Sarà un fenomeno di autocombustione dovuto al gran caldo oppure il montante risentimento dopo la scoperta di centinaia 751 tombe senza nome nel sito di un’ex scuola residenziale per bambini nativi, ma in Canada fra il 21 e il 28 giugno sono state date alle fiamme quattro chiese cattoliche. Tutte nella provincia di British Columbia e le prime due nel National Indigenous People’s Day che si celebra il 21 giugno.
Non vi sono stati arresti, né sono state formulate accuse precise. Le inchieste però continuano.
Allo stesso modo si procede nell’accertamento della verità a riguardo delle centinaia di tombe: indagano le autorità statali, così come indaga la gerarchia ecclesiastica.
Non si deve tacere però da parte di quest’ultima la ormai triste consuetudine di prosternarsi davanti a chiunque per denunziarsi colpevole di ogni cosa le venga imputata, per chiedere perdono di crimini che solitamente esistono solo nella narrazione creata ad arte dai media (anche nominalmente cattolici).
Un atteggiamento che non si addice ai ministri della Chiesa, la quale “non ha paura della verità” (Leone XIII); una prassi che non evita gli attacchi dei nemici, i roghi delle chiese.

Foto di repertorio (da wikipedia.org): Petteri Sulonen, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons