Ricorrono quest’anno i trent’anni dalla preziosa morte di monsignor Marcel Lefebvre. Vogliamo ricordare la sua figura, che giganteggia fra le rovine dell’edificio ecclesiale devastato dal Concilio e dal post-concilio, con l’omelia che tenne nel seminario di Econe il 15 aprile 1990, celebrando l’ultima Pasqua della sua vita.

Miei carissimi amici,
miei carissimi fratelli,
Vi invito a rileggere con me la preghiera di questa bella festa di Pasqua, in cui si dice: “O Dio, che in questo giorno, per il tuo Figlio unigenito, hai riaperto per noi la porta del Cielo …” Dio che per il suo Figlio unigenito ci ha riaperto oggi le porte del Cielo.
Abbiamo abbastanza nei nostri pensieri, nelle nostre preoccupazioni, la visione del Cielo? Se c’è un giorno in cui va bene, e in un certo senso è facile, salire in queste regioni che ci aspettano, queste regioni che sono fatte per noi.
Ogni giorno abbiamo, tra i nostri amici, tra i nostri conoscenti, persone che varcano il limite di questo mondo temporale, per entrare in questo mondo eterno.
Se c’è un giorno in cui abbiamo bisogno di meditare un po’ su questa benedetta eternità, è in questa festa di Pasqua, quando Gesù, resuscitando, ci mostra anche fisicamente, esternamente, la bellezza, la grandezza, la sublimità e lo splendore dell’eternità.
Infatti, in questo giorno, Gesù ascendente al Cielo con la sua Anima risplendente di luce e comunicando al suo Corpo lo splendore dell’eternità, attira con sé tutti coloro che, da Adamo ed Eva, al buon ladrone, erano giusti. Fino ad allora, stavano aspettando il Sacrificio di Nostro Signore. Stavano aspettando che Nostro Signore aprisse le porte del Cielo. Il paradiso non era aperto. Purtroppo per la disobbedienza dei nostri primogenitori, il paradiso è stato chiuso, chiuso per tutta l’umanità. Ci è voluta la morte, la risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, di Dio Stesso, per riaprire le porte del Cielo.
E così, queste persone giuste si unirono a Nostro Signore in questa benedetta eternità.
Nostro Signore ci ha avvertiti. Durante il suo insegnamento, durante i suoi tre anni di vita pubblica. Non mancò di insegnarci che non c’erano solo persone rette, ahimè, ahimè.
Tra tutta questa umanità, vissuta da Adamo ed Eva, al buon ladrone, fino alla Risurrezione di Nostro Signore, quante anime si sono opposte alla legge di Dio. 
Quante anime non hanno voluto aderire alle verità che Dio ha posto nelle nostre menti, nei nostri cuori, davanti a tutta questa Creazione che ci circonda. Era normale per noi elevarci al Creatore, a Colui che ha fatto tutte le cose, a Colui che ci ha creati. Ma no, ahimè, gli uomini si sono attaccati ai beni di questo mondo, ai beni transitori, disprezzando i beni eterni. Quindi, sì, si separarono da Dio e persino tra il popolo eletto, tra Israele.
Quale opposizione alla venuta del Messia. Questa opposizione, Nostro Signore stesso l’ha sofferta, poiché sono i membri del popolo eletto, del popolo che dovevano andare, nel loro insieme, nell’eternità benedetta, sono i suoi membri che lo hanno crocifisso, che si sono opposti a lui in una maniera determinata, violenta, rifiutando la proclamazione del Messia, rifiutando le prove che Nostro Signore aveva dato della sua divinità.
È il Sommo Sacerdote, che si strappa le vesti e dice: “Che altro abbiamo bisogno di testimonianze, ha appena bestemmiato”. Ma come bestemmiare? Bestemmiare dicendo che era Dio. Bestemmiare dicendo che era il Messia. 
