di Luca Fumagalli

Continua con questo nuovo articolo speciale la rubrica infrasettimanale di Radio Spada dedicata all’approfondimento e al commento dei racconti di Padre Brown, il celeberrimo sacerdote detective nato dalla penna di G. K. Chesterton, tra i più grandi intellettuali cattolici del Novecento. I racconti, a metà strada tra investigazione e apologetica, hanno per protagonista il buffo e goffo Padre Brown, interessato sia a risolvere i crimini che a salvare le anime dei colpevoli.

Per una disamina introduttiva sulla figura di Padre Brown – protagonista pure di vari film, sceneggiati per la televisione e, addirittura, fumetti – si veda il breve articolo a questo link.

Per le precedenti puntate (che completano la raccolta “L’innocenza di Padre Brown): 1. La Croce azzurra / 2. Il giardino segreto / 3. Il passo strano / 4. Le stelle volanti / 5. L’uomo invisibile / 6. L’onore di Israel Gow / 7. La forma errata / 8. Le colpe del Principe Saradine / 9. Il martello di Dio / 10. L’occhio di Apollo / 11. All’insegna della spada spezzata / 12. I tre strumenti di morte

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire l’opera di G. K. Chesterton e quella di molti altri scrittori cattolici britannici si segnala l’uscita del saggio “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

L’ateo e il cattolico occasionale

«Non c’è un uomo così amante della legalità come l’ateo» (Il martello di Dio)

«La religione dell’allegria è una religione crudele. Perché non lo lasciarono piangere un poco, come i suoi padri prima di lui? I suoi progetti s’irrigidirono, le sue vedute si raggelarono; dietro a quella gaia maschera c’era lo spirito desolato di un ateo. Alla fine, per mantenere il suo livello di ilarità in pubblico, ricadde nel vizio dell’alcol che aveva abbandonato molto tempo fa» (I tre strumenti di morte)

«Un irlandese di nascita; un cattolico occasionale, di quelli che non ricordano la propria religione se non quando si trovano veramente in un grosso guaio» (I tre strumenti di morte)


Il bere

«Naturalmente il bere non è una cosa né buona né cattiva in sé; ma non posso fare a meno, talvolta, di pensare che uomini come Armstrong avrebbero bisogno di un bicchierino di vino per divenire tristi» (I tre strumenti di morte)

«L’orrore dell’alcolismo in uno che fu astemio è questo: che egli s’immagina e si attende quell’inferno psicologico dal quale ha messo in guardia gli altri» (I tre strumenti di morte)


Il calvinismo, ovvero il lato oscuro della Scozia

«La Scozia ha una doppia dose di quel veleno che si chiama ereditarietà; il senso della stirpe, e il senso della predestinazione calvinista» (L’onore di Israel Gow)

«Gli scozzesi, prima che esistesse la Scozia, erano gente strana. Infatti sono strani ancora. Ma io immagino che nei tempi preistorici essi adorassero, in vero, dei demoni. E perciò – aggiunse con piacevole benignità – si diedero alla teologia puritana. […] Tutte le religioni presentano una caratteristica: materialismo. Ora, anche il culto di Satana è una vera religione» (L’onore di Israel Gow)

«Il misterioso personaggio era stato l’ultimo rappresentante di una schiatta che il valore, la pazzia e la violenta astuzia avevano resa terribile, anche fra la sinistra aristocrazia del suo paese nel sedicesimo secolo. Nessuno era andato più a fondo di loro in quel labirinto di ambizioni, nessuno più addentro a quel palazzo di menzogne costruito intorno a Maria, Regina di Scozia. I versi popolari nel paese attestavano candidamente il motivo e il risultato delle loro macchinazioni: “Come agli alberi estivi / la verde linfa, / così agli Ogilvie / l’oro che rosso brilla”» (L’onore di Israel Gow)

«“Io credo che sia piuttosto pericoloso stare in posti così alti, anche per pregare”, disse Padre Brown. “Le altezze sono fatte perché le si guardi dal basso, non dall’alto”. “Perché si può cadere?”, chiese Wilfred. “L’anima può cadere, anche se il corpo non cade”, disse l’altro prete. “Non la capisco”, mormorò Bohun. “Guardi quel fabbro, per esempio”, continuò Padre Brown tranquillamente, “un buon uomo, ma non un cristiano: duro, imperioso, inesorabile. Ebbene, la religione scozzese fu creata da uomini che pregavano in cima a colline o ad alte rocce, e imparò a guardare giù verso il mondo più che a guardar su verso il cielo. L’umiltà è madre di giganti. Si vedono cose grandi dalla valle, e solo cose piccole dalle cime”» (Il martello di Dio)

