Una delle date più importanti della storia dell’uomo è il 18 luglio 1870, il giorno felice in cui venne definita la verità di fede dell’infallibilità pontificia. Di seguito il resoconto della cerimonia che si svolse nella Basilica Vaticana.

Dei Vescovi rimasti in Roma, 535 intervennero nell’aula Conciliare a S. Pietro la mattina del 18 Luglio, rivestiti di piviali rossi e mitra bianca e cominciando a prendere i loro posti alle ore nove. Oltre i Cardinali, i Patriarchi, i Primati, gli Arcivescovi e Vescovi, gli Abati nullius e gli Abati generali, tutti vestiti di paramenti rossi, assistevano i Padri Generali ed i Vicari Generali delle Congregazioni religiose e monastiche e quelli degli Ordini Mendicanti. A dritta della porta del Concilio, aperta nei due battenti, trovavansi di guardia i Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano cui spetta per antica consuetudine la difesa materiale dei Concilii Ecumenici. I Cavalieri di Malta erano vestiti dell’uniforme rosso e tenevano spada alla mano; a sinistra dell’ingresso vi erano le Guardie Nobili di S.S.. Le piccole tribune ai lati del trono pontificio in fondo all’aula erano occupate dalla nobiltà romana e da altri personaggi di riguardo. Tra questi S.A.R. l’Infanta Isabella di Portogallo, i procuratori dei Vescovi dispensati o scusati, i Teologi e Consultori del Concilio e via dicendo. Le grandi tribune sotto gli arconi laterali e destinate al Corpo Diplomatico erano pressoché vuote perché i rappresentanti delle Potenze quasi tutti si astennero dall’intervenire per ragioni politiche. Il resto della Basilica, ma più specialmente la parte centrale e la navata prospettante l’aula, era gremitissima di fedeli, i quali per meglio godersi l’interno dell’aula salivano sulle basi dei pilastri sulle sporgenze che offrivansi sui confessionali e financo sulla balaustrata della Confessione e sui gradini dell’altare papale. La sessione ebbe principio con la Messa dello Spirito Santo celebrata dal Cardinale Barili.
Il Sommo Pontefice Pio IX assunti i paramenti pontifici nella Cappella Gregoriana entrò nell’aula verso le 10 e mezzo, avendo con sé la nobile Corte ed anticamera, il vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa, il Principe Assistente al Soglio che riveste la carica di Custode del Concilio, il Senatore di Roma con la romana magistratura ed altri dignitarii ecclesiastici e laici. Assistevano il Papa il Cardinale De Angelis, come prete, ed i Cardinali Grassellini e Mertel fungendo da Diaconi. Monsignor De Avila, uditore di Rota per la Spagna, funzionava da Diacono Apostolico.
Sedutosi in trono il Papa, Mons Fessier, Vescovo di Sant’Ippolito e segretario del Concilio, pose nel leggio apposito preparato sull’altare portatile in mezzo all’aula il Libro degli Evangelii. Inginocchiatisi tutti dopo lievi orazioni private e quelle speciali dette ad alta voce dal Papa, seguirono le litanie dei Santi e pervenutisi alle Invocazioni il Papa levatosi in piedi e segnando tre volte il segno della Croce sui presenti ripeté le Invocazioni che implorano da Dio di benedire, reggere e conservare il Sinodo e la Gerarchia ecclesiastica. Si cantò quindi dal Cardinale Capalti il Vangelo di San Matteo relativo alla confessione di S. Pietro della divinità di Gesù Cristo ed all’autorità che questi in seguito gli conferiva fondando la sua Chiesa. Segui il canto del Veni Creator intonato dal Papa.
Esigeva il cerimoniale che a tal punto dovessero uscire dal Concilio quanti non vi aveano parte e che le porte dell’aula devessero chiudersi, però il Papa espressamente ordinò che gli estranei rimanessero nell’aula e che la porta ne rimanesse aperta, sicché i fedeli che erano nella Chiesa potessero cosi presenziare la funzione che compivasi all’interno dell’aula.
Consegnata allora al S. Padre da Monsignor Segretario del Concilio la Costituzione da leggersi, la quale erasi stampata e distribuita ai Vescovi, il Papa la passò nelle mani di Mons. Valenziani, Vescovo di Fabriano e Matelica, perché ne leggesse ai convenuti i quattro capitoli. Mons. Valenziani salì sul pulpito vicino all’altare dell’aula e lesse ad alta voce i quattro capitoli della Costituzione.
Terminata la lettura Mons. Valenziani interrogò i Padri del Concilio con questa formola: Reverendissimi Patres, placentne vobis Decreta et Canones qui in hac Constitutione continentur?( Reverendissimi Padri, vi piacciono i Decreti e i Canoni contenuti in questa Costituzione?).
