di Luca Fumagalli

Prima di iniziare, per chi fosse interessato ad approfondire l’opera di Roger Pater e quella di molti altri scrittori del cattolicesimo britannico si segnala l’uscita del saggio “Dio strabenedica gli inglesi. Note per una storia della letteratura cattolica britannica tra XIX e XX secolo”. Link all’acquisto.

Il benedettino Dom Roger Hudleston è uno di quegli affascinanti sacerdoti scrittori che hanno popolato il panorama del cattolicesimo britannico tra il XIX e il XX secolo. Oltre a essere stato per un certo periodo il direttore di una collana dalla Burns & Oates dedicata al misticismo, pubblicò svariati volumi a tema religioso tra cui una nuova traduzione inglese dei Fioretti di San Francesco. Ciononostante, la sua fama rimane ancora oggi legata a due antologie di racconti del soprannaturale, Mystic Voices (1923) e My Cousin Philip (1924), entrambe firmate con il nom de plume di Roger Pater.

Nato il 24 dicembre 1874 vicino a Penrith, nel Cumberland, Gilbert Hudleston – Roger era il suo nome da religioso – era l’ultimo esponente del ramo protestante di una delle più antiche famiglie cattoliche d’Inghilterra, la stessa alla quale era appartenuto John Hudleston, benedettino del XVII secolo famoso per aver riconciliato con la Chiesa un Carlo II sul punto di morire. Dopo aver frequentato il Wellington College ed essere stato praticante per paio d’anni in uno studio legale di Liverpool, il giovane Hudleston approdò al Keble College di Oxford. La sua carriera universitaria, però, durò solo pochi mesi, e nel 1896 lasciò tutto per diventare cattolico. Fece la sua prima comunione a Roma, ricevendo l’ostia direttamente dalle mani di Leone XIII, per poi tornarsene in Inghilterra, presso l’abbazia di Downside, con l’intento di entrare a far parte dell’ordine benedettino. Prese i voi nel 1899 e nel 1904 venne ordinato sacerdote. Svolse diversi incarichi minori fino a quando, nel 1916, divenne preside della scuola di Ealing. Durante la Grande Guerra prestò servizio in qualità di cappellano militare a Salonicco, in Grecia, e al termine del conflitto si occupò per diversi anni della direzione delle missioni benedettine di Bath e di Malvern, un incarico che dovette purtroppo abbandonare nel 1931 a causa dell’insorgere di problemi al cuore. Da quel momento la sua salute andò deteriorandosi rapidamente fino alla morte, avvenuta il 5 agosto 1936 per arresto cardiaco.

Uomo dalle molteplici doti – pare fosse in grado di risolvere in mezz’ora il cruciverba del «Times» – in Mystic Voices e My Cousin Philip Dom Hudleston radunò alcuni racconti che aveva iniziato a scrivere nel 1913, durante la convalescenza seguita a un’operazione per appendicite. A questo primo gruppo di storie se ne aggiunsero altre negli anni successivi, composte perlopiù nei ritagli di tempo tra un’occupazione e l’altra. Qualcuna apparve in anteprima pure sul «Catholic World». Quando la Burns & Oates pubblicò Mystic Voices le vendite furono così buone che la casa editrice si adoperò subito per dare alle stampe una seconda raccolta che tuttavia non bissò il successo della precedente.

Dom Roger Hudleston (1874-1936)

Protagonista di entrambi i volumi è un certo Philip Rivers Pater, personaggio fittizio che l’autore immagina essere suo cugino, anch’egli sacerdote e facoltoso signorotto di campagna. Il Pater immaginario è dotato di capacità extra-sensoriali e funge da “ricettore” di avventure soprannaturali. Fantasmi, possessioni, oggetti maledetti e altri ingredienti tipici della ghost stories vittoriane si accompagnano a una meditazione davvero originale sulla storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra e sulla spiritualità cristiana, una formula che ha come unico precedente illustre le raccolte The Light Invisible (1903) e A Mirror of Shalott (1905) di mons. Robert Hugh Benson, autore conosciuto in Italia soprattutto per il bestseller distopico Il padrone del mondo.