«La storia della sua conversione era familiare a tutte le tribune e i pulpiti più puritani: come, ancora ragazzo, avesse lasciato la teologia scozzese per il whisky scozzese, e come si fosse liberato da entrambe le cose e fosse diventato (com’egli diceva modestamente) quello che era. Tuttavia la sua barba bianca, il volto da cherubino e gli scintillanti occhiali, agli innumerevoli pranzi e congressi dove apparivano, rendevano in qualche modo difficile credere che fosse mai stato qualcosa di così morboso come un alcoolizzato o un calvinista. Era l’uomo più seriamente gaio di questo mondo» (I tre strumenti di morte)


La carità

«Pagliaccio e Pantalone divennero bianchi con la farina data dalla cuoca, e rossi col rosso dato da un altro domestico che rimaneva (come tutti i benefattori cristiani) anonimo» (Le stelle volanti)

«Si guardarono l’un l’altro con quella strana fredda generosità che è l’anima della rivalità» (L’uomo invisibile)

«Gli animi cattivi spesso sbagliano nel non aspettarsi mai nessuna virtù dagli uomini» (Le colpe del Principe Saradine)


Il Cielo e il mondo

«La gloria del cielo s’addensava e diveniva sempre più profonda attorno alla sublime volgarità dell’uomo» (La croce azzurra)


Le donne

«Era qualcosa di più di una gentildonna, una donna» (Il giardino segreto)

«Quella donna è esausta. Essa è una di quelle donne che compiono il loro dovere per vent’anni, e poi commettono qualche cosa di orribile» (La forme errata)

«Una gelida fierezza (carattere della donna moderna)» (L’occhio di Apollo)


Fantasia e fantastico

«Come sempre succede, la fantasia si fece tanto più sbrigliata quanto più modeste erano le possibilità a sua disposizione» (Le stelle volanti)

«Pare di essere in una terra di fate», esclama Flambeau – è solamente un abbaglio che nasconde qualcosa di terribile: «Padre Brown […] si fece il segno della croce. Il suo movimento fu così improvviso che l’amico gli chiese, guardandolo con uno sguardo un po’ stupito, che cosa avesse. “Quelli che hanno scritto le ballate medievali”, rispose il prete, “ne sapevano più di te sulle fate. Non capitano solo cose piacevoli nel regno delle fate”» (Le colpe del Principe Saradine)


La ragionevolezza della Fede

«Voi attaccaste la ragione. Questa è cattiva teologia» (La croce azzurra)

«Ma, appunto perché conosceva il valore della logica, ne sapeva anche i limiti. Come chi non conosce nulla di motori, può parlare di farli andare senza petrolio, così solo chi si intende di logica può sostenere di essere ragionevolmente logico senza saldi e incontestabili fondamenti» (La croce azzurra)

«– Tacete un momento, poiché vedo metà. Mi darai, Dio, la forza? Farà il mio cervello il balzo necessario per poter vedere tutto? Il cielo mi aiuti! Solevo essere abbastanza capace di pensare. Potevo parafrasare qualsiasi pagina dell’Aquinate, una volta. Scoppierà la mia testa, o vedrò? Vedo metà… vedo soltanto metà! Nascose il volto tra le mani, e stette fisso in una specie di rigida tortura del pensiero, o di preghiera» (Il giardino segreto)

«No, la ragione è sempre ragionevole, anche nell’ultimo limbo, anche al limite ultimo delle cose. So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la religione, ma è proprio il contrario, invece. Sola, sulla terra, la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Sola, sulla terra, la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione […] La ragione e la giustizia comprendono in modo inscindibile anche le stelle più remote e solitarie. […] Ma non crediate che una così fantastica astronomia possa influire momentaneamente sulla ragione e sulla giustizia della condotta umana. Su pianure di opale, sotto declivi tagliati nella pura perla, trovereste ancora un cartello con la scritta: “Tu non devi rubare!”» (La croce azzurra)

«Velentin la fissò con attenzione insolitamente pensosa per una natura scientifica come la sua. Ma forse tali nature scientifiche hanno un qualche psicologico sentore del più tremendo problema della loro vita» (Il giardino segreto)

«In quel momento aveva perduto la testa; e la sua testa acquistava il massimo del suo valore allorché la perdeva. In momenti simili, egli sommava due più due e formava quattro milioni. Spesso, la Chiesa Cattolica (che è sposa del buon senso comune) non approva una cosa simile; ed egli stesso non ne era soddisfatto, ma quelli erano veri casi d’ispirazione, importantissimi in certe crisi. E poi, chi perde la testa sa ritrovarla» (Il passo strano)