Allora cominciò l’appello nominale dei Padri, ognuno dei quali convenendo nella proposta doveva rispondere: Placet; e non convenendovi doveva dire: Non placet. Le risposte erano ripetute ad alta voce dal cursore, mentre i voti notavansi dai prelati scrutatori e dai protonotarii apostolici, coadiuvati dai notari aggiunti. Dei cinquecentotrentacinque risposero Placet cinquecentotrentatré, e Non placet soli due, e cioè il Vescovo di Caiazzo presso Capua ed il Vescovo di Little Rock nell’America Settentrionale. Gli scrutatori dei voti, accompagnati dal Segretario del Concilio salirono i gradini del trono presentandone il risultato al Santo Padre, il quale con la suprema sua autorità sanzionò i Decreti ed i Canoni pronunziando a chiara ed intelligibile voce, che fu udita nella Basilica anche dai più lontani, la seguente formola: Decreta et Canones qui in Constitutione modo lecta continentur placuerunt omnibus Patribus duobus exceptis Nosque sacro approbante Concilio illa et illos ita ut lecta sunt definimus et Apostolica auctoritate confirmamus (I Decreti ei Cunoni contenuti nella Costituzione ora letti sono piaciuti a tutti i Padri meno due. E noi dietro l’approvazione del Sacro Concilio gli uni e gli altri come sono stati letti li definiamo e colla Nostra autorità Apostolica li confermiamo).
Non appena il Papa ebbe pronunciata l’ultima parola della formola che una indescrivibile acclamazione partita dai Vescovi nell’interno dell’Aula e propagatasi a tutti i presenti in S. Pietro si ripercosse nella Basilica. Gli evviva, i battimani e l’agitarsi di fazzoletti si prolungarono per parecchi minuti, lasciando in quanti furono presenti una incancellabile memoria dell’emozione e della gioia provata. Al di fuori intanto un violentissimo temporale imperversava ed i tuoni rumorosissimi, succedendo ai lampi, ed il cadere ripetuto dei fulmini, scuotendo le vetrate del tempio, suscitavano il ricordo di quanto accadde sul Sinai allorché Dio diè la legge pel suo popolo. Gli stessi due vescovi che avevano con il loro Non placet testimoniato della pienissima libertà goduta, contro tutto quel che si è asserito in contrario, dai Padri del Concilio, e specialmente Mons. Riccio Vescovo di Caiazzo, udita pronunziarsi la sanzione pontificia ad alta voce, presero a ripetere la parola Credo, mostrando che subordinavano la propria volontà a quella del Concilio ed a questa aderivano di tutto cuore, secondo avrebbero poi indubbiamente fatto tutti gli altri Vescovi non presenti a Roma.
Commoventissimo episodio fu poi quello di Mons. Monserrat y Navarre, Vescovo di Barcellona, e luminare dell’Episcopato spagnuolo sì compatto ed unanime nel propugnare la definizione del Dogma dell’Infallibilità. Mons. Monserrat dopo aver dato il suo Placet nella Congregazione generale del 13 Luglio, preparatoria alla Sessione del 18, sentendosi sempre più aggravato dalla malattia, che da qualche tempo lo incalzava, era partito per Frascati all’oggetto di giovarsi dell’aria balsamica di quelle colline. La mattina del 18, sentendosi alquanto sollevato, volle ad ogni costo venire a Roma a dare il suo voto, ma le forze non assistendolo a salire fino al suo posto ordinario si sedé altrove in basso.
All’appello del suo nome, vedendo il posto mancante, il cursore ed i prelati vicini avevano risposto Abest, però egli alzandosi e facendo uno sforzo supremo gridò che ci era e pronunziò ripetutamente Placet, stupefacendo quanti lo credevano pressoché in fin di vita. Ma il piissimo prelato per lo strapazzo sofferto, non appena reduce lo stesso giorno in Frascati, dové porsi in letto nella Casa delle Scuole Pie, ove aveva preso stanza ed ivi due giorni dopo, ai 21 di Luglio rese lo spirito a Dio, contornato dai Padri Scolopii della Casa mentre il Padre Generale dell’Ordine, spagnuolo anch’esso, accorreva da Roma per assisterlo in quel supremo istante.
Cosi il Vescovo di Wurzburgo, Monsignor De Stahl, moriva egli pure il 13 Luglio, giorno in cui si diè il Placet nella Congregazione generale, non avendo voluto aderire al consiglio dei medici che gli ingiungevano di partire da Roma e rispondendo volervi restare per trovarsi alla definizione del dogma ne dovesse costare pur la vita. Ed il Preposito generale dei Carmelitani Scalzi a S. Grisogono, santissimo religioso e popolare per le sue virtù, specialmente nel rione di Trastevere, moriva pure nella notte del 13, ripetendo nelle strette del male che sperava di presenziare dal Cielo quella solennità cui tanto aveva desiderato partecipare durante i lavori del Concilio, ai quali era stato sempre assiduo.
La sera del giorno 18 tutta Roma, meno le residenze diplomatiche, venne illuminata e il popolo si abbandonò alle più entusiastiche dimostrazioni di entusiasmo.

Immagine: Proclamazione dell’infallibilità pontificia (da beweb.chiesacattolica.it)
Testo raccolto da Giuliano Zoroddu