Quando Radio Spada aprì il dibattito sulle vicende connesse agli incontri di Astana (una sorta di ecumenismo di Stato kazako, con invito esteso a Francesco per il 2021, ora rimandato) in molti iniziarono a diffondere notizie e a interrogarsi su quei fatti e sui possibili risvolti futuri. Trattammo la cosa col nostro stile, tagliente ma puntuale, e – lo riconosciamo – a volte un po’ inclemente e urticante: i fatti, in ogni caso, sono lì, tutti da vedere. Qui: Il Reportage completo su Astana 2021

Restano sul tavolo e totalmente inevase le precise questioni poste a Mons. Schneider sulla sua cooperazione diretta con improponibili incontri ecumenico-indifferentisti, sul suo ruolo di lotta (fuori dal Kazakistan) e di governo (dentro al Kazakistan) in relazione ad argomenti di questa portata, e su tutto il resto: In Kazakistan abbiamo un grosso problema. E qualche (serena) domanda a Mons. Schneider va fatta.

L’ultimo articolo era del 20 gennaio 2021. A distanza di circa tre mesi la situazione non solo non si è chiarita, ma il pasticcio si è esteso. Il 16 aprile 2021 il sito ufficiale della Chiesa in Kazakistan diffondeva con tanto di foto ricordo (vedere sopra) una nuova imbarazzante notizia:

Il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato un messaggio ai musulmani per il mese di Ramadan e Eid al-Fitr, “Cristiani e musulmani: testimoni della speranza”, in cui i membri del Consiglio condividono i loro pensieri sulla speranza. Durante la successiva riunione della Conferenza dei vescovi cattolici del Kazakistan, che questa volta si è tenuta a Karaganda, i vescovi e gli ordinari del Kazakistan hanno invitato il capo imam della regione di Karaganda, Omirzak kazhy Kazkenuly, all’iftar per congratularsi personalmente con Ramadan e trasmettete le congratulazioni del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Iftar è una cena religiosa tradizionale servita durante il digiuno dopo il tramonto. Con questo gesto, i vescovi e gli ordinari del Kazakistan hanno voluto trasmettere le loro congratulazioni e gli auguri a tutti i musulmani del Paese in questo momento importante per loro, esprimendo il loro rispetto e rispetto.

Per parafrasare l’intramontabile Bombolo, ci verrebbe da dire a Schneider: “Nun bastaveno li scismatici e li luterani, pure li maomettani?”*. Là si rideva, qui vien da mettersi le mani nei capelli, ancor più se si pensa al ruolo mezzo-papale che certo “tradizionalismo” sembra quasi tributargli. Un ruolo che – va detto – probabilmente lo stesso Schneider non ha cercato. E allora ci si permetta, aggiungendo in calce una nota del vasto Magistero che condanna queste bolge penose, di rinnovare (rafforzate) alcune delle domande di tre mesi fa:

  1. Cosa pensa effettivamente A. Schneider dell’ecumenismo?
  2. Cosa pensa effettivamente della rivoluzione nella Chiesa e della sua progressiva “massonizzazione”?
  3. Come intende riparare a questi gesti, compiuti nello svolgimento del suo ministero da lui e dai suoi confratelli in Kazakistan?
  4. In ultima istanza: andando sul lato pratico, da che parte si colloca oggi Schneider e da che parte si collocherà domani?

Perciò sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio.

Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. […] E volesse il Cielo, soggiungono, che tutti quanti i cristiani fossero « una cosa sola »; sarebbero assai più forti nell’allontanare la peste dell’empietà, la quale, serpeggiando e diffondendosi ogni giorno più, minaccia di travolgere il Vangelo.

Questi ed altri simili argomenti esaltano ed eccitano coloro che si chiamano pancristiani, i quali, anziché restringersi in piccoli e rari gruppi, sono invece cresciuti, per così dire, a schiere compatte, riunendosi in società largamente diffuse, per lo più sotto la direzione di uomini acattolici, pur fra di loro dissenzienti in materia di fede. E intanto si promuove l’impresa con tale operosità, da conciliarsi qua e là numerose adesioni e da cattivarsi perfino l’animo di molti cattolici con l’allettante speranza di riuscire ad un’unione che sembra rispondere ai desideri di Santa Madre Chiesa, alla quale certo nulla sta maggiormente a cuore che il richiamo e il ritorno dei figli erranti al suo grembo. Ma sotto queste insinuanti blandizie di parole si nasconde un errore assai grave che varrebbe a scalzare totalmente i fondamenti della fede cattolica.

(Pio XI, Mortalium Animos, 1928)

*Anche in anni passati il presule non aveva mancato di esercitarsi nell’ecumenismo, ma qui ci limitiamo a sottolineare il periodo successivo alle dichiarazioni contro Assisi e Abu Dhabi, momento in cui avrebbe dovuto prendere coscienza di ciò che faceva.



Immagine in evidenza riportata in base al diritto di cronaca da https://catholic-kazakhstan.org/ e http://ihsan.kz


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