Lo spirito francese

«I francesi elettrizzano il mondo non col dar vita a un paradosso, ma presentando semplicemente una verità di per se stessa evidente; e spingono una verità alle estreme conseguenze, come nella rivoluzione francese» (La croce azzurra)

«Era uno scettico nel severo stile francese e non poteva avere alcuna simpatia per i preti» (La croce azzurra)

«Spietato nel ricercare i delinquenti, era molto mite nel punirli. Egli, ch’era l’autorità suprema in fatto di metodi polizieschi francesi – e, indirettamente, di quelli europei – aveva fatto uso della sua gande influenza in modo onorevole, adoperandosi a mitigare le pene e a purificare le prigioni. Era uno dei grandi liberi pensatori umanitari francesi; l’unico torto dei quali consiste in questo: che rendono la misericordia ancora più fredda della giustizia» (Il giardino segreto)

«Sentì un’ira improvvisa contro quella brutalità dell’intelletto, propria della Francia. Vide Parigi come un assieme brutale, dai grotteschi delle chiese gotiche alle grossolane caricature sui giornali; ricordò i giganteschi gesti della Rivoluzione, vide l’intera città come una sola energia bruta, che si manifestava dal sanguinario schizzo sul tavolo di Valentin, sino lassù, su Notre Dame, dove, sopra una montagna di pietra e una foresta di gronde, il gran diavolo sogghigna» (Il giardino segreto)

«Valentin è un tipo onesto, se essere onesti significa esser pazzi per una causa discutibile. Ma voi non avete mai visto in quei suoi occhi grigi e freddi ch’egli è pazzo? Egli commetterebbe qualsiasi delitto; qualsiasi delitto, per rompere quella che egli chiama la superstizione della Croce. Ha combattuto e sofferto la fame per un tal fine, ed ora ha persino ucciso. I milioni di Brayne dilapidati pazzamente, erano stati, sin qui, sparsi fra tante sette, che facevano ben poco per alterare l’equilibrio delle cose. Ma Valentin raccolse la voce che Brayne, come tanti scettici esaltati, s’avvicinava a noi; la cosa era molto diversa. Brayne avrebbe alimentato largamente l’impoverita e pugnace Chiesa di Francia; […] e il fanatico s’infiammò a quel rischio» (Il giardino segreto)

«L’ultra-francese usato dai cuochi, ma completamente illeggibile per dei francesi» (Il passo strano)

«Lo spirito francese è un misto di ragione e violenza» (L’uomo invisibile)


La Grazia divina

«L’ho preso con un invisibile amo e con una invisibile lenza, che è lunga abbastanza per lasciarlo vagare sino ai confini del mondo, e, tuttavia, riportarlo indietro con un solo strappo del filo» (Il passo strano)


Il male, la confessione, il pentimento

«Non avete mai pensato che un uomo che non fa mai altro che ascoltare i peccati commessi dagli uomini, non ha probabilità di rimanere ignaro del male umano?» (La croce azzurra)

«Non importa, non importa che vi dica. Sono contento che non siete ancora sceso proprio in fondo alla china del male, altrimenti sapreste di che parlo» (La croce azzurra)

«Voglio minacciarvi col verme che non muore e col fuoco che non si estingue […] e sono pronto ad ascoltare la vostra confessione» (Il passo strano)

«Ebbene, Flambeau, sembri davvero una stella volante; ma questo finisce sempre per voler dire una stella cadente. […] Voglio che tu li renda, Flambeau, e voglio che smetta questa vita. C’è ancora gioventù, onore, e spirito in te; ma non pensare che durino a lungo in codesto mestiere. Gli uomini riescono a mantenere una specie di livello medio nel bene, ma nessuno è mai riuscito a restare su un livello medio nel male. È una strada che scende sempre di più. L’uomo buono beve, e diventa crudele; l’uomo franco uccide, e si mette a mentire. Ne ho conosciuti molti che hanno incominciato come te, come onesti fuorilegge, rubando solo ai ricchi, e sono finiti nel fango. Maurice Blum incominciò come un anarchico, come un Robin Hood dei poveri, e finì come un’ignobile spia di cui entrambe le parti si servivano, disprezzandolo. Harry Burke iniziò a elargire gratuitamente denaro abbastanza sinceramente, e ora vive alle spalle di una sorella mezza morta di fame, facendosi continuamente pagare da lei da bere. Lord Amber si mise a frequentare gente equivoca per un malinteso spirito cavalleresco, e ora si fa ricattare dai più spregevoli avvoltoi di Londra; il Capitano Barillon era il più grande bandito-gentiluomo della generazione prima della tua, e morì in manicomio, gridando per paura dei ricettatori che l’avevano tradito e perseguitato. So che i boschi si stendono liberi dietro di te, Flambeau; e so che in un lampo potresti scomparirvi come una scimmia. Ma un giorno sarai una vecchia scimmia grigia, Flambeau, e starai seduto nella tua libera foresta, a morire di freddo, e gli alberi saranno molto squallidi. […] La tua parabola discendente è già iniziata. Ti vantavi di non fare mai nulla di meschino, ma questa sera stai facendo una cosa meschina. Stai lasciando sospettare un bravo ragazzo che ha già molte cose contro; lo stai separando dalla donna che ama e che lo ama. Ma farai cose anche più meschine prima di morire» (Le stelle volanti)

