Abbiamo già parlato di Monsignor Francesco Zunnui-Casula (1824-1898) dedicandogli una puntata della fortunata rubrica Glorie dell’Episcopato. Oggi, nella vigilia dell’anniversario della definizione dommatica del primato e dell’infallibilità del Romano Pontefice (18 luglio 1870), ci piace riprendere alcune parti del discorso* del prelato sardo sull’infallibilità pontificia, di cui fu convintissimo e ardentissimo propugnatore.

a cura di Giuliano Zoroddu

Essendo la Chiesa stata edificata su Pietro la pietra, questo per la natura della sua destinazione di fondamento, deve essere sempre e continuamente indefettibile. Questo, affinché l’edificio non sia mai abbattuto, di necessità è richiesto dalla legge della fermezza e della stabilità e dalla fede, nella quale radicalmente consiste (poiché senza la fede è impossibile piacere a Dio) la ragione della coesione di tutte le parti visibili della Chiesa. Nelle parti che per fede sono unite a questo edificio la forza della coesione, o la ragione dell’assenso, deve essere tale che superi qualunque certezza metafisica. Sebbene infatti a Dio si debba credere, la certezza morale nell’assenso di fede è assurda. Ebbene nessuno crede a Dio visibilmente e aderisce all’edificio della Chiesa se non per mezzo di Pietro, che, solo, ne è il visibile fondamento.
Pertanto la divina assistenza per cui il solo Romano Pontefice è reso infallibile, affinché a lui credano a motivo della fede, gli è necessaria e propria per la natura del luogo in cui nell’ordine costituito è stato posto da Cristo … [il Romano Pontefice] è egli solo personalmente il Pastore Universale degli agnelli e delle pecore, dei fedeli e dei Vescovi; è personalmente il solo confermatore dei fratelli, degli Apostoli; è personalmente il solo Dottore della Chiesa Universale e il Maestro scelto dai giorni antichi per la cui bocca le genti udissero l’Evangelo di Dio e credessero, e pertanto il Padri dell’ottavo concilio ecumenico definirono il papa semplicemente “organo dello Spirito Santo”. Pertanto, dal momento che egli [il Romano Pontefice] insegna le vie della verità e della giustizia del Signore a tutti coloro che sono ammaestrati da Dio, e anche a noi, iniziando dal Decano del Sacro Collegio degli Eminentissimi Cardinali fino a me, ultimo di tutti i Vescovi, e in esse conferma, non si può dire che il Romano Pontefice è la bocca della Chiesa, senza che si richiamo Richerio. Non è infatti ministro della Chiesa, ma maestro, vicario di Cristo Gesù, la cui dottrina trasmette, del quale è la bocca …
Da queste cose è abbastanza manifesto che il solo Romano Pontefice è il visibile fondamento, il principio attivo e la causa formale dell’infallibilità della Chiesa, che tutta e visibilmente è retta da Pietro, come Pietro è retto da Cristo. La fermezza infatti che da Cristo è attribuita a Pietro, da Pietro, in cui è rafforzata la fortezza di tutti, viene conferita agli Apostoli. Il che apertamente ci trasmesse il Discepolo di tutti i Santi Dottori della Chiesa, il Dottore Angelico, con queste parole: “La Chiesa Universale non può errare, poiché colui che in tutto fu esaudito per la sua riverenza, dice a Pietro, sulla cui confessione è fondata la Chiesa: Rogavi pro te etc.“. Se certamente fides ex auditu, auditus autem per verbum Christi, e la parola di Cristo la si deve ascoltare e credere per la bocca del solo Pietro, allora segue di necessità che l’infallibilità del Romano Pontefice è il fondamento, il principio e la causa dell’infallibilità della Chiesa, che è una e medesima che quella. Dal solo Romano Pontefice infatti le decisioni conciliari ottengono l’infallibilità, poiché egli solo è infallibile e gli altri sono maestri a diritto per mezzo e in unione a lui.
Non temiamo dunque, venerabili Padri, le parole solus et personalis in ordine al Romano Pontefice perché comportano isolamento e divisione. Cristo infatti personalmente è, solo, il fondamento e il capo, nondimeno non è diviso né isolato, ma ha la Chiesa come suo Corpo Mistico. Così il Papa personalmente è il solo Dottore della Chiesa Universale e tuttavia non è diviso e isolato dai discepoli, a cui insegna col suo magistero. Egli è personalmente il solo capo visibile della Chiesa, né per questo è diviso dai membri che governa e che sotto il suo governo … Cristo e il suo Vicario non sono separati e divisi dal corpo della Chiesa e dalla scuola di coloro che ammaestrano, ma coloro che a questo capo e dottore non sono sottoposti, questi miserrimamente sono separati e divisi dal Papa e quindi da Cristo, poiché il Sommo Pontefice è Cristo Gesù nella verità, nel giudizio e nella giustizia …
Questa è la mia fede, venerabili fratelli, la ragione della mia fede, infatti la fede ha una sua ragione e logica. Questa è la fede della Diocesi [di Ales e Terralba] a me affidata, anzi la fede di tutta l’Isola di Sardegna. A questa fede certamente la mia carissima patria deve se la religione cristiana, da quando per l’infinita bontà di Dio vi fu predicata dai santi Apostoli Pietro, Paolo e Giacomo, nutrita e rafforzata da san Clemente Papa, suo primo Vescovo, e da tanti e tanto grandi Martiri, col proprio sangue che è semenza di Cristiani, custodita, propagata e imporporata, restò fino ad oggi mai deturpata da errori né lacerata da scismi, né concussa da persecuzioni e vessazioni.
E questa sarà la fede che salverà noi e le nostre diocesi, reverendissimi padri, dal furore dei flutti che la tempesta dell’incredulità ed empietà di questi tempi con impeto tanto grande ha eccitato. Chi sta nella nave di Pietro, che viene innalzata ad altezze sublimi su queste acque fangose, non sarà sommerso, poiché colui che in tutto fu esaudito per la sua riverenza ha detto a Pietro: Ego pro te rogavi, ut non deficiat fides tua.

* Il discorso non fu mai pronunziato durante i lavori del Vaticano I, fu inviato alla Deputazione della fede il 2 luglio 1870. Il testo integrale latino si trova in Mansi, 52, 1170-1174. Vedi anche P. O. Alberti, I Vescovi Sardi al Concilio Vaticano I, Roma, 1963.