Il molto reverendo teologo Giovanni Calvalcoli dell’Ordine dei Frati Predicatori, firma nota del panorama ecclesiale italiano, soprattutto “conservatore”, ha dedicato vari articoli alla questione che agita al momento il fronte tradizionalista e conservatore: il motu proprio Traditionis Custodes.
Sua Paternità se ne è occupato (e magari ancora se occuperà) per difendere il testo dagli attacchi di quei cattolici che lo criticano, di quelli che lo respingono w, en passant, per dar contro agli “scismatici” lefebvriani e difendere il Concilio Vaticano II.
Non vogliamo ora fare un commento delle posizioni espresse dal Padre Cavalcoli. Condividiamo (ovviamente secundum quid) il suo giusto richiamo al fatto che il Romano Pontefice in virtù del potere delle chiavi ha diritto di esercitare la sua giurisdizione sulle cerimonie ecclesiastiche contenute nella Tradizione. Tuttavia una sua frase a margine di questo punto ci ha colpito. E negativamente.
Nel suo articolo Il Papa e la Tradizione, il Nostro scrive:

Gli usi ecclesiastici tradizionali sono istituiti e conservati a cura dei Sommi Pontefici in forza del potere delle chiavi, che consente loro a loro discrezione la facoltà anche di abolire tradizioni precedenti anche antiche.
Facciamo un esempio col rito della Messa. Essa in se stessa è un mistero di fede fondato nelle parole di Cristo all’ultima Cena, come tale immutabile ed inabrogabile anche da parte del Papa, il quale invece ha solo il compito di conservarlo intatto fino alla fine dei secoli. In tal senso è chiaro che un Papa non può mutare né tanto meno abolire, si tratti del vetus come del novus ordo, in quanto entrambi sono Messa.
Invece la riforma della Messa promossa dal Concilio ha avuto facoltà di istituire un nuovo ordine del rito, appunto il novus ordo, abbandonando usi del precedente, che tuttavia non è stato abolito, ma passa in second’ordine rispetto al nuovo, giudicato dalla riforma più adatto alle esigenze e ai valori della spiritualità moderna.

Se abbiamo bene inteso, il Papa non può modificare la Messa in quanto tale, ma può approntare un rito nuovo più confacente a spirituali istanze contingenti.
Sorvolando sul fatto che Paolo VI arrivò a modificare le formule della consacrazione contenute nel rito romano, se ci si basa su questa idea, la messa di Paolo VI nata dalla volontà di favorire i buoni rapporti coi protestanti (nemici giurati della messa precedente la riforma conciliar-montiniana) sarebbe la messa adatta alle esigenze dei cristiani degli anni Settanta.
Su questo siamo d’accordo: la liturgia conciliare e post-conciliare approvata da Montini è frutto non della secolare tradizione cattolica, ma di un adeguamento allo spirito del mondo, spacciato per spiritualità.
Ma le esigenze della “spiritualità moderna” – qualsiasi cosa si nasconda sotto questa locuzione che sprigiona una insopportabile puzza di modernismo – mutano, poiché non siamo più negli anni Settanta, dei quali il Novus Ordo Missae è espressione, abbiamo pensato di consigliare alcuni adeguamenti rituali più adatti alle esigenze e ai valori della spiritualità moderna dei cristiani del 2021.

1. Per adattarsi alle esigenze e ai valori di quei cristiani aperti al mondo LGBTQ+ si potrebbero eliminare tutti i riferimenti ai termini “maschio”, “femmina”, “uomo”, “donna”, “padre”, “madre” e derivazioni aggettivali; e si dovrebbe fare una nuova edizione del messale che rispetti la neutralità di genere con uso di asterischi per rispettare tutti i generi. Si è pensato di chiamare questo rito Nov* Ord* Miss*.

2. Per adattarsi alle esigenze e ai valori di quei cristiani sensibili alle istanze ecologiche si dovrebbe introdurre per legge la venerazione in tutte le chiese durante la messa delle statuette di Pachamama o Madre Terra, come fatto nei Giardini Vaticani e in San Pietro nel 2018.

3. Per adattarsi alle esigenze e ai valori di quei cristiani preoccupati dal salutismo, si dovrebbe derogare all’uso del vino durante il sacro rito.

Lo scorrere del tempo e il decadimento progressivo del genere umano ci faranno venire in mente nuove idee di adeguamento liturgico.