Come da “tradizione” postconciliare, per la festa dei santi Pietro e Paolo gli scismatici costantinopolitani si recano a Roma e ogni anno si ripete lo spettacolo della più che farisaica ipocrisia di coloro che scendono a venerare le sacratissime ceneri di quel Pietro di cui negano da secoli le divine prerogative del primato.
Quest’anno il consueto fasto ecumenico, che ci attossica dai tempi di Montini, è stato accompagnato dalle poco ecumeniche dichiarazioni del patriarcato moscovita: “La Chiesa ortodossa russa non accetterà l’unione di ortodossi e cattolici per iniziativa del patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, che pretende di ergersi a supremo padrone dei destini dell’Ortodossia” (cit. da asianews.it).
Aspra contesa infatti disgiunge da tempo Mosca e Costantinopoli, dal momento che quest’ultima pretende un certo primato personale (vedi qui), che i Russi (su cui si posano gli sguardi adoranti di certi tradizionalisti) bollano seccamente come “papismo”.
Una contesa naturale: “La salvezza della Chiesa risiede nell’autorità del Sommo Pontefice, e se a lui non viene assegnato un potere superiore e incontrastato, nelle chiese si avranno tanti scismi quanti saranno i preti” (S. Girolamo, Contra Lucif., 9); più che naturale se si sommano le logiche politiche che fanno di entrambi i patriarcati dei burattini nelle mani delle potenze orientali e occidentali.
Ma se Atene piange Sparta non ride. Roma, la Roma neo-modernista del Vaticano II, è da un cinquantennio e oltre impegnatissima nella distruzione della Roma eterna, nell’annichilimento dottrinale del Papato (Ratzinger spicca fra i demolitori più accaniti) nel contesto del “sacro furore” ecumenico.
Che sarà mai infatti questa unione romano-costantinopolitana tanto esecrata dai Russi? Il rinnovamento della Unione Fiorentina del 1439? No, tutt’altro!
Ammesso e non concesso che possa realizzarsi, sarà un’unione fatta calpestando la fede, calpestando il dogma: un’unione che non è l’unità della Chiesa di Gesù Cristo, che è la Cattolica Apostolica Romana.
Una unione, una unità, che sebbene patrocinata dai Montini e successori (nessuno escluso) e da tutto i circo modernista, cade sotto la infallibile condanna di Pio XI (e di tutti i Pontefici fino a Pio XII) nella Mortalium animos:

I fautori di questa iniziativa quasi non finiscono di citare le parole di Cristo: «Che tutti siano una cosa sola … Si farà un solo ovile e un solo pastore» […] soggiungono che, messe totalmente da parte le controversie e le vecchie differenze di opinioni che sino ai giorni nostri tennero divisa la famiglia cristiana, con le rimanenti dottrine si dovrebbe formare e proporre una norma comune di fede, nella cui professione tutti si possano non solo riconoscere, ma sentire fratelli; e che soltanto se unite da un patto universale, le molte chiese o comunità saranno in grado di resistere validamente con frutto ai progressi dell’incredulità.
Così, Venerabili Fratelli, si va dicendo comunemente. Vi sono però taluni che affermano e ammettono che troppo sconsigliatamente il Protestantesimo rigettò alcuni punti di fede e qualche rito del culto esterno, certamente accettabili ed utili, che la Chiesa Romana invece conserva. Ma tosto soggiungono che questa stessa Chiesa corruppe l’antico cristianesimo aggiungendo e proponendo a credere parecchie dottrine non solo estranee, ma contrarie al Vangelo, tra le quali annoverano, come principale, quella del Primato di giurisdizione, concesso a Pietro e ai suoi successori nella Sede Romana. Tra costoro ci sono anche alcuni, benché pochi in verità, i quali concedono al Romano Pontefice un primato di onore o una certa giurisdizione e potestà, facendola però derivare non dal diritto divino, ma in certo qual modo dal consenso dei fedeli; altri giungono perfino a volere lo stesso Pontefice a capo di quelle loro, diciamo così, variopinte riunioni. Che se è facile trovare molti acattolici che predicano con belle parole la fraterna comunione in Gesù Cristo, non se ne rinviene uno solo a cui cada in mente di sottomettersi al governo del Vicario di Gesù Cristo o di ubbidire al suo magistero. E intanto affermano di voler ben volentieri trattare con la Chiesa Romana, ma con eguaglianza di diritti, cioè da pari a pari; e certamente se potessero così trattare, lo farebbero con l’intento di giungere a una convenzione la quale permettesse loro di conservare quelle opinioni che li tengono finora vaganti ed erranti fuori dell’unico ovile di Cristo.
A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo. 

Fonte immagine asianews.it