L’espressione “uomo della Provvidenza” è universalmente noto si riferisca a Mussolini e deriva dal discorso che Pio XI tenne ai professori e studenti dell’Università Cattolica due giorni dopo la firma dei Patti Lateranensi: “E forse ci voleva [per la realizzazione del Concordato, ndRS] anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare”. Ma il Duce del Fascismo non fu l’unica persona per cui fu impiegata l’espressione, ve n’è infatti un’altra, ben più elevata in dignità: il Papa Re Pio IX.

Veramente il Papa Pio IX è l’uomo della Provvidenza, il grande ed impareggiabile Eroe del secolo XIX. Grandi cose Dio ha operato nel suo Vicario, Capo supremo della sua Chiesa. il suo Pontificato lo fa risplendere d’una tal gloria che è l’ammirazione di tutti. Aspettiamo gli avvenimenti Egli disse e questi nel loro svolgimento si succedono l’uno all’altro, tutti inaspettati e provvidenziali. Una serie non interrotta e sempre più crescente di lotte terribili dell’oste nemico della verità e di calici colmi d amarezze e di dolori ed in pari tempo di solenni vittorie, di trionfi delia giustizia e di torrenti di consolazioni, che invero hanno del celeste; sempre nuovi fatti straordinarii, nuove celebri fasi; una storia di opere stupende e maravigliose; splendide feste centenarie che ricordano epoche memorande; solennità di molti e grandi servi di Dio innalzati agli onori degli altari; solenni decisioni di fede dogmatica a conforto e speranza del cattolicismo; celebrazione di un Concilio Ecumenico; straordinarie riunioni dell’Episcopato cattolico nell’eterna Città, preziosa corona al supremo Gerarca; società di Cattolici posti in movimento generale di religioso entusiasmo; e longevità d’anni tale d’aver superato non che tutti i Pontefici vissuti lungo lo spazio di XVIII secoli, ma, unico privilegio, perfino i giorni proverbiali di S. Pietro, questi ed altri sono fatti talmente splendidi che rendono glorioso ed immortale il Pontificato di Pio IX.
Ma oltracciò havvi altra opera grandissima da Lui compita con tanta sapienza e sollecitudine, benefizio segnalatissimo che ha già recato e deve ancora recare i più preziosi beni alla Chiesa ed alla civile società: un fatto tale, disse un gran Vescovo, che tenuto conto delle circostanze e del modo specialmente in cui avvenne, ha certamente del prodigioso e deve essere accolto dagl’Italiani come un arra dei benefizi maggiori che si possono aspettare dal Cielo. Piangevan difatti, vestile di gramaglia moltissime Diocesi nell’Italia si lungamente vedovate dei loro Pastori, greggie desolate, orfane, derelitte. Dal canto degli uomini del secolo nulla eravi affatto da sperare a rimedio di tanto male. Perocché non sono essi che creano i Vescovi, ma sibbene lo Spirito Santo che li elegge al governo della sua Sposa scaturita santa ed immacolata dalle piaghe di Cristo. Gli uomini e le vicissitudini dei tempi non sono che puri strumenti dei quali si vale la Provvidenza Divina onde adempiere i suoi disegni; perché non volendo essa pervenire all’opera sua per la via straordinaria dei miracoli, dispone le cose con soavità e pari fortezza, giusta l’usato ordine di natura. Quindi è che lo stesso Divino Spirito, valendosi del suo Vicario sulla terra fa l’elezione dei Vescovi; gli trasforma mediante la misteriosa consacrazione e gli pone a reggere con poteri in tutto divini la sua Chiesa e cosi Egli medesimo dà compimento e perfezione all’opera sua.
Egli è perciò che l’immortale Pio IX provvedendo con un atto nobilissimo di forte coraggio e di prudente sollecitudine nei Concistori dei 27 ottobre, 24 novembre, 22 dicembre 1871 e 23 febbraio 1872 a tutte le innumerevoli Chiese vacanti in Italia, non ha usato che dei diritti inerenti alla Chiesa di Gesù Cristo e non si è valuto che della piena autorità conferita alla stessa Chiesa dal suo divin fondatore. Così operando Ei non fece che seguire le orme dei suoi antecessori, anzi dei primi Apostoli nella Chiesa nascente ed in ispecie di Pietro e di Paolo, i quali instituivano Vescovi nelle chiese in cui essi aveano annunziato il Vangelo, che anzi ai Vescovi da loro instituiti lasciavano facoltà di instituirne degli altri.
