di Luca Fumagalli

Continua con questo terzo articolo una breve biografia in quattro parti del cardinale inglese Henry Edward Manning (1808-1892), l’amico-nemico di J. H. Newman, famoso per le posizioni dottrinali intransigenti e per essere stato con le sue opere a sostegno dei più poveri e degli emarginati uno degli ispiratori dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

Per chi si fosse perso i primi due articoli:

1- Il periodo anglicano

2- La conversione

Prima di iniziare, per approfondire la figura di Manning e quella di molti altri intellettuali del cattolicesimo britannico, si segnala l’uscita del saggio “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

6. L’ordinazione e gli studi

Wiseman, la cui politica era quella di guadagnare convertiti illustri dall’anglicanesimo, salutò con grande gioia l’ingresso di Manning nella Chiesa cattolica. Quando poi seppe che l’ex Arcidiacono aveva intenzione di diventare sacerdote, fece quanto in suo potere per accelerarne l’ordinazione. Si levò qualche voce di protesta, ma Pio IX, che apprezzava Manning e che gli aveva inviato in regalo un cameo col profilo di Cristo, appoggiò il piano, cosicché questi venne ordinato senza ulteriori indugi il 14 giugno 1851. 

Manning fu quindi inviato a Roma per completare la sua formazione, dovendo giocoforza rinunciare alla proposta fattagli da Newman di diventare suo vice all’Università di Dublino, dove allora occupava l’incarico di rettore. Ovviamente Manning non era molto contento alla prospettiva di tronare di nuovo a vestire i panni dello studente, tuttavia la scelta di Wiseman – intesta ad allargare gli orizzonti di quello che già presentiva avrebbe potuto essere un validissimo collaboratore – finì per segnare il corso della carriera cattolica del nuovo convertito, consolidando in lui l’idea di Roma come ultimo baluardo della Fede.

Si mise in viaggio con il fratello Charles e il poeta Aubrey de Vere che lui stesso accolse nella Chiesa ad Avignone. De Vere fu solo il primo di molti uomini illustri – aristocratici, artisti e intellettuali – che si fecero cattolici per merito di Manning; quest’ultimo iniziò proprio in quel periodo ad appuntare su uno speciale quadernetto i loro nomi, divenuti 343 nel 1865, quando l’ex Arcidiacono veniva soprannominato “L’apostolo dei nobili”. In loro compagnia, in direzione dell’Italia, vi era anche un sacerdote, George Talbot, destinato a giocare un ruolo di primo piano nella futura carriera di Manning.

Il Cardinale Nicholas Patrick Wiseman

Mons. Talbot, quinto figlio del Barone Talbot de Malahide, aveva otto anni meno di Manning ma godeva già di un discreto potere, svolgendo, nei fatti, il ruolo di agente di collegamento tra Pio IX e l’Inghilterra. Studente a Eton e a Oxford, aveva preso gli ordini anglicani prima di farsi cattolico e di essere ordinato sacerdote nel 1846. Wiseman lo aveva quindi mandato a Roma come suo rappresentate e Talbot, affabile quanto determinato, era diventato rapidamente ciambellano papale e intimo di Pio IX (che lo chiamava «il mio buon Giorgio»). Se l’amicizia tra lui e Manning maturò molto probabilmente più avanti, quel primo viaggio insieme fu comunque importante per mettere in contatto due uomini uniti da una grande ammirazione sia per l’Arcivescovo di Westminster che per il Papa. 

Per intercessione di Pio IX, di cui divenne intimo, Manning venne fatto studiare presso l’Accademia Ecclesiastica, un’istituzione blasonata che curava la preparazione dei sacerdoti che avrebbero occupato un qualche incarico di servizio per la Santa Sede. L’ex Arcidiacono, che trascorreva lunghe ore nella biblioteca dell’istituto, alle lezioni preferiva intrattenersi a colloquio con i gesuiti Giovanni Perrone e Carlo Passaglia, due famosi docenti del Collegio Romano, reazionario il primo, liberale il secondo.

Nel frattempo Wiseman premeva per un suo ritorno in patria: data la scarsa collaborazione degli ordini religiosi inglesi, aveva in animo di creare una fraternità sacerdotale, direttamente assoggettata a lui, con l’obiettivo di prendersi cura dei cattolici più poveri di Londra, in forte crescita a seguito della massiccia immigrazione irlandese. Manning gli sembrava l’uomo giusto per dare corpo al progetto, abile e dotato di senso pratico, un ottimo candidato pure per occupare il ruolo di vescovo ausiliario. Del resto lo scoppio della Guerra di Crimea, nel 1854, diede ampia prova del talento organizzativo del nuovo convertito: grazie ai suoi contatti governativi e alla collaborazione del Vescovo Grant di Southwark riuscì a garantire ampie libertà ai cappellani cattolici dell’esercito nonché a organizzare un gruppo di suore infermiere in appoggio agli sforzi di Florence Nightingale.

La “famiglia papale” con mons. Talbot in ginocchio, a destra di Pio IX

7. Superiore degli Oblati di San Carlo e Prevosto del Capitolo di Westminster

Nel 1856 Manning terminò gli studi. Pio IX cercò di tenerlo con sé a Roma offrendogli la posizione di ciambellano papale, ma l’ex Arcidiacono preferì tornarsene a Londra per dare corpo al progetto della fraternità sacerdotale tanto caro a Wiseman. Fu così che l’anno successivo vennero fondati gli Oblati di San Carlo, con sede a Bayswater. Manning, che ne divenne il primo Superiore, si ispirò all’omonima congregazione voluta nel XVI secolo, a Milano, da San Carlo Borromeo, modificandone di poco la regola per adattarla meglio alla situazione inglese (l’approvazione definitiva dalla Santa Sede giunse nel 1877).