«Se egli era Satana in persona, egli ora è finito perché ha raccontato la cosa. Si diventa pazzi da soli, figliola mia» (L’uomo invisibile)

«Padre Brown camminò su quelle colline coperte di neve, sotto le stelle, per molte ore, con un assassino; e quello che si dissero i due non sarà mai risaputo» (L’uomo invisibile)

«Quando ebbi compiuto l’atto, accadde la cosa straordinaria. La Natura mi abbandonò. Mi sentii come se avessi fatto qualcosa di male. Credo che il mio cervello venga meno; provo una specie di disperato piacere nel pensare che l’ho detto a qualcuno, che non dovrò sopportarlo da solo, se mi sposerò e avrò dei figli. Che cosa mi succede?… La pazzia… o può essere che esista il rimorso, proprio come in una poesia di Byron!» (La forma errata)

«“Crede lei nel destino?”, chiese, improvvisamente, l’irrequieto Principe Saradine. “No”, rispose il suo ospite. “Credo nel giorno del Giudizio”. Il Principe si staccò dalla finestra e lo guardò in modo strano, con il viso in ombra contro la luce del tramonto. “Che cosa vuol dire?”, chiese. “Voglio dire che qui non vediamo l’arazzo dalla parte giusta”, rispose Padre Brown. “Le cose che capitano qui non sembrano avere significato: lo hanno altrove. Altrove la punizione cadrà sul vero colpevole: qui sembra spesso sbagliare persona”» (Le colpe del Principe Saradine)

«Sono un uomo e perciò ho il cuore pieno di diavoli» (Il martello di Dio)

«Le dico che so tutto questo; ma nessun altro lo saprà. Il prossimo passo sta a lei; io non ne farò altri, e suggellerò tutto questo con il suggello della confessione. Se mi chiede perché, ci sono molte ragioni, e solo una che la riguarda. Lascio la cosa a lei perché non è andato molto lontano sulla strada del male, come i soliti assassini. Lei non ha contribuito a dare la colpa al fabbro quando era facile, né alla moglie, quando pure era facile. Ha cercato di dare la colpa all’idiota del villaggio perché sapeva che non ne avrebbe sofferto [in quanto ritardato non sarebbe stato condannato a morte ndr]. Questo è uno di quegli sprazzi che è mio compito trovare negli assassini. E ora scenda nel villaggio, e vada per la sua strada libero come l’aria: infatti io ho detto la mia ultima parola» (Il martello di Dio)

«Il peggiore delitto che i demoni abbiano mai consigliato pare più leggero quando lo si è confessato; e io la imploro di confessare» (L’occhio di Apollo)

«Lascia andare Caino, perché egli appartiene a Dio» (L’occhio di Apollo)

«Persino i più micidiali errori non avvelenano la vita, come i peccati» (I tre strumenti di morte)


I miracoli

«Tu chiami [il caso] strano, e io lo chiamo strano, e tuttavia intendiamo due cose opposte. Lo spirito moderno confonde sempre due idee diverse: mistero nel senso di ciò che è meraviglioso, e mistero nel senso di ciò che è complicato. Qui sta gran parte della difficoltà per quel che concerne i miracoli. Un miracolo è impressionante, ma è semplice. È semplice perché è un miracolo. È potenza che viene direttamente da Dio (o dal diavolo) invece che indirettamente, attraverso la natura o la volontà umana. Ora, tu ritieni che questa faccenda sia strana perché è miracolosa, perché è una stregoneria operata da un cattivo indiano. Comprendimi, non dico che non sia stata spirituale o diabolica. Il Cielo e l’inferno soltanto sanno per quali influssi contingenti strani peccati entrano nelle vite degli uomini. Ma per il momento io sostengo solo questo: se è stata pura magia, come tu pensi, allora non è misteriosa… cioè, non è complicata. La qualità di un miracolo è misteriosa, ma il suo accadimento è semplice. Ora, questa cosa è stata tutto il contrario della semplicità» (La forma errata)