Non altrimenti il degno successore di Pietro nella Pontificia Sede Romana, secondo l’autonomia della Chiesa e dell’autorità Pontificia, con assoluta indipendenza dagli uomini del secolo, diede al popolo italiano i suoi maestri che egli sospirava da lungo tempo.
La voce di Pio IX dunque è stata come un raggio di luce che la rotto le folte tenebre in cui erano avvolti i tempi presenti, la additato ai cattolici la via della verità e della giustizia ed ha consolalo la Chiesa e la società civile segnatamente Italia.
[…] Or la Chiesa sarda che, delle undici Diocesi otto già ne contava in lunga e dolorosa vedovanza, qualcuna fin da cinque lustri, come si conforta e si gloria d’aver preso parte a questo benefizio sì grande per trovarsi oramai pienamente provvista dei suoi Pastori così non poteva non partecipare alla comune esultanza con dimostrazioni di feste e di rallegramenti in distinte azioni di grazie a Dio, che valendosi della paterna carità e sollecitudine del Capo supremo della sua Chiesa si è degnato esaudire le fervide preci del popolo sardo, ne ha terso le lagrime e ne ha fatto deporre le vesti lugubri del lutto e del dolore. Le tre Chiese metropolitane hanno conseguito il loro Arcivescovo e del pari il loro Vescovo le cinque Diocesi suffraganee. La storia sarda rammenterà con patrio e religioso entusiasmo questo fortunato avvenimento colmo di liete speranze, di felici augurii e di benedizioni per la sarda nazione.
Cagliari non scorderà certo l’ingresso solenne del suo novello Pastore Monsignor Don Giovanni Balma, la generale affettuosa accoglienza, la vera dimostrazione del popolo vivamente commosso e parato a festa, il devoto entusiasmo di cui non si vide in addietro il simile a memoria dei viventi, neppur in onore ai Prencipi della real Dinastia.
Sassari esultò di vera gioja alla felice notizia della nomina del novello Pastore nella persona del più illustre e pio membro del Capitolo Torritano Monsignor Don Diego Marongiu, il cui nome suona sulle bocche di nulli diventato celebre da lunga data; e la festa lutta di letizia e di gaudio nella circostanza della sua consacrazione rimarrà memoranda nei fasti della Chiesa e Città Torritana.
Le altre Diocesi tutte con nobil gara si distinsero con splendide manifestazioni d’omaggio e di devozione al loro Vescovo e con indirizzi di ringraziamento e segni di gratitudine a Pio IX che loro ha mandato i Padri consolatori, gli angeli di provvidenza gli araldi della fede e della morale.
Né la Città ed Archidiocesi d’Arborea poteva mancare a sì festosa e solenne dimostrazione del più sincero amore e del più venerando rispetto in omaggio al suo degno novello Arcivescovo […] Pio IX giustissimo estimatore del merito, non altrove bensì in mezzo a noi stessi venne a cercare il nostro sospirato Pastore promovendolo a tale dignità: onore ben dovuto al Suo sapere ed alla Sua virtù; degno Pastore della Chiesa Arborense, diventata più illustre coll’efficacia dei consigli, coi lumi della Sua dottrina e cogli esempi di una vita la più intemerata. Essa è perciò una di quelle scelte caduta sul buon terreno del giusto e meritato onore che ha riscosso gli applausi non solo degli animi che sentono nobilmente della virtù, ma degli altri eziandio che, se pur nemici, non possono non apprezzare e non applaudire al carattere d un uomo dalla moltitudine riconosciuto candido e giusto. Rara ventura secondo il Vangelo stesso essere destinato e ben accolto Profeta nella propria patria! quindi la stessa rara eccezione della nomina e dell’accoglienza segna gli eccelsi meriti del buon Profeta. Gli è questo il più compiuto elogio della promozione di Mons. Don Antonio Soggiu [membro del Capitolo di Oristano] all’Arcivescovado della medesima Chiesa d’Arborea.

Breve relazione degli omaggi resi al novello Arcivescovo di Oristano Monsignor Don Antonio Soggiu nella fausta circostanza della sua consacrazione nella Chiesa Metropolitana Arborense addì 4 febbraio 1872 per Beneficiato Teologo Battista Serra, Tipografia Arborense, Oristano, 1872, pp. 7-14.
Testo raccolto da Giuliano Zoroddu

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