All’epoca i giudizi della critica furono perlopiù positivi: «Le storie sono piene di pietà, la loro escatologia non è mai ristretta, e l’ultima illustra magnificamente la convinzione dell’anziano prete che “esiste un’unità definitiva”», così il «Times Literary Supplement» del 24 febbraio 1924. Un mese più tardi, il 29 marzo, anche il «Church Times» dedicava parole d’elogio ai due libri: «In esse vi è molto fascino, molta erudizione, molti ragionamenti acuti e sagge osservazioni».

In risposta alle lettere degli ammiratori – tra cui spiccava il nome della Principessa Blücher, nota per le sue memorie sulla Prima guerra mondiale – Dom Hudleston fu costretto ad ammettere che quanto raccontato non era solo un parto della fantasia. Ad esempio il racconto “The Persecution Chalice” si basava su un fatto realmente accaduto: una volta, durante la celebrazione di una Messa, Dom Hudleston si stava apprestando a sollevare il calice – un oggetto prezioso, portato in Inghilterra durante la rivoluzione francese – quando, all’improvviso, gli parve di udire spari e urla provenire dall’esterno della chiesa. Riappoggiò quindi il calice e in un istante fu di nuovo silenzio.

La prima edizione di “Mystic Voices” (1923) e di “My Cousin Philip” (1924)

Se Mystic Voices è stato ripubblicato nel 2001 dalla piccola casa editrice Ash Tree Press in un’edizione di lusso, My Cousin Philip è diventato col tempo una rarità del modernariato e, di conseguenza, il prezzo delle poche copie attualmente in vendita è piuttosto elevato.

Da Mystic Voices sono stati tradotti in italiano da Giuseppe Lippi, Daniela Galdo e Gianni Pilo solo una manciata di racconti, ovvero De Profundis (De Profundis), L’eredità dell’astrologo (The Astrologer’s Legacy) e A Porta Inferi (A Porta Inferi), pubblicati accanto alle storie di altri maestri del fantastico in tre diverse antologie: Occulta, L’omnibus del soprannaturale (Mondadori, 1988), Storie di demoni (Fanucci, 1988) e la più recente Storie di diavoli (Newton & Compton, 1997).

De Profundis ben esemplifica uno dei temi principali di Mystic Voices, vale a dire il tentativo di un’anima del Purgatorio di comunicare con i vivi allo scopo di consigliarli o di alleviare le loro sofferenze. La vicenda, ambientata in un convento femminile di Roma, ruota attorno al culto per una superiora scomparsa qualche tempo prima in odore di santità, culto che le suore continuano a praticare in gran segreto dal momento che il Vaticano lo ha ufficialmente vietato (accurate indagini hanno infatti portato alla luce gli isterismi e le menzogne reiterate della defunta). Proprio l’anima dell’ex superiora, che si trova in Purgatorio, in una visione rivela l’amara verità a una novizia, nipote di un Cardinale, convincendo infine le autorità a intervenire e a chiudere il convento.

L’eredità dell’astrologo e A Porta Inferi trattano invece del pericolo dello spiritismo con toni simili a quelli impiegati da Benson nel romanzo I necromanti (The Necromancers, 1909). Nel primo racconto si parla di un’antica sfera di epoca rinascimentale impiegata per oscuri riti satanici, mentre il secondo ha per protagonista un ex spiritista, internato in un ospedale psichiatrico a causa dei suoi esperimenti con l’occulto, che, a lungo andare, lo hanno condotto alla follia. Per di più è posseduto dallo spirito di un assassino deceduto da tempo che gli consente solo sporadici momenti di lucidità. Nel finale Philip Pater riesce a liberare dalla possessione demoniaca l’amico che muore, ormai pentito, mentre riceve l’estrema unzione.

L’edizione del 2001 di “Mystic Voices”

Anche se in Mystic Voices e in My Cousin Philip l’elemento soprannaturale è sempre interpretato attraverso «una Fede certa nel divino» («The Catholic Times», 22 novembre 1924), il confine tra ortodossia ed eterodossia corre spesso il rischio di farsi troppo labile. Del resto, oltre a Dom Hudleston e al già citato Benson, in ambito cattolico solo Shane Leslie e il poco raccomandabile reverendo Montague Summers hanno scritto delle ghost stories. Ciò rivela come l’interesse per il soprannaturale tra britannici fedeli a Roma fosse tutto sommato limitato a una minoranza tanto sparuta quanto eccentrica.