Tutti avrebbero dovuto inchinarsi, inginocchiarsi davanti a Nostro Signore Gesù Cristo, dicendo: Tu sei il Messia. Tu sei la Via. Sei tu che apri le porte del paradiso. Vogliamo seguirti per entrare in paradiso con te. Sei tu. Quello che è stato promesso a Israele e a tutte le nazioni. Ma no, gli si opposero, radicalmente. E anche in questo giorno della Resurrezione. Mentre se c’è stato un atto che ha dimostrato la divinità di Nostro Signore, è stato proprio la sua Resurrezione. Avrebbero potuto convertirsi in quel momento, almeno avere la semplicità, l’umiltà di dire: ci sbagliavamo. Abbiamo eseguito un deicidio. Dobbiamo pregare il Signore che ci perdoni per questo peccato. Noi riconosciamo che la sua Resurrezione ci manifesta evidentemente che è Dio.
Ma non solo, hanno pagato i testimoni della sua risurrezione per dire che, mentre le guardie dormivano, gli apostoli erano venuti a portare via il corpo di Nostro Signore: mentendo sfacciatamente, sapendo quindi che Nostro Signore era risorto, perché vennero le guardie per dirglielo.
Affinché potessero pagare le guardie per mentire, le guardie dovevano dire loro: il Signore è risorto. Lo abbiamo visto nel suo splendore. È asceso. Ci ha lasciato. È in paradiso.
Così hanno diffuso questa voce che gli apostoli erano venuti a prenderlo mentre dormivano. E sant’Agostino ci dice – con una certa malizia, un certo sorriso – nelle lezioni che abbiamo letto in occasione del Mattutino di questi giorni: “Ma come potevano sapere che i discepoli fossero venuti a cercare il Corpo di Nostro Signore, dato che stavano dormendo?”. E infatti!
Ma la malizia degli uomini è tale che anche gli argomenti più eclatanti, anche gli argomenti più convincenti, vengono rifiutati. E così, ora dobbiamo chiederci: da quando il nostro Signore è risorto dai morti, cosa ha fatto l’umanità? Fate radunare uomini intorno a Nostro Signore per adorarlo e ringraziarlo, per chiedere le sue grazie; convertirsi a lui? 
Ahimè, miei carissimi fratelli, voi stessi ne siete testimoni. La divisione continua; continua nell’umanità.
E se questa divisione fosse solo temporale, se dicessimo: sì, sappiamo benissimo che durante questa vita terrena molti uomini purtroppo si allontanano da Nostro Signore, si allontanano dalla sua Legge. Ma almeno, alla morte, ritrovano la luce e si rendono conto dei loro errori e chiedono perdono a Dio e tornano in Paradiso.
Ma non è così. (Monsignore ripete) Non è così. 
E nostro Signore è il nostro testimone. Lo ha detto più e più volte: c’è un paradiso e c’è un inferno. Non possiamo negare; sarebbe negare ciò che Nostro Signore Gesù Cristo stesso ha solennemente affermato più e più volte.
Quindi, naturalmente, coloro che sono immersi nelle idee moderne dicono: sì, c’è l’inferno, ma non c’è nessuno all’inferno. Sì, ma la misericordia del buon Dio assicurerà che coloro che sono all’inferno saranno pochissimi. Forse un giorno si convertiranno persino, anche il diavolo si convertirà e tutti si riuniranno in una beata eternità. Immaginazione e bugie dannose! Perché proprio la paura dell’inferno mantiene gli uomini nell’osservare i comandamenti di Dio. Perché, vedete, questo è l’essenziale.
Cosa ha permesso a Nostro Signore di riaprire le porte del Cielo, [quelle] porte del Cielo che erano chiuse, chiuse perché? Per la disobbedienza dei nostri primogenitori. I nostri primogenitori disobbedirono apertamente a Dio e ci chiusero le porte del Cielo. 
Nostro Signore ha riaperto le porte del Cielo con la sua obbedienza: Obediens usque ad mortem, mortem autem Crucis ( Ph 2,8)
Obediens: obbedienti fino alla morte di Croce. 
E tutta la sua vita è stata un atto di obbedienza, di sottomissione alla volontà di Dio.
Nella prima antifona del Mattutino, questa mattina di Pasqua – una bella antifona – si dice: Ego sum qui sum: Io sono Colui che è. Dio afferma il suo potere onnipotente. Tutti gli eletti gli devono essere, esistere. Tutti gli esseri che esistono devono essere. Perché lui è la fonte dell’Essere: io sono Colui che è. Chi dà l’essere a tutto, a tutte le creature. Consilium meum, non est pax impiis ( Is 48, 22): Non sono con gli empi. Con quelli che negano Dio, con quelli che negano me. Ma la mia volontà è l’osservanza della Legge. Nell’obbedienza alla Legge è la mia volontà.
