Sebbene la grande famiglia Salesiana lo celebri solennemente il 6 di maggio, il dies natalis di san Domenico Savio ricorre il 9 marzo. In questo giorno infatti del 1857 l’angelico discepolo di san Giovanni Bosco, il quattordicenne che aveva come programma di vita: “La morte ma non i peccati”, migrava al Paradiso per ricevere la ricompensa guadagnata. Qui sulla terra toccò a Pio XII riconoscerlo come eroe della fede: fu lui infatti che gli decretò il culto dei Beati il 5 marzo dell’anno del Giubileo 1950 e lo ascrisse nel catalogo dei Santi il 12 giugno dell’anno mariano 1954. Di seguito raccontiamo come si svolse quest’ultimo evento.

12 giugno 1954. Alla gloria dei Grandi nella Chiesa di Dio ascende un giovane, gigante della santità. Non è un martire sacrificato dai nemici di Dio, non una vittima consumata tra gli spasimi di una sofferenza. È un generoso che, affascinato dalla Grazia, ha saputo testimoniare Cristo tra i suoi fratelli, fino all’eroismo. E il suo è l’eroismo di una giovinezza ardente che irresistibilmente ama, conquista, lotta, vince e trionfa. Così oggi la Chiesa, Madre dei Santi, nella perenne giovinezza dei suoi figli, si arricchisce di un volto nuovo: il volto di Domenico Savio.
In un’atmosfera di letizia e di entusiasmo si è svolta la grandiosa adunata di fede nella quale Sua Santità Pio XII ha proclamato solennemente che tra i santi del Cielo rifulgono cinque novelli eroi: un missionario, che suggellò col sangue la sua opera apostolica; due religiosi, che in tempi quanto mai difficili si ersero, in sublime spirito di carità, a difensori dei diritti di Dio e della Chiesa; un giovanetto che — come disse San Pio X. — portò nella tomba l’innocenza battesimale; e una suora, che rinunciando ad una vita di agi, volle consacrarsi al bene dei poveri e dei sofferenti.
Allietati dalla serenità del cielo e da quell’incanto unico che è la visione di Roma, i giovani, fortunati rappresentanti dei loro innumerevoli compagni sparsi nelle case salesiane del mondo, fin dalle prime ore della sera precedente avevano incominciato ad affluire all’Urbe. Ma ora, in piazza S. Pietro, nell’imminenza della solenne proclamazione, essi davano a quell’insieme variopinto di folla un tono inconfondibile di entusiasmo. Con quella disinvoltura che è loro propria sembravano voler manifestare a tutti la loro gioia, e coi canti, con gli applausi, con gli evviva, dire che non erano solo spettatori, ma in qualche modo parte attiva di quel rito eccezionale, perché uno di loro entrava nello splendore dei Santi.
Alle ore 15 la piazza era già gremita dì folla. Dalla via della Conciliazione e dagli sbocchi laterali continuavano ad affluire frotte di pellegrini, tra cui si distinguevano le balde squadre dei giovani allievi salesiani. Notevole in particolare un gruppo di ragazzi, figli della piccola ed eroica Lituania, nei loro candidi ed eleganti costumi. Erano una minoranza, un piccolo gruppo, ma venivano additati con commozione dalla folla che salutava in loro gli unici rappresentanti, in quella giornata di trionfo della Chiesa e della gioventù, dei loro piccoli fratelli, martiri tra le angosce della Chiesa del Silenzio.
Giungono intanto diplomatici, autorità, personalità del mondo religioso e politico di ogni nazione, che si dispongono nei posti riservati sul sagrato della Basilica Vaticana Sulla gradinata della piazza, dinanzi al trono pontificio, preparato sotto il baldacchino purpureo eretto nel vano del portone centrale della Basilica, si nota l’andirivieni della nobile anticamera pontificia nei fastosi costumi, dei gendarmi e degli svizzeri in alta uniforme.
Le terrazze sopra il colonnato del Bernini nereggiano di folla, e folla ancora sulle alte terrazze della Segreteria di Stato di Sua Santità e presso gli appartamenti pontifici» Tutti attendono con commossa ansia lo svolgersi del solenne rito. Dagli spalti del Gianicolo, tra il verde, osservatori lontani puntano sull’anfiteatro della piazza i loro binocoli curiosi.
Verso le diciassette risuona il primo canto. La piazza ne è subito pervasa. Parte da un gruppo di giovani e si comunica presto ad altri gruppi impazienti. Riusciamo ad afferrare solo alcune parole: Angelico Savio, dei giovani onor, al cielo tu guida i giovani cuor.
