giudizio più equo rispetto a un orizzonte unipolare e per questo è giusto considerare in chiave positiva l’ emergere di una Russia forte, una Cina forte, un’ India forte e un Iran forte in ambito eurasiatico

Note all’articolo

(1) Si tratta del frammento 53 citato da Schmitt nell’ opera ” Il concetto del politico”(III edizione) , citazione per la quale il giurista tedesco si era guadagnato l’ approvazione e le congratulazioni di M.Heidegger, come riporta Daniele Perra in ” Essere e Rivoluzione”, Nova Europa,p.100

(2) Gianfranco La Grassa ha confessato la propria sfiducia in una futura palingenesi comunista o socialista affidata alla classe operaia nel corso di un’ intervista concessa al dottor Amedeo Maddaluno , politologo, collaboratore della rivista Eurasia, disponibile sul sito Osservatorio Globalizzazione

(3) Una volta smorzatasi la carica sovversiva della fase primitiva della rivolta sociale, la classe operaia e quella contadina si orienterebbero verso il distributismo , concezione che richiama K.Chesterton, piuttosto che K. Marx

(4) Cfr.Orazio Maria Gnerre, Prima che il mondo fosse.Alle origini del decisionismo novecentesco, Mimesis, 2018, pp.59-91. Ivi il giovane studioso campano mette in rapporto le formulazioni della ” konservative Revolution” con la posizione ideologica del Bataille.

(5) Cfr. Marcello Veneziani, ” Comunitari o liberal?”, Laterza, Roma, 2006, p.29″ non è vero che le merci non tollerano i cannoni”.Molti conflitti moderni sono scoppiati in nome del commercio per salvaguardare interessi economici

(6) Cfr. Costanzo Preve, ” Filosofia e Geopolitica, edizione all’ insegna del Veltro, Parma, p.85

(7) Il mio riferimento polemico evidentemente è alla politica degli Usa, alla loro pretesa di assurgere a ” gendarmi del globo” intero a partire dagli anni nNovanta

(8) La recensione del dottor Daniele Perra è consultabile in un articolo apparso sul sito Osservatorio Globalizzazione il 13 luglio 2019

(9) Cfr. Costanzo Preve , Filosofia e Geopolitica, cit.p.86

(10) In un recente articolo del 6 marzo 2021, apparso sul sito ” Interferenza” a firma di Salvatore Bravo, il professore La Grassa e’ stato criticato, nella misura in cui il suo” sconfittismo” come dimissione della speranza nella costruzione di una società socialista/ comunista sarebbe un favore all’ incedere del neo- liberismo

(11) Di fatto, almeno fino al 2019 il professor Gianfranco La Grassa nonaveva preso in considerazione l’interpretazione geopolitica dei conflitti internazionali, è quello che peraltro si evince nella già citata intervista concessa al dottor.Maddaluno

(12) Daniele Perra, Essere e Rivoluzione, cit.p.63-80. M.Heidegger nella sua ” teosofia euroasiatica” avrebbe sottolineato la necessità di un rapporto del Da-sein greco con il mondo culturale asiatico, ma anche C.Schmitt, in chiave non teosofica ma giuridica, avrebbe intuito l’importanza del “pluriversus”, del multipolarismo per contrastare la duplice egemonia atlantista e bolscevica