Vedi alcune brevi parole, ma che illuminazione! C’è tutto: Dio è Dio. Non cambieremo Dio.
Dio ci ha creati per essere obbedienti alla sua Legge. Ci ha dato una legge, un modo di usare i beni che ci ha dato: la nostra intelligenza, la nostra volontà, il nostro cuore, il nostro corpo, tutto è regolato dalla legge di Dio. È normale, arrivare alla meta che deve essere la nostra: l’eternità, l’eternità beata.
Quindi è obbedienza a questa Legge, a questa volontà del Buon Dio come fece la Beata Vergine. Che bel modello è la Vergine: Fiat, Fiat secundum verbum tuum: “Sia fatto secondo la tua parola”. È tutta la vita della Beata Vergine, questa obbedienza alla volontà di Dio.
E questo è lo spirito cattolico. Lo spirito cattolico è profondamente uno spirito di obbedienza, un’obbedienza radicale e totale alla legge di Dio. Il cattolico ripete ogni giorno, più e più volte: “Sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra”. E non che sia fatta la mia volontà. Ma sia fatta la tua volontà sulla terra come in Cielo. Quindi è in questo spirito che dobbiamo – per seguire Nostro Signore Gesù Cristo – vivere e arrivare alle porte del Cielo che saranno aperte per noi.
Ed è proprio per questo, miei cari fratelli, che abbiamo difficoltà con Roma. Perché tornare su questo argomento, mi direte, è un argomento troppo triste. Ma no! Bisogna essere nella verità. Dobbiamo sapere cosa stiamo facendo e lo abbiamo fatto e speriamo di farlo in tutta coscienza davanti a Dio stesso e per obbedire a Dio, per rimanere in obbedienza precisamente. Perché il nuovo spirito che spira nella Santa Chiesa è uno spirito di disobbedienza, vedete. E questo è ciò a cui siamo contrari. Siamo contro la disobbedienza. La disobbedienza è ciò che ha perso gli uomini e ciò che ci ha chiuso le porte del Cielo.
Ora, l’intero spirito del Concilio è uno spirito che porta alla disobbedienza. Perché? Perché esaltiamo la coscienza, la coscienza dell’uomo. L’uomo ha la sua coscienza ed è la sua coscienza che deve governare. Ma niente affatto! Il buon Dio ha dato agli uomini una coscienza per conoscere la legge e obbedire alla legge. E non fare quello che vuole. E non per fare la propria legge. Ora stiamo esaltando la coscienza, la responsabilità. Gli uomini sono responsabili. Quindi, dato che sono responsabili, fanno quello che vogliono. 
Dicono: ho la mia responsabilità; Ho la mia coscienza; So cosa voglio; So cosa sto facendo. Nessuno ha niente a che fare con la mia coscienza.
Dio vede la tua coscienza. Dio ti ha dato la legge. Non hai il diritto di opporti alla legge di Dio. Tu la conosci.
Esaltiamo l’uomo. L’uomo diventa il centro del mondo. Come se non fosse Dio il centro di tutte le cose e verso il quale dobbiamo andare.
Quindi esaltiamo i diritti umani, la teologia della liberazione: libertà, libertà. Liberazione, indipendenza. Tutte queste cose sono cattive, intrinsecamente cattive.
Sono malvagi. È l’eco delle parole di Satana ad Eva e ad Adamo, e che hanno perso Eva e i nostri primi genitori. Parole come queste gettano nel peccato milioni di cristiani, cattolici, sì, questo spirito malvagio che soffia, di indipendenza dal regno della coscienza personale, della libertà personale, della liberazione, fa cadere nel peccato le persone, milioni di cattolici. Quindi non vogliamo seguire questo movimento; non vogliamo seguire questo spirito. 
Non è lo spirito di Dio; non è lo Spirito Santo, (è) uno spirito di disobbedienza, uno spirito di indipendenza.