Questi sono anche gli anni in cui la sua amicizia con Newman raggiunse l’apogeo, tanto che quest’ultimo volle omaggiarlo dedicandogli il volume Sermons Preached on Various Occasions che contiene, tra l’altro, il famoso sermone sulla “Seconda primavera” del cattolicesimo inglese.

Una manciata d’anni prima, nel 1855, Wiseman aveva infine scelto come suo coadiutore George Errington, a cui venne concesso il diritto di successione alla sede di Westminster. Errington, che per cinque anni era stato Vescovo di Playmouth, era il perfetto rappresentate di quei “vecchi cattolici” di mentalità “cisalpina”, allergici, cioè, alle intrusioni di Roma nella politica ecclesiastica inglese (i loro oppositori, tra cui Manning, pervicacemente attaccati a Roma e al Papa, erano invece chiamati “ultramontani”). La sua famiglia poteva vantare diversi martiri ed era collaboratore di Wiseman sin dai tempi del Collegio Inglese; ciononostante, a dispetto della confidenza maturata negli anni, il Cardinale si era dimostrato sin da subito poco propenso a delegare totalmente la propria autorità senza diritto di appello. Di conseguenza il loro rapporto si era deteriorato rapidamente e già dopo sei mesi Errington aveva scritto alla Santa Sede chiedendo di essere rimosso dall’incarico. Per evitare lo scandalo, si decise di assegnare provvisoriamente a Errington la guida della diocesi di Clifton, giusto il tempo per fare calmare un po’ le acque. Ciò portò all’allontanamento di quest’ultimo da Londra dal 1855 al 1857, proprio gli anni in cui l’astro di Manning stava iniziando a brillare.

Edizione recente del volume di Newman dedicato a Manning

Fu comunque una sorpresa per molti quando il Papa, nel 1857, nominò l’ex Arcidiacono Prevosto del Capitolo di Westminster, un’assemblea in supporto al Vescovo di cui facevano parte i sacerdoti più validi della diocesi. Manning stesso accolse la nomina con stupore, consapevole ora di trovarsi in una posizione delicatissima: in qualità di Superiore degli oblati, infatti, stava portando avanti con entusiasmo le politiche “ultramontane” di Wiseman – e la cosa, inutile dirlo, non piaceva a tutti – mentre come Prevosto si trovava ad avere a che fare con i “vecchi cattolici” più ostili al Cardinale. A garantirlo nel suo nuovo ruolo, oltre a Pio IX, vi era pure mons. Talbot, assiduo frequentatore dei palazzi romani anche per perorare la causa dell’amico inglese. Da parte sua Wiseman colse al volo l’occasione per convincere il Papa ad allontanare definitivamente Errington dal ruolo di suo coadiutore, togliendogli pure il diritto di successione alla sede di Westminster. La querelle si protrasse ancora per qualche tempo, fino a quando la Santa Sede si risolse ad accogliere la richiesta del Cardinale. Ciò avvenne nel 1860, lo stesso anno in cui Manning venne insignito del titolo onorifico di Protonotaro apostolico. 

8. Avversari esterni e interni

A partire dal 1861, con il Risorgimento in corso, Manning si ritrovò insieme al convertito William George Ward e a pochi altri a rivestire in Inghilterra il ruolo di infaticabile sostenitore del Pontefice e dei diritti della Santa Sede. Nelle sue prediche e negli scritti difese sempre con vigore il potere temporale della Chiesa – addirittura parlava di elevarlo a dogma –, animato da toni polemici che piacevano poco ai “cisalpini” alla Newman e che, come prevedibile, diedero il la al progressivo raffreddamento dei rapporti tra i due. Manning, poco tollerante con chi, nel momento della controversia, non gli mostrava il più leale sostegno, polemizzò pure con Gladstone, chiedendo all’amico ragione del perché il governo inglese si spendesse così tanto per l’unità italiana mentre sembrava del tutto insensibile alle rivendicazioni nazionaliste dell’Irlanda.

Come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, in senso alla gerarchia inglese seguitavano le solite polemiche sulle prerogative dei singoli vescovi e su quanto dovesse pesare, nelle scelte più importanti, l’autorità dell’Arcivescovo di Westminster. A guidare la compagine di chi rivendicava una maggior autonomia vi era il Vescovo di Birmingham, William Bernard Ullathorne, tra i pochi a possedere l’abilità sufficiente per poter seriamente minacciare la posizione di un Wiseman sempre più debole e stanco. Manning non fu abbastanza abile da evitare che il caso venisse sottoposto a Roma e, a peggiorare le cose, cominciò a circolare anche la voce che Errington – sostenuto dalla maggioranza dei vescovi – fosse intenzionato a reclamare i suoi vecchi diritti di successione.

Il Vescovo Ullathorne

Prima della morte di Wiseman, nel febbraio del 1865, Manning ottenne almeno una piccola vittoria con la conferma del divieto per i cattolici di poter frequentare l’università di Oxford e con la rinuncia da parte di Newman ad aprire un college cattolico in quell’università: «Manning», scrive Robert Gray, «fu sempre il primo a riconoscere l’importanza di un’educazione di livello per i cattolici, ma voleva che fosse impartita da un’università cattolica autonoma, non da un college cattolico in un’università protestante»…

La vita di Manning prosegue domenica prossima con la Quarta e Ultima Parte, intitolata L’apogeo.