Giunti quasi al Sabato in Albis, quasi alla fine di quest’ottava di Pasqua, è assai conveniente leggere questo sermone pasquale del grande Agostino.

DISCORSO 229/D
NELLA SANTA PASQUA

La meditazione dei misteri di Cristo sia la nostra quotidiana celebrazione della Pasqua.

1. Sempre certamente, o fratelli, dovete tener presente che Cristo è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione [1]. Ma soprattutto in questi giorni in cui, commossi da tanta grazia, non vogliamo che quel che è avvenuto una volta per tutte sia dimenticato, e [per questo] ne celebriamo l’anniversario, informati dalla fede, confermati dalla speranza, infiammati dalla carità, partecipiamo con solennità alle celebrazioni temporali, desideriamo incessantemente quelle eterne. Se Dio infatti non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci darà ogni cosa insieme con lui? [2]. Cristo ha patito, moriamo al peccato; Cristo è risuscitato, viviamo per Iddio. Cristo è passato da questo mondo al Padre [3]; non qui si attacchi il nostro cuore, ma lo segua nelle cose di lassù. Il capo nostro fu appeso sul legno; crocifiggiamo la concupiscenza della carne. Giacque nel sepolcro; sepolti con lui dimentichiamo le cose passate. Siede in cielo; trasferiamo i nostri desideri alle cose supreme. Dovrà venire come giudice; non ci lasciamo aggiogare con gli infedeli. Egli risusciterà anche i corpi dei morti; al corpo destinato a mutare procuriamo meriti mutando mentalità. Porrà i cattivi alla sua sinistra e i buoni alla sua destra; con le buone opere procuriamoci il buon posto. Il suo regno non avrà fine; non abbiamo paura per la fine di questa vita. Tutta la scienza della nostra pace è sopra di lui, per le cui piaghe siamo stati guariti [4].

Ma la solennità annuale rinnova con più gioia i misteri di Cristo.

2. Perciò, o carissimi, la meditazione ininterrotta di tutte queste cose sia per noi come una celebrazione quotidiana della Pasqua. E questi giorni non dobbiamo ritenerli così importanti da mettere in second’ordine il memoriale della passione e risurrezione del Signore, quando invece il suo corpo e il suo sangue sono per noi il cibo quotidiano. Però è certo che questa festività commemora con più chiarezza, eccita con più ardore, rinnova con più gioia, in quanto nel giro annuale del tempo ricostruisce il ricordo dell’avvenimento come se fosse ora davanti agli occhi. Celebrate dunque questa festa che passa, e pensate al regno futuro che rimarrà per sempre. Perché se tanto ci esaltano questi giorni che se ne vanno, nei quali con devota solennità ricordiamo la passione e la risurrezione di Cristo, come ci renderà beati quello eterno in cui vedremo lui e rimarremo con lui, del quale il solo desiderio e la speranza ci rendono fin da adesso beati? Quanta esultanza darà egli alla sua Chiesa alla quale, rigenerata per mezzo di Cristo, toglie, per così dire, il prepuzio della sua natura carnale, che è l’obbrobrio della sua nascita? Perciò sta scritto: Anche a voi, che eravate morti nei vostri peccati e nel prepuzio della vostra carne, Dio ha dato la vita insieme a lui, perdonandoci tutti i peccati [5]. Come infatti tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo [6]. Così nel battesimo di Cristo viene manifestato quel che era celato nell’ombra dell’antica circoncisione. Difatti anche questo, il togliere cioè il velo dell’umana ignoranza, è frutto della medesima circoncisione, che non fu fatta da mano di uomo [7]. È scritto: Quando ti convertirai a Cristo, il velo sarà tolto [8].


1 – Rm 4, 25.
2 – Rm 8, 32.
3 – Cf. Gv 13, 1.
4 – Is 53, 5.
5 – Col 2, 13.
6 – 1 Cor 15, 22.
7 – Cf. Col 2, 11.
8 – 2 Cor 3, 16.


Fonte: augustinus.it
Immagine: Raffaello Sanzio, Risurrezione, 1499-1502, Museu de Arte de São Paulo, San Paolo del Brasile / wikimedia.org