Siamo totalmente dipendenti da Dio. È Lui che ci ha creati. Ci ha dato una legge, dobbiamo seguirla. La legge dell’amore, la legge della carità, questo è ciò che Lui ha messo nel nostro cuore: amare Dio, amare il prossimo. Tutto si riduce a questo. Che magnifica legge! Può esserci una legge più bella dell’amare Dio e amare il prossimo per Dio?
E tutto sarà amore in paradiso. Tutto sarà carità in Paradiso. Questa legge governerà ovunque. Inoltre, è la legge di Dio stesso. Dio è la carità. Così dice il Vangelo: Dio è carità. Ed è questa legge della carità che Dio ha posto nei nostri cuori, nelle nostre anime, nelle nostre coscienze.
E questa legge della carità è molto severa. Non dobbiamo deviare da essa. Se deviamo da questa legge della carità, cadiamo in opposizione al Cielo e all’eternità beata e poi c’è l’inferno. Rimarranno due gruppi. C’è il Purgatorio, ma il Purgatorio è una via per andare in Paradiso. Alla fine del mondo, quando Dio decide che è nato l’ultimo dei suoi eletti, il tempo sarà finito. Le stelle si fermeranno nel loro corso. Verranno gli angeli, suoneranno le trombe e i corpi risorgeranno. I corpi di coloro che ora sono in Paradiso, e di quelli che sono anche, ahimè, all’Inferno. I corpi saranno resuscitati e verrà il giudizio generale, giudizio generale che San Tommaso spiega: una luce particolare sarà data a ciascuna anima per vedere attraverso le anime e i corpi risorti, tutto ciò che le persone, gli uomini, hanno fatto durante la loro vita, e per questo stesso fatto saranno giudicati, secondo la legge di Dio, quelli che sono nel peccato e quelli che sono in obbedienza.
Sarà il giudizio generale. E poi gli angeli raduneranno gli eletti alla destra del Signore e i dannati alla sinistra del Signore. E Nostro Signore pronuncerà le parole che ha pronunciato nel Vangelo: “Vieni benedetto dal Padre mio, ricevi il regno che ho preparato per te”.
“Va’, maledetto, al fuoco dell’inferno eterno”. Sì, è quello. 
Questa è la storia dell’umanità. Ecco come finirà la nostra storia. La storia a cui parteciperemo tutti, ognuno personalmente. Siamo tutti coinvolti individualmente. Non possiamo salvarci per il nostro prossimo. E non è il nostro prossimo che ci salverà. Noi, personalmente, dovremo rispondere della nostra vita, della nostra anima. Siamo quindi estremamente preoccupati.
E questo è ciò che ci ricorda la Risurrezione di Nostro Signore. Questa apertura all’eternità, all’eternità beata.
Ah! Ci farebbe molto piacere, miei carissimi fratelli, e sono sicuro che siete completamente della mia opinione, che i nostri amici che ci hanno lasciato di recente – penso al buon padre Barrielle che tanto amava parlarvi da qui, da questo pulpito, con la sua fede, con straordinario coraggio e zelo – vorremmo padre Le Boulch che ci ha lasciato solo pochi mesi fa; il buon Maestro Lovey, vorremmo che venissero qui, al mio posto, e venissero a dirci cosa sta succedendo lassù, che cos’è l’eternità che vedono ora.
Essi la realizzano. Vorremmo che venissero.
Ma voi conoscete la parola del Signore al ricco che è all’inferno e che supplica Abramo di mandare qualcuno dal Cielo. Possa Lazzaro che è in paradiso andare ad avvertire i suoi fratelli. – “Se qualcuno viene dal Cielo, si convertirà”. – E Abramo risponde: “No, se non ascoltano la Legge e i Profeti, se non ascoltano i sacerdoti, non si convertiranno anche se qualcuno venisse dal Cielo”. Non ci resta quindi che accettare la legge di Dio, imitare coloro che sono i nostri modelli e imitare particolarmente – e chiedere l’intercessione – della nostra buona Madre del Cielo, la Beata Vergine, affinché possiamo seguirla nell’eternità.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.

Traduzione di Aurelio Martino Sica dall’originale francese (laportelatine.org)

Foto da sspx.org