In un precedente articolo, dedicato alla gigantesca figura di sant’Atanasio, avevamo già sottolineato come nel mezzo della tempesta ariana che sconvolse la barca della Chiesa, avesse rifulso grandemente la realtà e il domma del primato del Papa di Roma su tutta la Chiesa. In occasione della memoria del santo papa Giulio I, il quale sedette sulla cattedra petrina dal 6 febbraio 337 al 12 aprile 352, ci pare conveniente tornare sull’argomento.

Il papa [Giulio I] era l’unico sostegno della moltitudine dei perseguitati, dei quali [dagli Ariani], non solo sant’Atanasio, ma sì pure Marcello d’Ancira ed Asclepa di Gaza, ambedue di nuovo scacciati ed oltre ad essi una gran quantità di vescovi della Tracia, della Siria, della Fenicia e della Palestina, s’eran di lui ricoverati ond’essere per via del capo tenuti come membri del corpo.
Son parole dello storico Socrate: “Poiché ebbero informato Giulio delle cose loro, questi, com’è privilegio della Chiesa Romana, li fornì di lettere, nelle quali parlava con grande autorità e li rimandò in Oriente, dopo avere a ciascuno d’essi restituita la sua sede, e ripreso coloro che avevano avuto la temerità di deporli. Partitisi adunque da Roma e appoggiati ai rescritti del vescovo Giulio, ripigliarono il possesso delle loro sedi e spediron le lettere a quelli cui erano indirizzate” (Socr. I. 2, c. 13).
Sozomeno, anch’esso dice: “Il vescovo di Roma, avendo esaminata la causa di ciascuno, e vedendoli tutti concordi nella fede del concilio niceno, li ricevé nella sua comunione dacché come lui la pensavano; e perché a lui appartiene, in virtù del suo soglio, la cura di tutto, ad ognuno restituì la sua chiesa” (Sozom. l. 3, c. 8).
Cosi per questi due storici greci, nati un quarant’anni dopo la conclusione di queste faccende, un dieci anni dalla morte di s. Atanasio.
[…] Soprattutto è da notar quello che dice [nella lettera ai vescovi orientali] papa Giulio intorno ai giudizi ecclesiastici e all’autorità della Chiesa Romana: “Non sapete esser consuetudine di scriver prima a noi e di qua dover venire la decisione del diritto e del torto? Alla Chiesa di qua era dunque da scrivere”. Il che fu da due storici greci, Sozomeno e Niceforo, compendiato in questi termini: “Vi era una legge sacerdotale o ecclesiastica che nullo dichiarava quanto si facesse senza il consentimento del vescovo di Roma” (Sozom. I. 3, c. 10; Niceph. l. 9, c. 10). Dietro i quali non sospetti testimoni evidentemente appare che la forza dei giudizi ecclesiastici dipendeva fin dal tempo dall’assenso del papa.

René François Rohrbacher, Storia universale della Chiesa Cattolica dal principio del mondo ai giorni nostri, Marietti, Torino, 1864, vol. III, pp. 680-688. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu.

Ulteriori informazioni le potrete trovare nel capolavoro La vittoria sul paganesimo, la lotta alle eresie, l’ordine monastico del Card. G. Hergenröther, recentemente riedito dalle nostre Edizioni.

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