Volentieri offriamo ai lettori questo interessante estratto da La vittoria sul paganesimo, la lotta alle eresie, l’ordine monastico, del Card. G. Hergenröther.


Dopo la conversione di Costantino e più ancora dopo Teodosio il Grande, l’impero antico si venne mutando in un impero cristiano: l’impero e il sacerdozio cristiano più non apparvero, come prima, due contrapposti incompatibili, e due nemici irreconciliabili. […]

La Chiesa allora ottenne grandi e importanti privilegi. In prima, ebbe un’esistenza legalmente assicurata e la protezione dello Stato; la quale si riputava per una delle obbligazioni precipue degl’imperatori cristiani e si allargava così alle persone come alle possessioni temporali[i].

Le leggi dello Stato vennero pigliando un’impronta sempre più cristiana; si unirono più da presso ai canoni della Chiesa, e questi medesimi passarono in leggi dello Stato. Le due podestà si davano insieme la mano e raffermavano a vicenda le loro legislazioni. La Chiesa conseguì una grande efficacia sulla vita politica e sociale; onde, secondo i più diversi indirizzi, riuscì a nobilitarla e a migliorarla salutarmente. Così poté addolcire la sorte dei prigionieri e degli schiavi, sopprimere la barbarie dei costumi; come i giochi dei gladiatori[ii], gli spettacoli immorali, l’esporre e trucidare i bambini[iii], l’eccessiva estensione dell’autorità paterna, la crudeltà delle pene e dei supplizi, e infine poté adoperarsi al miglioramento delle leggi concernenti il matrimonio e la famiglia, se bene in questo ultimo punto non così presto si corrispondesse alla esigenza del cristianesimo.

Già Costantino il Grande, aveva introdotto mitigazioni nelle pene criminali; nel 310 interdetto il marchio d’infamia sulla fronte e la pena della crocifissione; indi proibito di rompere le ossa ai colpevoli condannati[iv]. I vescovi potevano visitare liberamente i carcerati, in particolare di Mercoledì e Venerdì, impetrare in certe feste solenni la libertà dei meno colpevoli, intercedere presso i giudici a favore dei prigioni, come in generale interporsi a difesa degli abbandonati, delle vedove, dei pupilli, dei poveri[v]. La carità della Chiesa verso i poveri ebbe in ogni parte libero svolgimento[vi]; ella favorì per ogni maniera la liberazione degli schiavi, e accolse nella sua protezione gli affrancati[vii]. Le inimicizie dei Giudei contro i Cristiani vennero raffrenate; proibiti quelli di tenere schiavi cristiani, non convenendo che gli affrancati da Cristo sottostessero agli uccisori dei profeti e di Dio. Gli schiavi cristiani dei Giudei rimessi in libertà, e i loro possessori puniti di pene pecuniarie[viii]. Nel 321, Costantino ordinò che dappertutto si celebrasse la Domenica, consentendo ancora i lavori campestri e la emancipazione degli schiavi in tal giorno; ma poi vietò ogni maniera di lavori servili, e anche l’amministrazione della giustizia in Domenica[ix]. Egli pure aveva già assegnato a ciascuna legione i suoi preti cristiani e una tenda per il culto divino, e con ciò dato principio alla istituzione dei cappellani militari[x].

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[i] Constant. M., Ep. ad Melchiad. Maxim., Ep. ad Siricium, ap. Schonemann, Epist. Rom. Pont. (Gotting. 1796), p. 201, 419 sq.

[ii] Cod. Theod. XV, II, 1.

[iii] A fine d’impedire la esposizione e la morte dei bambini, Costantino assegnò a questi il sostentamento sulle proprie entrate (Cod. Theod. XI. 27, 1 de alim.). E una legge del 19 marzo 412 (Mansi, Conc. Coll. VI, 458) recava, che i bambini esposti e tutti generalmente i trovatelli fossero proprietà di chi trovavali, se con testimoni si provava non essere stati ridomandati, e la testimonianza era sottoscritta dal vescovo. Secondo il concilio di Vaison, dell’anno 442, can. 9, chi li aveva trovati, dopo dieci giorni doveva ritenerli.

[iv] Del mitigamento dei processi criminali e della restrizione delle pene trattano il Cod. Theod. IX, 3, 1 sq., tit. 40, 2; VIII, 15, 1. Sozom., Hist. eccl. I, 7, 8. S. Ambrogio vescovo di Milano ottenne da Teodosio I una legge, la quale ordinava di differire sino a trenta giorni dopo data sentenza, la esecuzione della pena capitale e della confiscazione dei beni, affine di togliere ogni precipitazione e dar luogo alla indulgenza. Appresso, fu vietato in quaresima d’infliggere nessuna pena corporale. Cod. Theod. IX, 35. I. 4, 5.

[v] I diritti dei vescovi rispetto ai prigionieri sono annoverati nel Cod. Theod. tit. 38 de indulg. crim. I. 3, 4, 6-8; XI, 3, 7. Cod. Iust. I, 4, 3. 22. 23 e quelli che riguardano gl’infelici, personae miserabiles, nel Cod. Iust. I, 4, 22. 27-30. 33.

[vi] Ratzinger, Geschichte der kirchl. Armenpfiege (2a ed.), p. 100 sg.

[vii] Mohler, Verm. Schriften II, p. 54 sgg. Già del 316, era concesso di affrancare gli schiavi nelle chiese, alla presenza dei superiori ecclesiastici. (Cod. Theod. IV, 7, 1; Sozom. l. c. 1, 8 sq.). I vescovi di Africa nel 401 supplicarono all’imperatore Onorio di concedere anche per l’Africa l’affrancare gli schiavi nelle chiese (Cod. eccl. Afr. c. 64, 82. Hefele, Conciliengeschichte, II [2a ed.] 82, 84), il che divenne poi uso generale. Cod. Iust. I, 15, l. 1, 2 de his in qui eccl. manumitt. Chiunque spogliasse della libertà chi era stato manomesso dalla Chiesa, era punito anche con pene ecclesiastiche.

[viii] La proibizione che vi fossero dei Cristiani schiavi di Giudei (Euseb., Vita Const. IV, 27. Cod. Theod. XVI, 8 [9], 1 sq. [a. 315]. Lex Honor. et Theod. II [a. 417]) è inculcata anche da molti Concili, come ad esempio dall’Aurel. III (538) can. 13; IV, can. 30. Matiscon. 581 can. 16.

[ix] Il precetto di festeggiare la Domenica, Cod. Theod. II, 8, 1; Cod. Iust. III, 12, 13; Euseb., Vita Const. IV, 8; ove altresì è parola dell’osservanza del Venerdì. Leo I, L. 11 Cod. Iust. III, 12 de feriis. Theod. Lect., L. I, c. 14. Cf. Cod. Theod. XV, 5, 2 (a. 386); 1. 15 (a. 425); Cod. Iust. l. c. l. 11 (a. 469).

[x] Sozom. l. c. I, 8.


Immagine in evidenza: Insegne militari / Racinet, Albert, Public domain, attraverso Wikimedia Commons