La modernità razionalista e il culto del progresso

«Egli non era “una macchina che pensa”, perché questa è una frase stupida del fatalismo e materialismo moderno. Una macchina è tale appunto perché con può pensare» (La croce azzurra)

«Nessuno poteva dire di sicuro se il signor Brayne fosse un ateo o un mormone o uno Scientista Cristiano; certo, egli era pronto a versar denaro in qualsiasi vaso intellettuale, purché fosse un vaso non provato ancora. Una delle sue passioni dominanti era quello di attendere uno Shakespeare americano, una passione questa che richiedeva maggior pazienza di quella di un pescatore. Ammirava Walt Whitman, ma pensava che Lucas P. Tanner, di Parigi, in Pennsylvania, fosse più “progressivo” di Whitman stesso, in ogni cosa. Amava tutto ciò che gli sembrava “progressivo”» (Il giardino segreto)

«Si aprì su una lunga e spaziosa entrata, in cui i soli oggetti che colpissero, parlando da un punto di vista normale, erano le alte figure meccaniche semi-umane, allineate da entrambi i lati, simili ai manichini dei sarti. Come i manichini, erano senza testa, avevano una notevole gibbosità sulle spalle e il petto protuberante; ma, a parte questo, non somigliavano a figure umane più di quanto non vi somigli un qualunque distributore automatico alto pressappoco come un uomo. Avevano due grossi uncini, a guisa di braccia, per portare i vassoi, ed erano verniciati in verde pisello, o rosso vermiglio, o nero, per evitare confusioni. Sotto ogni altro aspetto non erano che meccanismi come gli altri, e nessuno li avrebbe guardati due volte. […] Gli parve una fatalità lasciare l’omino solo tra questi domestici morti, che si animavano mentre la porta si chiudeva» (L’uomo invisibile)

«Amavo la moglie di Quinton. Che c’era di male in questo? La natura me lo ordinava, ed è l’amore che fa girare il mondo. Pensavo anche in tutta sincerità ch’essa sarebbe stata più felice con un animale sano come me che con quel piccolo pazzoide che la tormentava. Che cosa c’era di male? Affrontavo semplicemente i fatti, come un uomo di scienza. Sarebbe stata più felice. Secondo il mio modo di pensare ero liberissimo di uccidere Quinton, il che era la cosa migliore per tutti, lui compreso. Ma, da animale sano, non volevo uccidere me stesso. Risolvetti quindi che non l’avrei fatto finché non avessi visto una possibilità di farlo senza pagare lo scotto. Ho visto la possibilità questa mattina» (La forma errata)

«Lei è come tanti dottori e la sua scienza mentale è davvero suggestiva; è la sua scienza fisica che è assolutamente impossibile. Sono d’accordo che la donna desideri uccidere il complice più di quanto lo desideri il marito offeso, ma c’è un’impossibilità fisica. Nessuna donna potrebbe frantumare a quel modo il cranio di un uomo» (Il martello di Dio)


I miracoli

«Il fatto più incredibile dei miracoli è che essi accadono veramente. Alcune nuvole in cielo si fondono veramente insieme e si trasformano in un occhio umano che guarda fisso. Un albero sorge nel paesaggio di un viaggio incerto nella forma precisa e complicata di un punto interrogativo. Io stesso ho visto entrambe queste cose in questi ultimi giorni. Così Nelson muore proprio al momento della vittoria; un uomo chiamato William uccide per puro caso un altro chiamato Williamson, il che sembra come una specie d’infanticidio. Insomma, c’è nella vita un elemento di magica coincidenza che la gente che fonda tutto sulla realtà normale può anche non rilevare mai. Come è stato magistralmente espresso nel paradosso di Poe, la saggezza deve pur fare i conti con l’imprevisto» (La croce azzurra)


New Age

«Ma io sono nata libera, signor Flambeau! La gente crede di aver bisogno di queste cose solo perché è stata cresciuta nella paura invece che nella forza e nel coraggio; […] Il sole non è il mio padrone, e io aprirò i miei occhi e lo fisserò tutte le volte che vorrò» (L’occhio di Apollo)

