Quest’anno per la prima volta, il 9 e il 10 aprile, verrà celebrata la Giornata Mondiale della Lingua Latina. Radio Spada celebra questa bella ricorrenza riprendendo alcune parole del cardinale Antonio Bacci (1885-1971), grande latinista, tratte da una intervista rilasciata all’Osservatore Romano della Domenica del 18 marzo 1962 (XXIX-11, p. 3).

«Il decadimento dello stu­dio del latino è da lamentare do­vunque, in Italia e all’estero, in ogni ordine e grado di scuole dove il latino è materia basilare o sol­tanto accessoria. Mi domanderete le ragioni. A mio parere, sono due: la prima si deve ricercare nell’utilitarismo che caratterizza la nostra epoca. Oggi interessa sol­tanto quello ch’è utile, pratico, quello ’’che serve”; con il tramon­to dell’umanesimo, si è spento ogni amore alla cultura di per se stes­sa. La seconda ragione è che oggi lo studio del latino non è impartito per fare amare questa mira­bile lingua, tutt’altro: la si studia come una lingua morta, archeologica, cioè da un punto di vista freddamente scientifico. Gli inse­gnanti di latino sono dei filologi puri che insegnano la grammatica, la sintassi, la critica dei testi, ma rendono arido l’insegnamento. Vorrei citare, a questo proposito, Plu­tarco che diceva: «I giovani non sono dei vasi da riempire, ma delle fiaccole da accendere». Ora, i ragazzi nostri seguono le lezioni di latino sbadigliando, imparano pappagallescamente delle regole, si aiutano nelle traduzioni con i «traduttori», e non sanno scrivere in latino perché, anche uscendo dal liceo classico, e cioè dopo mol­ti anni di studio, conoscono la par­te lessicale, ma non conoscono pra­ticamente l’uso della lingua […] Non c’è nulla di più formativo per l’intelligenza di un giovane che lo studio razionale della lingua latina. Noi italiani, inoltre non si può comprendere appieno la bellezza della nostra lingua mo­derna, in tutte le sue sfumature senza lo studio del latino. Altret­tanto si può dire per tutte le lin­gue neolatine; mentre nelle lingue anglo-sassoni un terzo dei voca­boli correnti è di origine latina. Il latino, comunque, è una lingua straordinariamente logica, quadrata; forse l’espansione della civiltà romana si deve anche alla for­za di suggestione, alla chiarezza estrema della lingua di Roma; o almeno è un coefficiente molto im­portante. Trascurare il latino, og­gi, è errore gravissimo. Anzitutto, il latino aiuta estremamente anche gli uomini di scienza non soltanto per creare un linguaggio di uni­versale intelligenza; ma perché il latino ha la stessa logicità di un ragionamento scientifico. Il latino fa pensare; è ormai acquisito che i giovani che riescono bene in matematica, sono anche ottimi lati­nisti […] nella Chiesa il latino è potuto rimanere anche oggi lingua viva per il fatto che essa non si è rinchiusa nella torre d’avorio del latino ciceroniano, ma usa tre latini a seconda degli scopi che si prefigge; e cioè il latino classico per la compilazione dei grandi documenti Pontifici, il lati­no curiale presso le Congregazioni della S. Sede, ed il latino scola­stico cioè scorrevole, piano, facile nell’insegnamento degli Atenei e dei Seminari, arricchendolo dei nuovi vocaboli necessari a questo scopo, come ho fatto io pure nel mio lessico delle parole moderne».

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