Alle 17 e 15 sale verso il sagrato il gonfalone della Confederazione Internazionale degli Ex Allievi Salesiani, scortato da un gruppo d’onore, tra cui il Grand’Uff. Arturo Poesio, S. E. Pulvirenti, il Dottor Capuzzo, il Comm. Vidilis il Dottor Vinuesa, Presidente Nazionale della Spagna, l’Avv. Brusa ed altre personalità.
[…] Hanno inizio le Acclamationes, alternate tra coro e moltitudine […] Alle ore 18, dopo il canto del Credo, segue quello delle Litanie dei Santi, mentre dal portone di bronzo cominciano a sfilare gli Ordini religiosi, i Parroci di Roma, le insegne delle Patriarcali Basiliche, gli stendardi dei novelli santi, salutati da lunghi applausi. Ecco, tra gli altri, quello di Domenico Savio, che passa ondeggiando sulla folla immensa, rapita di ammirazione e di venerazione per il Ragazzo santo.
Il Papa! Il Papa!
Ad un tratto da tutta la piazza sì leva ed echeggia un’ovazione interminabile: dal portone di bronzo è apparso il Papa! Alto, sulla sedia gestatoria, sotto l’ampio baldacchino, al lento ondeggiare dei flabelli, appare come in una visione di cielo. Un grido solo lo accoglie, ripetuto e amplificato all’infinito da migliaia di petti, in cento lingue diverse: «Viva il Papa», mentre gli scrosci di applausi che non scemano un istante sembrano contendere alle campane di San Pietro e alle trombe d’argento la gioia e l’ardore di un tributo di venerazione e di affetto che solo la fede ispira e di cui solo Piazza San Pietro conosce l’incanto.
[…] E il Papa passa, lento, calmo, sorridente in un palpito d’amore paterno, coronato, della mitra fulgente, nel candore del manto papale chiuso al petto con la «fibula», d’oro, recente dono dello Stato italiano per il XXV della ratifica dei Patti Lateranensi. La mano sinistra, ricoperta di un drappo di seta, regge il cero acceso e la destra si alza continuamente in un amplissimo gesto di benedizione che sembra voglia giungere fino in fondo alla piazza, fino in capo al mondo. Spettacolo unico! Non è un uomo che passa: è Gesù Cristo stesso nella persona del suo Vicario, a dolce Cristo in terra.
Frattanto gli stendardi sono stati appoggiati alle colonne di San Pietro. Quello di Domenico Savio prende posto presso la prima colonna a sinistra del trono e alla folla appare in tutta, la sua bellezza suggestiva quella facciata dell’arazzo in cui il pittore ha ricordato t’incontro di Domenico con Don Bosco, quando l’impareggiabile discepolo disse al santo maestro: Voglio farmi santo! Ancora una volta Don Bosco è tornato nella piazza delle – assise della Fede, dinanzi alle moltitudini dei fedeli. « Torna — sembra risentire, dalle labbra dell’immortale Pio XI — torna in mezzo a noi la grande figura del Beato Don Bosco, quasi accompagnando e presentando il suo piccolo, anzi grande alunno, Domenico Savio… ».
I centottanta Arcivescovi e Vescovi, taluni di rito orientale, e gli Em.mi Cardinali Tisserant, Micara, Pizzardo, Aloisi Masella, Piazza, Verde, Fumasoni Biondi, Fossati, Tappouni, Agagianian, Rodriguez, Costantini, Cicognani, Borgoncini Duca, Luque, Ottaviano prendono posto nelle bancate loro riservate proprio dinanzi ‘al trono pontificio. Il Santo Padre con passo agile sale al trono. Sono le 18,30. I cantori della Cappella Sistina, diretti da S. E. il M° Perosi, intonano il Tu es Petrus. Tosto i Cardinali, con le insegne del loro ordine, prestano obbedienza nelle mani del Santo, Padre, assiso in trono con ai lati i Cardinali Diaconi Assistenti, Em.mi Canali e Bruno.
Ha inizio quindi il solenne rito della Canonizzazione. Alle ore 18 e 35, l’Avv. Concistoriale Camillo Corsanego, imploda a nome dell’Em.mo Card. Cicognani, Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, la canonizzazione dei cinque Beati. Al risuonare del nome di Domenico Savio un lungo, interminabile applauso dei giovani echeggia sulla piazza. Risponde, a nome del Santo Padre, Mons. Antonio Bacci, Segretario dei Brevi ad Principes, dichiarandosi felice di far risplendere nel cielo della Chiesa queste nuove. « cinque stelle».