«E’ una di quelle nuove religioni che ti perdonano i peccati dicendo che non ne hai mai avuti» (L’occhio di Apollo)

«“E’ loro teoria che un uomo può sopportare tutto se la sua mente è ben ferma. I loro due grandi simboli sono il sole e l’occhio aperto: infatti dicono che se un uomo è veramente savio può fissare il sole”. “Se un uomo fosse veramente savio”, disse Padre Brown, “non gli importerebbe di fissarlo”» (L’occhio di Apollo)

«“Può curare la sola malattia spirituale?”, “E qual è la sola malattia spirituale?”, chiese Flambeau, sorridendo. “Oh, credere di essere veramente savi”, disse il suo amico» (L’occhio di Apollo)

«Questa era forse la differenza più spiccata fra quei due uomini pur così diversi. Padre Brown non poteva guardare niente senza strizzare gli occhi, mentre il sacerdote di Apollo poteva fissare lo splendore meridiano senza un tremito delle palpebre» (L’occhio di Apollo)

«Ci siamo alfine incontrati, Caifa. La tua chiesa e la mia sono le sole realtà di questa terra. Io adoro il sole, tu l’oscurarsi del sole; tu sei il prete del dio morente, e io di quello vivente. La tua attuale opera di sospetto e di calunnia è degna del tuo abito e della tua fede. Tutta la tua chiesa è un nero intrigo; voi non siete che spie e poliziotti che cercano di strappare agli uomini una confessione di colpa, mediante il tradimento o la tortura. Vorreste convincere gli uomini che sono colpevoli, mentre io vorrei convincerli che sono innocenti: vorreste convincerli di peccato, io di virtù» (L’occhio di Apollo)

«Oh, se almeno questi nuovi pagani fossero antichi pagani, sarebbero un po’ più saggi! Gli antichi sapevano che la semplice, nuda adorazione della natura ha un lato crudele. Sapevano che l’occhio di Apollo può inaridire e accecare» (L’occhio di Apollo)


Inquietudini d’oriente

«Egli era un uomo che s’immergeva nei colori e li assorbiva, e si abbandonava alla sua passione per i colori fino a trascurare un po’ la forma… e anche le forme. Proprio questa sua tendenza aveva diretto il suo talento totalmente verso l’arte e le decorazioni dell’Oriente; verso quegli incredibili tappeti o abbaglianti ricami dove tutti i colori sembrano piombati in un felice caos, non avendo nulla da rappresentare o da insegnare. Egli aveva tentato, non forse con pieno successo artistico, ma con indubbia fantasia e inventiva, di comporre poemi epici e storie d’amore che riflettessero quell’orgia di colori violenti e persino crudeli: racconti che si svolgevano sotto cieli tropicali d’oro ardente o di rame sanguigno; di eroi orientali che, con mitrie ravvolte in dieci giri di turbante, cavalcavano elefanti viola o verdi; di giganteschi gioielli che cento negri non potevano portare, e che ardevano di antiche e strane luci multicolori. In breve (per presentare la cosa dal punto di vista più evidente) egli trattava molto di cieli orientali, peggiori della maggior parte degli inferni occidentali, di monarchi orientali, che a noi potrebbero sembrare invasati, e di gioielli orientali che un gioielliere di Bond Street (se cento negri barcollanti li introducessero nel negozio) potrebbe forse non considerare genuini. Quinton era un genio, se pure un po’ morboso; morbosità del resto ancora più evidente nella sua vita che nella sua opera. Aveva un carattere debole e suscettibile, e la sua salute aveva sofferto molto per l’esperienza dell’oppio. Sua moglie – una bella donna che lavorava molto, troppo – non approvava l’oppio, ma approvava ancora meno un eremita indiano in carne e ossa, vestito di manti bianchi e gialli, che il marito insisteva a tenere in casa per mesi di seguito, una specie di Virgilio che guidasse il suo spirito attraverso i paradisi e gli inferni orientali» (La forma errata)

«Il cristiano è più modesto: egli vuole qualcosa» (La forma errata)

«Quando quell’indiano ci ha parlato ho avuto una specie di visione, una visione di lui e di tutto il suo universo. Eppure ha soltanto ripetuto la stessa cosa tre volte. Quando disse la prima volta che non voleva nulla, intendeva soltanto che era impenetrabile, che l’Asia non si lascia conoscere. Poi disse di nuovo “Nulla” e capii che voleva dire che bastava a se stesso, come un cosmo che non ha bisogno di Dio, né ammette il peccato. E quando disse per la terza volta “Nulla” lo disse con una luce ardente negli occhi. Allora capii che intendeva alla lettera quello che diceva: il nulla era il suo desiderio e la sua casa; egli desiderava il nulla come si desidera il vino; che è l’annichilimento, la pura distruzione di tutti e di tutto…» (La forma errata)

