da fsspx.news

Monsignor Lefebvre, nella sua omelia per la I domenica di Quaresima del 1980, ricordò le ragioni per fare penitenza. Usò tre esempi per questo. Possano queste considerazioni aiutarci a trarre il meglio dal tempo sacro della Quaresima.

Per concretizzare in un certo modo le ragioni, i motivi della nostra penitenza, sceglierò tre esempi: l’esempio di Santa Maria Maddalena, l’esempio di San Francesco d’Assisi e l’esempio della Vergine Maria.

Santa Maria Maddalena
Santa Maria Maddalena ha fatto penitenza perché aveva peccato. Senza dubbio aveva peccato gravemente; aveva condotto una vita dissoluta. Ma toccata dalla grazia di Dio, si è convertita. E così decise di staccarsi da tutto ciò che avrebbe potuto portarla al peccato. Ecco che si precipita ai piedi di Nostro Signore, rompe il vaso di un profumo così prezioso che aveva portato e lo versa sui piedi di Nostro Signore. Bacia i piedi del suo Dio e riceve parole così belle, così consolatorie: “Le è stata perdonato molto, perché ha molto amato”. Questo gesto d’amore di Maria Maddalena verso Nostro Signore le è valso una grazia ancora più grande: quella di essere stata la prima a riconoscere Nostro Signore Gesù Cristo dopo la sua Risurrezione.

È così che Nostro Signore premia coloro che fanno penitenza e coloro che piangono i loro peccati. Siamo tutti peccatori; tutti noi quindi, dobbiamo anche piangere per i nostri peccati e rompere tutto ciò che può essere un’occasione per peccare, al fine di attaccarci a Nostro Signore Gesù Cristo come abbiamo promesso il giorno del nostro battesimo.

San Francesco d’Assisi
San Francesco d’Assisi invece, per quanto ne sappiamo, non ha condotto una vita dissoluta. Aiutava suo padre nella sua attività. Ma aveva paura, temeva che quest’occupazione, che questa ricerca del denaro, dei beni di questo mondo, gli facesse perdere l’anima. Sentì la sua debolezza e decise – mosso dalla grazia di Dio – di rompere anche con tutte le cose di quaggiù. Tutto ciò che può in qualche modo eccitare i nostri appetiti, i nostri appetiti disordinati.

Perché è in questo che siamo deboli. Le conseguenze del peccato originale sono ancora iscritte nei nostri cuori, nelle nostre anime, come le ferite e siamo malati; abbiamo bisogno di guarire. Quindi, per guarire, dobbiamo anche fare penitenza per ristabilire l’ordine in noi. Ed è quello che voleva fare San Francesco d’Assisi. Sarebbe potuto diventare ricco, ha scelto la povertà; avrebbe potuto diventare potente, ha scelto l’ignominia, l’umiltà.

E Nostro Signore Gesù Cristo ci mostra con la ricompensa che ha dato a San Francesco d’Assisi, quanto apprezzò la penitenza che aveva fatto. E quanto questo esempio incoraggia anche noi a fare penitenza. Nostro Signore gli apparve sulla Croce raggiante, e i raggi che uscivano dai piedi, dalle mani e dal cuore di Gesù trafissero San Francesco d’Assisi. Ed è stato segnato con le stimmate di Nostro Signore. Così Dio ricompensa coloro che fanno penitenza riversando nelle loro anime un amore totale per Lui, per Nostro Signore Gesù Cristo.

La Santissima Vergine Maria
E infine, la Vergine Maria non aveva questi motivi per fare penitenza poiché non peccò; poiché non conosceva il peccato originale, quindi non conosceva neppure le sue conseguenze e le sue infermità.

La Beata Vergine Maria è tutta pura, immacolata nel suo concepimento. Perché fa penitenza? – E questa è la terza ragione, la più nobile per noi, per fare penitenza: unirci alla redenzione del suo divin Figlio.

Se persino Gesù ha voluto spargere il suo sangue, versare il suo sangue per redimerci, lui che era Dio, colui che non conosceva il peccato; anche la Vergine Maria, che non aveva conosciuto il peccato, ha voluto unirsi al suo dolore. Ed è per questo che è stata chiamata Madre dei Dolori, Nostra Signora della Compassione, Regina dei Martiri, perché una spada le ha trafitto il cuore.

Così ha associato i suoi dolori, le sue sofferenze, le sue prove con le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo. E questo è il motivo più bello, il più grande, il più forte per cui dobbiamo fare penitenza, per associare anche le nostre prove, per associare in qualche modo il nostro sangue a quello di Nostro Signore Gesù Cristo per salvare le anime, per per partecipare alla sua redenzione.

Questi, miei carissimi amici, miei carissimi fratelli, sono i tre motivi per i quali dobbiamo fare penitenza, ma soprattutto per l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, per il desiderio di associarci ai suoi interessi, ai suoi desideri, alla sua meta che è salvare le anime e versare il suo sangue sulle anime.

Facciamo tutto questo anche noi; accettiamo non solo le poche penitenze che ci imponiamo, ma anche la penitenza che Dio ci impone con la Provvidenza. Penitenza nelle difficoltà di salute che possiamo avere; nelle difficoltà di adempiere al nostro dovere di stato; quante prove nelle nostre famiglie, nelle nostre conoscenze, nei nostri amici, in tutto ciò che ci circonda; che dolore, che sofferenza. Accettiamo queste sofferenze in unione con quelle di Nostro Signore Gesù Cristo per la redenzione delle anime.

Chiediamo alla Vergine Maria di farci comprendere la necessità di questa sofferenza e di questa penitenza, per essere associati a Lei e ricevere, come lei, l’eterna ricompensa.

Monsignor Marcel Lefebvre

(Omelia a Ecône, I domenica di Quaresima, 24 febbraio1980)
Testo apparso su Le Rocher c’est le Christ n° 33 – febbraio – marzo 2005

Fonte immagine : marcellefebvre.info