di Piergiorgio Seveso, presidente (uscente) SQE di Radio Spada

Mi ripeto spesso tra me e me che questi articoli celebrativi commemorativi del 14 giugno possono vantare una gran fortuna; di venir letti, condivisi da parecchi ma di venir bellamente ignorati da molti, come cosa trita, già vista, già metabolizzata.

Il web ci ha abituato a tempi di reazione ahimè rapidissimi: la mente “localizza” e posiziona il pezzo appena intravisto in una scaffalatura dicotomica di solito molto semplice: giusto/sbagliato, bellissimo/spazzatura, utile/inutile, da leggere/da non leggere, amico/nemico e ben più che a volte si passa oltre, si trapassa verso nuove scipitezze o futilità, verso nuovi stimoli baluginanti, talvolta fatti di nulla.

Lungi da me far inutili pose omiletiche sui social vecchi e nuovi: ripeto invece il mio convinto “hic manebimus optime” e me ne faccio ampiamente una ragione, ma ho anche la chiara convinzione di parlare tra intimi, amici e antipatizzanti che siano. Proprio questo parlare tra pochi, ben lungi dal farmi formulare ditirambi d’occasione, mi ispira una grande franchezza, a volte rude e sferzante (e ne sanno qualcosa “nani e ballerine” che portano ancora i segni del flagello di qualche anno fa), a volte benevola e traboccante di affetti.

In questo nono anno di vita e secondo di pandemia, Radio Spada ha proseguito il suo cammino, la sua marcia con un ritmo incalzante, a tratti inarrestabile. Si tratta del frutto del lavoro e dell’impegno di molti che ringrazio e che ci ha permesso di donare al pubblico italiano (tanti) libri nuovi che spaziano dall’apologetica alla letteratura, dalla devozionalistica alla ricostruzione storica ed ecclesiale. Siccome però non siamo solo una casa editrice ma siamo anche anche un blog, non posso dimenticare che OGNI GIORNO ad un vasto pubblico di lettori volontari e volenterosi abbiamo fornito una ricca messe di materiali su cui formarsi, informarsi, crescere nella vita cristiana e (a volte anche) nel buon senso.

Chi ce lo fa fare? Non certo gli interessi e le passioni umane, non certo la voglia di apparire ma semplicemente l’amor di Verità e la necessità di riempire un vuoto. Certemente quando siamo nati, questo deserto era vasto e sconfortante: mancava un blog di giovani laici cattolici, in mezzo ai cascami del rosseggiante tramonto ratzingheriano, in mezzo alle pose estetizzanti, ai cultori delle sintesi tra antico e nuovo, ai cantori di una “restaurazione” accomodante quanto falsa e omicida. Oggi certamente questo vuoto non è più tale: complice la chiarificatrice e livellatrice “rivoluzione bergogliana” vi è un grande fiorire di realtà, un gran rincorrersi di iniziative, di appuntamenti, di approfondimenti ed in moltissimi la consapevolezza è cresciuta e anche il desiderio di posizioni nette, risolute e irrevocabili. Ne siamo contenti, anzi plaudiamo a questo gran fervore d’opere: come ogni fase pionieristica, non mancano pressapochismi, confusione, contaminazione di generi (non sessuali) e di contenuti. E se questa “bagarre” tradizionalistica e integristica a volte ci suscita un convinto sorriso di compiacimento, a volte preoccupa per i parossismi unilaterali (spesso fomentati dalla virtualità), per le giustapposizione indebite di contenuti, per i carismatismi umani indebiti e a tratti grotteschi, per le inevitabili esagerazioni indotte dalla tragica complessità e drammaticità dei tempi che viviamo.

Che farà Radio Spada in questo gran calderone? Forse vi sorprenderà la risposta: nulla che non abbia già fatto sinora. Continuerà a tenere al centro di tutto l’analisi della “rivoluzione conciliare”, della crisi dottrinale ed ecclesiale, fonte di ogni altra crisi, matrice di ogni sovversione e perversione dei cuori e delle menti. Lo farà senza primadonnismo, senza “ma noi c’eravamo prima o da prima”, senza stilare prescrittive o proscrittive liste di “buoni e cattivi”, senza infantili dossieraggi da salotto o da sala dei balocchi, senza portare un ulteriore contributo entropico all’ampia degenerazione del nostro mondo “resistente”: lo farà anche senza inseguire mode o personaggi del momento (beninteso dando spazio a tutto ciò che accade), senza masaniellismi inutili, senza attivismi sconclusionati e ossessivi, senza metterci pennacchi in testa che certamente attirerebbero consensi (e fatevelo dire da uno che di pennacchi se ne intende) ma che distrarrebbero dall’unum necessarium della nostra azione.

Beninteso, faremo anche noi le nostre battaglie, faremo anche noi le nostre puntate polemiche, continueremo a combattere con forza e a tratti con virulenza, anche per i “vicoli e cunicoli” dell’integrismo contemporaneo, ma cercando, nei nostri limiti, di non perdere di vista la meta finale che è quella della restaurazione della Chiesa nella pienezza della propria Autorità, del proprio Ordine e della propria Missio e conseguentemente della società in cui viviamo.

Lo dico sempre: sapete dove trovarci, bussate e troverete un clima caloroso e accogliente che vi accompagnerà nei tortuosi e a volte mefitici meandri della contemporaneità. Adveniat regnum tuum, adveniat per Mariam! Auguri a Radio Spada!