«“È molto bello”, disse il prete, a voce bassa, trasognata, “i colori sono bellissimi; ma non ha la forma giusta […] Per nulla: è una forma errata, ingiusta di per se stessa. Non provi mai questa sensazione a proposito dell’arte orientale? I colori sono deliziosi, quasi intossicanti, ma le forme sono meschine e cattive… deliberatamente meschine e cattive. Ho visto delle vere perfidie in certi tappeti turchi. […] Sono lettere e simboli in una lingua che mi è ignota: ma so che significano cose cattive”, continuò il prete, con voce sempre più bassa. “Le linee deviano intenzionalmente, come serpenti che si attorcono per sfuggire”. “Di che diavolo sta parlando?”, disse il dottore, ridendo forte. Flambeau gli rispose piano: “Il Padre a volte è in preda a questa nube mistica; ma l’avverto che non ho mai visto che ciò succedesse senza che ci fosse qualcosa di male vicino”. […] “Ma guardate”, esclamò Padre Brown, tenendo il coltello contorto col braccio teso, come se fosse una serpe scintillante. “Non vedete che non è una forma giusta? Non vedete che non ha un intento chiaro e diritto? Non indica come una lancia; non spazza come una falce. Non sembra un’arma: sembra uno strumento di Tortura […] La forma di questa casa è strana, magari ridicola, ma non ha niente di cattivo”» (La forma errata)


Provvidenza

«“Abbiamo preso una svolta sbagliata, e siamo venuti in un posto sbagliato”, disse Padre Brown, guardando fuori della finestra i larici grigi e il fiume d’argento. “Non importa; a volte si può fare del bene, se si è la persona giusta nel posto sbagliato”» (Le colpe del Principe Saradine)


Tra plutocrati e partitocrazia

«Era una di quelle strane imprese commerciali conosciute col nome di “esclusive”; cioè una di quelle case che fruttano non con l’attrarre gente ma proprio col mandarla via. In piena plutocrazia, gli esercenti diventano così furbi da essere più difficili dei loro stessi clienti. Essi creano a bella posta degli ostacoli, affinché i loro ricchi e annoiati clienti spendano denaro e diplomazia per vincerli. Se vi fosse a Londra un albergo alla moda nel quale non potesse entrare gente che non fosse alta almeno due metri, si formerebbero subito delle compagnie di persone alte due metri che lo frequenterebbero. Se esistesse un ristorante costoso che per puro capriccio del proprietario fosse aperto solo nel pomeriggio del giovedì, si sarebbe certi di trovarlo, in tale giorno, affollatissimo» (Il passo strano)

«C’è al mondo un antico ribelle demagogo che penetra nei ritiri più raffinati per porgere la spaventevole novella che tutti gli uomini sono fratelli; e in qualsiasi luogo questo eguagliatore andasse sulla sua triste cavalcatura, Padre Brown sentiva il dovere di seguirlo» (Il passo strano)

«Una società che usava un gran numero di cerimonie e di regole, ma non possedeva né storia né scopo; per questo era tanto aristocratica» (Il passo strano)

«Non aveva mai fatto nulla, né di bene né di male. […] Apparteneva a quella società, e bastava. Nessun partito politico poteva ignorarlo; e se egli avesse desiderato di far parte del Governo, l’avrebbero posto al Governo […] Visto da dietro, aveva l’aspetto dell’uomo di cui ha bisogno l’Impero. Visto di faccia, aveva l’aria di un celibe mite, indulgente con se stesso, con un appartamento nel quartiere Albani; e così era, infatti» (Il passo strano)

«Era un giovane che faceva strada in politica. Cioè, era un giovane piacevole, dai capelli biondi, lisci, il volto lentigginoso, con una moderata intelligenza e proprietà immense» (Il passo strano)

«I plutocrati moderni non potevano sopportare accanto a loro un povero, né come schiavo né come amico. Una disgrazia che accadesse ai servi non era per essi una cosa molto noiosa e imbarazzante. Non volevano essere brutali, e temevano che ci fosse la necessità di essere benevoli» (Il passo strano)

«Dev’essere una cosa molto difficile sembrare un signore; ma ho pensato talvolta che deve essere altrettanto difficile sembrare un cameriere» (Il passo strano)

