Dal canale laportelatine.org, sito ufficiale della Distretto Francese della Fraternità Sacerdotale San Pio X, riprendiamo in traduzione nostra un tagliente articolo del sacerdote italiano don Daniele di Sorco.
Buona lettura!

Amicus Plato, sed magis amica veritas. “Platone mi è caro, ma la verità mi è più cara.” Se da un lato ci rammarichiamo sinceramente di un motu proprio che revoca quasi tutti i diritti di città alla liturgia tradizionale, dall’altro non possiamo non notare il carattere paradossale delle reazioni degli istituti “ex-Ecclesia Dei”.
La più emblematica è senza dubbio quella di padre Paul-Joseph, Superiore del Distretto francese della Fraternità San Pietro. In un’intervista a Famille Chretienne, ha affermato che “la Fraternità San Pietro non ha mai rifiutato il Concilio Vaticano II. Per noi non presenta difficoltà di fondo, ma solo richieste di chiarimenti su alcuni punti che interpretiamo alla luce della tradizione della Chiesa, come raccomandato da Benedetto XVI”. E ancora: “non abbiamo mai messo in dubbio” “la validità e la fecondità del messale di Paolo VI”.
Queste parole ci ricordano che, contrariamente a quanto pensano alcuni, le posizioni della Fraternità San Pietro sul Concilio e sulla Nuova Messa sono completamente diverse da quelle della Fraternità San Pio X.
La Fraternità San Pio X afferma che nel Concilio e nell’insegnamento dei papi postconciliari ci sono veri errori, che nascono in discontinuità rispetto alla dottrina cattolica di sempre. Ad esempio la libertà religiosa, l’ecumenismo, la collegialità, per citare solo le più importanti. La Fraternità San Pietro riduce tutto questo a un problema di interpretazione e di dettaglio.
La Fraternità San Pio X afferma che la nuova messa, pur non essendo sempre invalida, è tuttavia sempre illecita, perché esprime la fede in un modo fondamentalmente ambiguo, che può essere accettato da un cattolico come da un non cattolico. come hanno affermato gli stessi teologi protestanti.
Si obietterà che tutti i sacerdoti della Fraternità San Pietro non hanno la stessa posizione del loro Superiore distrettuale. Magari è anche vero. Ma da quando in qua un cattolico, su materie che toccano la fede, ha diritto ad avere una posizione pubblica (se non altro facendo parte di un Istituto che sostiene ufficialmente questa posizione) che è in contraddizione con la sua posizione privata? Se così fosse, i martiri non esisterebbero.
Questa è una domanda che ci porterebbe lontano. Qui vorremmo semplicemente sottolineare che la reazione di padre Paul-Joseph al motu proprio Traditionis custodes è incoerente anche con la sua stessa posizione dottrinale.
La morale, infatti, ci insegna che, nell’alternativa tra due azioni, delle quali l’una è in sé migliore e l’altra è in sé meno buona (ma ugualmente buona), se il superiore ci ordina di fare il meno bene, è ciò che diventa, non più di per sé, ma di fatto, il migliore. E quindi non c’è motivo di opporsi. Ad esempio, tra lo studio e la preghiera, quest’ultima azione è di per sé migliore. Ma, se il superiore mi ordina di studiare invece di pregare, non ho diritto di resistergli, perché studiare è pur sempre una buona azione, che può essere oggetto di un legittimo comando.
Lo stesso vale per la nuova messa. La Fraternità San Pietro la ritiene “fruttuosa” (Padre Paul-Joseph), “assolutamente legittima” (lettera di 71 sacerdoti della FSSP a padre Bisig, 8 settembre 1999; appello della FSSP alla Commissione “Ecclesia Dei ”, 29 giugno 2000) e quindi buona, anche se forse meno buona della messa tradizionale (anche se Francesco, nella lettera ai vescovi che accompagna il suo motu proprio, condanna tale opinione).
Ma allora, dal momento che il papa o il vescovo ordini o di concelebrarla, o di celebrarla individualmente, o (come nel caso di Traditionis custodes) di promuoverlo e di guidarvi gradualmente i fedeli “tradizionalisti”, perché opporsi? Se la Nuova messa è buona, può essere oggetto di un legittimo comandamento. Tanto più se il Papa motiva la sua decisione con la preoccupazione per l’unità della Chiesa …
Ben diverso è se pensiamo, come la Fraternità San Pio X, che la Nuova Messa è illecita e quindi cattiva. In questo caso, non può essere oggetto di un comando legittimo. E non solo possiamo, ma dobbiamo opporci ad esso, perché non può esserci vera obbedienza a un ordine intrinsecamente ingiusto.
Dunque, delle due cose una: o la nuova messa è “fruttuosa” e “legittima”, e allora perché no, se il Papa lo vuole, accettarne l’uso anche esclusivo; oppure è cattiva, e allora abbiamo il diritto e il dovere di restare attaccati alla Messa tradizionale e di rifiutare la novità.

Don Daniele di Sorco

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