Due premesse:

  1. Il culto mariano non è riducibile né ad una variante devozionale tra le opzioni del pantheon ecumenico, come pare seguire dalla “logica” neomodernista, né ad un sentimentalismo vuoto. Si tratta di un culto fondamentale per la salvezza, anche per questa ragione le Edizioni Radio Spada hanno dato recentemente alle stampe Il Libro d’Oro di Maria Santissima;
  2. Sulla evidente problematicità dei fatti di Medjugorje gli elementi sono talmente numerosi e concordanti da rendere sostanzialmente impossibile anche solo dubitare della gravità di quel fenomeno. Per questo rimandiamo al [Dossier Medjugorje] Perché il fenomeno Medjugorje non c’entra nulla col Cattolicesimo.

Che accade dunque? Anzi, che accadeva? Un fatto non molto noto alla maggioranza dei cattolici che oggi se la prendono – giustamente! – con Bergoglio per gli ostacoli alla futura proclamazione del dogma di Maria Corredentrice.

René Laurentin (1917-2017) fu l’uomo-cardine della promozione in campo “teologico” del fenomeno medjugoriano: ordinato prete nel 1946, “esperto” al Concilio, editorialista de Le Figaro, membro della Pontificia accademia mariana internazionale, fu uno dei principali sdoganatori degli episodi balcanici.

Se molto, anzi moltissimo, si potrebbe dire sulle contraddizioni, devianze e ambiguità del carrozzone-Medjugorje, sul grande promotore dell’operazione, Laurentin, basti dire che era ecumenista e nemico dichiarato della definizione del dogma della Corredenzione, oltre che freddino sui titoli mariani di Avvocata e Mediatrice di tutte le grazie.

Quando nel 1996 si tenne il 12° Congresso Mariano in Polonia, dalla Pontificia accademia mariana internazionale fu chiesto di studiare la possibilità e l’opportunità della definizione dei titoli mariani di «Mediatrice», «Corredentrice» ed «Avvocata». Si costituì un gruppo “qualificato” di teologi. E già qui si ebbe il primo scandalo. A 15 “cattolici” furono aggregati eretici e scismatici (un luterano, un anglicano e tre “ortodossi”). Tra i 15 “cattolici” ovviamente figurava il Laurentin. Il testo che ne uscì era a metà strada tra una confessione di colpevolezza e un grottesco tentativo – speriamo almeno in buona fede – di affossare l’avanzamento del culto mariano per non dispiacere i nemici della Chiesa. Riportiamo di seguito le righe imbarazzanti che ebbero l’ardire di scrivere, con grassettature nostre (fonti qui, qui, qui):

1. I titoli, come vengono proposti, risultano ambigui, giacché possono comprendersi in modi molto diversi. E’ parso inoltre non doversi abbandonare la linea teologica seguita dal Concilio Vaticano II, il quale non ha voluto definire nessuno di essi: non adoperò nel suo magistero il titolo di «Corredentrice»; e dei titoli di «Mediatrice» ed «Avvocata» ha fatto un uso molto sobrio (cf. Lumen gentium 62). In realtà il termine «Corredentrice» non viene adoperato dal magistero dei Sommi Pontefici, in documenti di rilievo, dai tempi di Pio XII. A questo riguardo vi sono testimonianze sul fatto che Egli ne abbia evitato intenzionalmente l’uso. Per quanto concerne il titolo di “Mediatrice” non si dovrebbero dimenticare eventi storici abbastanza recenti: nei primi decenni di questo secolo la Santa Sede affidò a tre commissioni diverse lo studio della sua definibilità; tale studio portò la Santa Sede alla decisione di accantonare la questione.

2. Anche se si attribuisse ai titoli un contenuto, del quale si potrebbe accettare l’appartenenza al deposito della Fede, la loro definizione, nella situazione attuale, non risulterebbe tuttavia teologicamente perspicua, in quanto tali titoli, e le dottrine ad essi inerenti, necessitano ancora di un ulteriore approfondimento in una rinnovata prospettiva trinitaria, ecclesiologica ed antropologica. Infine i teologi, specialmente i non cattolici, si sono mostrati sensibili alle difficoltà ecumeniche che implicherebbe una definizione dei suddetti titoli.

Ovviamente gli autori stavano accuratamente zitti sull’incredibile mole di documenti in favore della Corredenzione, sul ricorso del termine in documenti ufficiali di Congregazioni Romane e, salvo una frasetta, sul suo utilizzo chiarissimo nel Magistero Pontificio (si pensi a ciò che insegnò Leone XIII in SUPREMI APOSTOLATUS: “Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore”).

Si potrebbe chiudere qui, con un sorriso amaro, dal momento che son fatti che si commentano da soli. Ma c’è di più. Nel 2000, pochi anni dopo quanto riportato, il New York Times tornò sul tema scrivendo:

Padre Laurentin ha affermato che il dogma proposto sarebbe l’equivalente del lancio di “bombe” contro i protestanti e allargherebbe la frattura tra il Vaticano e la Chiesa ortodossa orientale. […] ” Non c’è mediazione o corredenzione se non in Cristo. Lui solo è Dio. ”

Sipario.


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