«Strano che un ladro e vagabondo si penta, mentre tanti che sono ricchi e sicuri di sé rimangono duri e frivoli e senza alcun frutto né per Iddio né per l’uomo. […] Loro sono i Dodici Veri Pescatori, e qui hanno le loro posate d’argento. Ma Egli mi ha fatto pescatore d’uomini» (Il passo strano)


Il socialismo

«“Lei parla così solo da quando è diventato un orribile… come si dice… sa quel che voglio dire. Come si chiama un uomo che vuole abbracciare uno spazzacamino?” “Un santo”, disse Padre Brown. “Credo”, disse Sir Leopold, con un sorriso superiore, “che Ruby voglia dire un socialista”. “Un radicale non vuol dire un uomo che vive di radici”, osservò Crook, con un po’ d’impazienza, “e un conservatore non significa una persona che fa le conserve. E un socialista, vi assicuro, non vuol dire una persona che desidera passare la sera in compagnia di uno spazzacamino. Un socialista vuol dire una persona che vuole che tutti i camini siano spazzati e tutti gli spazzacamini siano pagati”. “Ma che non ti permette”, osservò il prete a bassa voce, “di possedere la tua fuliggine”. Crook lo guardò con interesse e anche con rispetto. “Chi vuol possedere della fuliggine?”, chiese. “Potrebbe accadere”, rispose Padre Brown, pensoso. “Ho sentito dire che i giardinieri se ne servono. E io una volta resi felici sei bambini, un Natale che il prestigiatore non era venuto, soltanto con della fuliggine… applicata esternamente”» (Le stelle volanti)

«L’antipatia che provava per il giovane dalla cravatta rossa, per le sue opinioni di predatore, e per i suoi evidenti buoni rapporti con la graziosa figlioccia, fece dire a Fischer, nel suo tono più sarcastico e magistrale: “Senza dubbio lei ha trovato qualcosa di peggior gusto che sedersi sopra un cappello duro. Che cos’è, per favore?”. “Starci sotto, per esempio”, disse il socialista» (Le stelle volanti)

«“Coloro che vogliono rubare dei diamanti non parlano di socialismo. È più probabile”, aggiunse gravemente, “che lo denuncino”» (Le stelle volanti)


Sola Scriptura

«Sir Arthur St. Clare, come ho già detto, era un uomo che leggeva la sua Bibbia. Ecco il guaio. Quando capirà la gente che è inutile leggere la propria Bibbia se non si legge anche quella degli altri? Un tipografo legge la Bibbia in cerca di errori di stampa; la legge un mormone e vi trova la poligamia; un adepto della Christian Science legge la sua, e vi trova che non abbiamo né gambe né braccia. St. Clare era un vecchio soldato protestante anglo-indiano. Ora, pensa un momento che cosa questo può significare e, per amor del cielo, senza ipocrisia retorica. Potrebbe significare un uomo dal fisico formidabile che vive sotto un sole tropicale in una società orientale, immergendosi senza giudizio né guida in un libro orientale. Naturalmente, leggeva il Vecchio Testamento piuttosto che il Nuovo. Naturalmente, trovava nel Vecchio Testamento tutto quello che voleva… lussuria, tirannia, tradimento. Oh, magari in buona fede, come si dice; ma che vale la buona fede nell’adorazione della disonestà? In ognuno dei torridi e misteriosi paesi dove andava, teneva un harem, torturava i testimoni, ammassava illecitamente oro; ma certo avrebbe detto, con occhi fermi, che lo faceva per la gloria del Signore. La mia teologia è chiaramente espressa dalla domanda: quale Signore? Comunque, questa perdizione apre una porta dopo l’altra verso l’inferno, e sono porte che immettono in stanze sempre più strette. Ecco quello che si deve dire contro il peccato; non è che si diventi sempre più sfrenati, ma sempre più meschini. St. Clare fu presto soffocato dalle difficoltà di tacitare i ricattatori; e aveva sempre più bisogno di denaro. E, al momento della battaglia del Fiume Nero, era caduto giù fino a quel luogo che Dante mette al punto più basso dell’universo» (All’insegna della spada spezzata)


Il sonno come Sacramento

«“Dormire!”, disse Padre Brown. “Dormire. Siamo giunti in fondo. Sapete che cos’è il sonno? Sapete che ogni uomo che dorme crede in Dio? È un Sacramento: perché è un atto di fede ed è un nutrimento. E noi abbiamo bisogno di un Sacramento, anche se è soltanto naturale”» (L’onore di Israel Gow)


Tradizioni

«Pochi, eccetto i poveri, conservano le tradizioni. Gli aristocratici […] seguono la moda» (Il martello di Dio)