Nelle giornata del 20 e 21 maggio il regime comunista cinese ha tratto in arresto Mons. Giuseppe Zhang Weizhu, Prefetto Apostolico dello Xinxiang, sette sacerdoti e dieci seminaristi.
Gli ecclesiastici coinvolti nel raid fanno parte della Chiesa “clandestina” (la legittima Chiesa Cattolica in Cina), per lo stesso motivo la polizia sta battendo tutto il territorio alla caccia di quei cattolici non appartenenti alla chiesa patriottica gestita dal partito comunista.
Questo è solo l’ultimo atto della persecuzione contro la Chiesa Cattolica portata avanti dal regime fin dalla fine degli anni Quaranta e intensificatasi dopo l’Accordo sino-vaticano magnificato da Bergoglio e Parolin.
L’accordo, dalle problematiche conseguenze ecclesiologiche, è stato recentemente rinnovato e nella mente di chi l’ha voluto Oltretevere sanerebbe quella diffidenza dimostrata dalla Chiesa di Pio XII nei confronti del governo di Mao.
I comunisti cinesi però, forse non paghi della posizione prona assunta dalle autorità vaticane, continuano imperterriti e con sempre maggior violenza ad abbattere croci, a modificare i versetti del Vangelo, a perseguitare ogni cattolico che non voglia aderire alla setta comunista che usurpa la qualifica di cattolica.
Ma alla fine di questa breve relazione di orrori, amaramente constatiamo che non è così anormale che i modernisti (anti)romani e i comunisti cinesi facciano un accordo e che questo produca una guerra alla Chiesa: questi ultimi sono della Chiesa nemici esterni, quelli le sono nemici interni e forse ancor più feroci nell’annichilirla.
Quindi magari, volendo pensar male, l’arresto di 18 ecclesiastici fedeli a Gesù Cristo e alla sua unica vera Chiesa, potrebbe benissimo rientrare nell’accordo sino-vaticano.

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