Basta poco per mandare in tilt il fronte progressista-LGBT. No, questa volta non è colpa di un libro come Sodoma distrutta. Le parole di Santi e Papi contro l’omosessualismo, o come Dal divorzio al gender- Famiglie centrifugate e identità liquida: una dissoluzione dalle origini remote, oppure come Abbattere gli idoli contemporanei. Non moriremo liberal.

No, no, no: basta una delle compagnie più gay-friendly del mondo, la Pfizer. Sì, quella dei vaccini; che addirittura barda con colori arcobaleno i suoi profili social e che sul suo sito vanta l’ottenimento della massima valutazione nel KEY LGBT CORPORATE RANKING: “Pfizer ha nuovamente ottenuto una classifica “100” – la più alta possibile – nell’edizione 2012 del Corporate Equality Index (CEI), la principale indagine che valuta le imprese con sede negli Stati Uniti sul loro trattamento di dipendenti, clienti e investitori lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT)”.

Ma si sa, la vecchia abitudine del colpo al cerchio e del colpo alla botte è parecchio diffusa. E – lo sostiene Forbes, ripresa da The Independent – scoppia lo scandalo: alcune grandi multinazionali hanno finanziato politici anti-gay.

La lista di proscrizione – che citiamo dalla nota testata – pare spietata:


1. AT&T donated $2,755,000 to 193 anti-gay politicians.

2. UPS donated $2,366,122 to 159 anti-gay politicians.

3. Comcast donated $2,116,500 to 154 anti-gay politicians.

4. Home Depot donated $1,825,500 to 111 anti-gay politicians.

5. General Electric donated $1,380,500 to 97 anti-gay politicians.

6. FedEx donated $1,261,500 to 75 anti-gay politicians.

7. UBS donated $1,094,750 to 72 anti-gay politicians.

8. Verizon donated $1,022,803 to 74 anti-gay politicians.

9. Pfizer donated $959,263 to 52 anti-gay politicians.

Pfizer ha difeso le sue donazioni ai repubblicani: “La decisione di contribuire a questi funzionari eletti è stata presa in base al loro sostegno all’industria biofarmaceutica e alle politiche che proteggono gli incentivi all’innovazione e l’accesso dei pazienti a medicinali e vaccini”, ha detto la società a Forbes. “In nessun modo il nostro supporto si traduce in un avallo della loro posizione su qualsiasi questione sociale”.

Ma ormai la frittata era fatta. Apriti cielo: vaccinati che volevano farsi estrarre gli anticorpi, altri che li volevano ammazzare, tsunami di retweet per soggetti in preda al “first reaction shock”.
Uno spettacolo.