Ricorrendo l’VIII centenario della morte di san Domenico di Guzman, condividiamo coi Lettori il racconto di come essa avvenne, fatto dal frate domenicano francese Henri Dominique Lacordaire.

Con queste due missioni in Ungheria ed in Inghilterra Domenico avea finito di prender possesso dell’Europa. Né guari stette, che fu avvertito dal cielo esser vicino il termine della sua vita. Un giorno che stavasi orando, e che alla dissoluzione del suo corpo ardentemente anelava, un giovine di bellezza grande gli apparve e gli disse: «Vieni, mio buon’amico, vieni nella gioia, vieni!(1)». E nel tempo stesso l’ora precisa di questo quasi appuntamento gli fu rivelata. Andò a visitare alcuni studenti nell’Università di Bologna ai quali aveva molta affezione, e dopo molti discorsi alzossi per andar via , e gli esortò al disprezzo del mondo e al pensiero della morte. «Miei cari amici, disse loro, voi ora mi vedete in buona salute; ma prima che l’Assunzione di nostra Donna ritorni, io sarò tolto a questa vita mortale (2)».
Indi partì per Venezia, dove era il Cardinale Ugolino in qualità di legato apostolico. Voleva raccomandargli per l’ultima volta il suo Ordine: desiderava, prima di morire, di accomiatarsi da un tanto amico. Il caldo della stagione estiva era nella piena sua forza. Una sera, sul finire del mese di luglio, ecco Domenico che ritorna a San Niccolò. Quantunque stanchissimo del viaggio, ebbe un lungo colloquio sulle cose dell’Ordine coi padri Ventura e Rodolfo: quello procuratore, questo, priore del convento. Verso mezza notte padre Rodolfo, che avea bisogno di riposo, voleva indurre Domenico ad andare a dormire e che a mattutino non si levasse: ma il Santo non si lasciò persuadere. Entrò in chiesa, pregò fino all’ora dell’uffizio, celebrò l’uffizio coi frati. Ciò fatto, disse al padre Ventura che si sentiva un dolore alla testa: e subito fu assalito da una violenta dissenteria accompagnata da febbre. Molto soffriva, ma ricusò di coricarsi in un letto. Stava vestito sopra un sacco di lana. Il male facea progressi: e il malato non segni d’impazienza, non lamenti, non gemiti. L’avresti veduto, come sempre soleva essere, sereno e lieto. Ma la malattia divenendo sempre più grave mandò a chiamare i novizj che gli venissero innanzi, e con le più dolci parole del mondo, fatte più vive ed efficaci da quella letizia della sua faccia, li consolò e li esortò a perseverare nella via del bene. Poi fece venire dodici Padri de’ più anziani e più gravi, e alla loro presenza fece al padre Ventura la confession generale della sua vita. Come l’ ebbe fatta , disse loro: «La misericordia di Dio m’ha fino a questo giorno conservato una carne pura e una verginità senza macchia: se questa medesima grazia desiderate, evitate ogni commercio sospetto. Sotto la guardia di questa virtù il servo di Dio si rende aggradevole al Cristo: per lei acquista gloria, ed ha credito in faccia al popolo. Perseverate servendo al Signore con tutto il fervore dello spirito vostro: date opera a mantenere e ad estendere quest’Ordine, ch’è sul cominciare: nella santità siate stabili e nella osservanza della vostra regola, e crescete sempre in virtù (3)». E per vie meglio eccitarli a star vigilanti sopra sé stessi, soggiunse: «Tuttoché la bontà divina m’abbia fino a quest’ora preservato da ogni sozzura, io nondimeno vi confesso di non aver saputo liberarmi da questa imperfezione: di trovare, cioè, più piacere nella conversazione delle donne giovani, che in quella delle donne attempate (4)». Poi mal perdonando a sé stesso questa schietta e santa ingenuità, non senza turbamento disse a bassa voce al padre Ventura: «Padre, io credo di aver peccato parlando ai frati pubblicamente della mia verginità: avrei dovuto tacermene (5)». Dopo ciò novamente voltossi verso di loro, e usando le solenni forme del testamento, disse loro: «Ecco, o amatissimi miei, l’eredità ch’ io vi lascio, come a figliuoli. Abbiate carità: l’umiltà conservate: la povertà volontaria sia il vostro possesso (6)». E per dare una maggior sanzione alla clausola del suo testamento la quale risguardava alla povertà, minacciò la maledizione di Dio e la sua a colui che osasse corrompere il suo Ordine introducendovi il possesso dei beni di questo mondo.