Segue la preghiera, in silenzio, fatta dal Sommo Pontefice e da tutta l’assemblea. Quindi il Santo Padre intona il Veni Creator Spiritus, cantato a strofe alternate dalla Cappella Sistina e dalla folla. Al termine il Papa canta l’Oremus dello Spirito Santo.
Sono Vescovi assistenti al Soglio: per il Rituale S. E. Mons. Diego. Venini, Elemosiniere Segreto di Sua Santità; e per la candela S. E. Mons. Giacinto Tredici, Vescovo di Brescia.
Sono le 18,46: l’ora della solenne proclamazione. Nella piazza il silenzio si è fatto impressionante, assoluto. L’eletta assemblea, levatasi in piedi, attende a capo scoperto il memorabile istante. Il Vicario di Gesù Cristo, tenendo in capo la mitra come insegna della sua suprema autorità, nella pienezza del suo Magistero, dall’alto della sua Cattedra, pronunzia con voce alta e chiara la formula della Canonizzazione: «A onore della Santissima e individua Trinità, a esaltazione della Fede Cattolica e per l’incremento della religione cristiana, con l’Autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e nostra: dopo matura deliberazione e dopo aver invocato ripetutamente il divino aiuto, con il consiglio dei fratelli nostri Cardinali di Santa Romana Chiesa, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi presenti in Roma, decretiamo e definiamo Santi e Santa e li ascriviamo nel catalogo dei Santi i Beati: Pietro Luigi Chanel, martire; Gaspare del Bufalo, Giuseppe Pignatelli, Domenico Savio, confessori; e Maria Crocifissa di Rosa, vergine, stabilendo che venga celebrata, con particolare devozione, ogni anno, nella ricorrenza del loro giorno natalizio la memoria di Pietro Luigi, il 28 aprile, fra i martiri; di Gaspare, il 28 dicembre; di Giuseppe il 15 novembre; di Domenico il 9 marzo, fra i confessori non martiri; e di Maria Crocifissa, il 15 dicembre, fra le vergini non martiri. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia».
Nello stesso istante, fra gli applausi della moltitudine commossa, si scopre l’arazzo che pende dall’alto della loggia, presentando alla folla l’immagine dei cinque novelli Santi.
Un grido potente s’innalza dalla moltitudine: «Viva il Papa!». È l’espressione della riconoscenza popolare per il bianco Vegliardo che ancora una volta appagato i voti delle moltitudine di fedeli e di questa gioventù fremente, che continua a gridare: «Viva il Papa! Viva il Papa dei novelli Santi! Viva il Papa di Domenico!».
L’avvocato Consistoriale ringrazia a nome del Cardinale Procuratore della Canonizzazione e domanda che si invii a tutto il mondo il decreto della proclamazione avvenute.

Nel suo discorso Pio XII così tessé le lodi del nuovo Santo:

«Ecco apparire al nostro sguardo l’immagine di Domenico Savio, gracile adolescente, dal corpo debole, ma dall’anima tesa in una pura oblazione di sé all’amore sovranamente delicato ed esigente di Cristo. In una età così tenera si attenderebbe di trovare piuttosto buone e amabili disposizioni di spirito, e invece si scoprono in lui con stupore le vie maravigliose delle ispirazioni della grazia, una adesione costante e senza riserva alle cose del cielo, che la sua fede percepiva con una rara intensità. Alla scuola del suo Maestro spirituale, il grande Santo Don Bosco, egli apprese come la gioia di servire Dio e di farlo amare dagli altri può divenire un potente mezzo di apostolato. L’8 dicembre 1854 lo vide elevato in una estasi di amore verso la Vergine Maria, e poco dopo egli riuniva alcuni suoi amici nella «Compagnia dell’Immacolata Concezione», affine di avanzare a gran passi nel cammino della santità e di evitare anche il minimo peccato. Egli incitava i suoi compagni alla pietà, alla buona condotta, alla frequenza dei Sacramenti, alla recita del Santo Rosario, alla fuga del male e delle tentazioni. Senza lasciarsi intimorire da cattive accoglienze e da risposte insolenti, interveniva con fermezza, ma caritatevolmente, per richiamare al dovere gli sventati e i perversi. Colmato già in questa vita della familiarità e dei doni del dolce Ospite dell’anima, ben presto lasciò la terra per ricevere, con la intercessione della celeste Regina, il premio del suo filiale amore».

Fonti : Bollettino Salesiano – 1 luglio 1954 (sdb.org) / vatican.va
Immagine : Bottega italiana (1910), San Domenico Savio – 2161121 (chiesacattolica.it)