I frati non disperavano ancora della vita del loro padre; i quali non potevano credere che Dio cosi presto volesse toglierlo alla Chiesa ed a loro. Consigliati dai medici, e pensando che il cangiamento d’aria gli sarebbe profittevole, lo trasportarono alla Madonna di Monte, chiesa dedicata alla Santa Vergine sopra una eminenza vicina a Bologna. Ma la malattia, ribelle a tutti i rimedi dell’arte, a tutti i voti dei Padri, non fece che peggiorare. Domenico credendosi ormai sul morire chiamò di nuovo i frati presso di sé. Vi andarono in numero di venti col loro priore Ventura, e presso al malato, che innanzi a loro giaceva, disposti a chi fa schiera, ascoltarono un discorso ch’egli indirizzò ad essi, ma del quale non sappiamo altro se non se questo, che parole più commoventi di quelle non erano uscite mai dal suo cuore. Appresso ricevette il Sacramento dell’estrema unzione. E poi avendo saputo dal padre Ventura, che il religioso preposto alla Chiesa della Madonna di Monte, si prometteva di avere il corpo di lui e di seppellirvelo, disse: «A Dio non piaccia ch’io debba esser sepolto in altra parte, e non sotto i piedi de’ miei fratelli! Portatemi fuori in questa vigna qui prossima acciocch’io vi muoia, e voi nella Chiesa nostra possiate darmi la sepoltura (7)». I Padri adunque lo riportarono a Bologna temendo ad ogni mutar di passo non ei morisse nelle loro braccia, e nella cella del padre Moneta lo posero. Perocché cella sua propria non aveva egli nel convento. Gli vollero mutar l’abito: ma non aveva altre vesti fuorché quelle che portava in dosso, e Moneta diede una sua tonaca per coprirlo. Padre Rodolfo reggeva al Santo la testa, e gli asciugava il sudore in volto con un fazzoletto: gli altri assistevano piangendo a questo spettacolo. 
Domenico con queste parole li confortava: «Non piangete! potrò meglio giovarvi dal luogo dove andrò, che non mi abbia fatto quaggiù (8)». Un frale lo domandò dove voleva che fosse tumulato il suo corpo. Ed egli rispose: «Sotto i piedi de’ miei fratelli (9)». Era passata un’ora dopo il ritorno dei Padri a Bologna, e Domenico veggendo che nel turbamento loro non pensavano a raccomandargli l’anima, fece chiamare il padre Ventura, e gli disse: «Preparatevi (10)». Ed essi si prepararono, e schierati con mesta solennità si stavano intorno al moribondo. Domenico disse loro: «Aspettate ancora (11)». Ventura, profittando di questo estremo momento, disse al Santo: «Padre, voi sapete in quanta tristezza e in qual desolazione voi ci lasciate. Nel cospetto del Signore ricordatevi di noi (12)». Domenico alzando gli occhi e le mani al cielo, fece questa preghiera: «Padre Santo, io ho adempiuto la vostra volontà: e quelli che mi avete dato, io li ho guardati e conservati. Ora li raccomando a voi: guardateli, e conservateli (13)». Un momento dopo egli disse: «Cominciate (14)»- Ed essi la raccomandazione dell’anima incominciarono, e Domenico la faceva con loro, o voleva farla. Imperocché lo vedevano mover le labbra. Ma quando furono a quelle parole: Venite in suo aiuto, o Santi di Dio: venite incontro a lui, o angeli del Signore: prendete l’ anima sua, e portatela nel cospetto dell’Altissimo: le sue labbra fecero un ultimo moto, le sue mani si levarono al cielo, e il suo spirito fu ricevuto da Dio. Era il giorno sesto di agosto dell’anno 1221, l’ora del mezzogiorno, ed un venerdì.

Vita di san Domenico novamente scritta da fra Enrico-Domenico Lacordaire dell’Ordine dei Frati Predicatori tradotta da C.S., Firenze, 1842, pp. 277-282.

(1) Bartolomeo di Trento: Vita di San Domenico, n. 13.
(2) Gherardo di Frachet: Vite de’ Padri, lib. II. cap. 27.
(3) Thierry d’ Apolda: Vita di San Domenico, cap. XX. n. 234.
(4) Il beato Giordano di Sassonia, Vita di San Domenico, cap. IV. n. 68.
(5) Atti di Bologna , deposizione del padre Ventura, n. 4.
(6) Il beato Omberto: Vita di San Domenico, n. 53.
(7) Atti di Bologna, tdeposizione del padre Ventura, n. 7.
(8) Atti di Bologna , deposizione del padre Rodolfo , n. 4.
(9) Ibid.
(10) Ibid. deposto del padre Ventura, n. 7.
(11) Ibid.
(12) Ibid.
(13) Ibid.
(14) Ibid.

Immagine: Beato Angelico, Morte di san Domenico, 1434-35, Museo del Louvre, Parigi (da wikipedia.org)