1. Sant’Elena Imperatrice, che è divenuta sì celebre nella Chiesa , tanto pel suo merito personale, quanto per quello del suo figliuolo il gran Costantino imperatore, era della provincia di Bitinia, e nacque verso l’anno 247 nella terra di Deprani, la quale essendo stata poi rifabbricata ed eretta in città dal medesimo Costantino, fu chiamata dal nome di lei Elenopoli. Quantunque ella fosse d’ignobile ed oscura famiglia, perocché si crede che fosse figliuola di un oste; nondimeno l’imperatore Costanzo Cloro, il quale non era ancora se non semplice uffiziale, attese le sue eccellenti qualità personali, non ebbe difficoltà di sposarla; e poi la condusse seco in Dardania, provincia dell’Illirico, ove egli era nalo, e possedeva dei gran beni, essendo la sua famiglia una delle più potenti e facoltose di quelle parti. Quivi Elena gli partorì il gran Costantino nella città di Naisso, mentre correva l’anno di nostra salute 272, e continuò poi a vivere con lui fino all’anno 292, in cui essendo stato Costanzo Cloro creato Cesare insieme con Galerio, fu costretto a ripudiarla (secondo il costume assai comune presso i Romani Gentili) per ubbidire agl’imperatori Diocleziano, e Massimiano, i quali a fine di unire più strettamente a loro questi due Cesari nell’amministrazione dell’Impero, vollero farli loro generi, dando Diocleziano la sua figliuola Valeria a Galerio, e Massimiano Teodora sua figliuola a Costanzo Cloro.

2. Avvegnaché mirabili, e singolari fossero le virtù di Elena, durante la vita dell’Imperatore suo marito, che sopravvisse insino all’anno 306, non erano però se non virtù umane affatto inulili, e infruttuose per l’eterna vita , attesoché ella non era per anche illuminata dalla Fede di Gesù Cristo. Questa grazia era a lei riservata per quel tempo, in cui doveva seguire la conversione dell’imperatore Costantino suo figliuolo, il quale subito che fu salito sul trono, richiamò Elena alla Corte, l’onorò col titolo d’Augusta; ovvero d’imperatrice, quel che è più, le comunicò la cognizione del vero Dio, ch’egli stesso aveva poco prima acquistala. Benché ella fosse allora in età di circa sessantaquattro anni, nondimeno fu tanto il suo zelo negli esercizii della vera pietà , che le riuscì in breve tempo di compensare e redimere quello, che aveva perduto, per l’acquisto dell’eterna salute. Il Signore Iddio si degnò ancora di prolungarne la vita, acciocché potesse edificare la Chiesa di Gesù Cristo cogli esempi delle sue virtù, mentre Costantino suo figliuolo procurava di stabilirla e dilatarla colla sua autorità. Avendo Elena a sua disposizione i tesori dell’Impero, non se ne servì per altro uso, che per fare abbondanti e generose limosine; come anche per ornare di preziosi vasi e di ricchi arredi le chiese, non solo delle grandi città, ma eziandio de’ più bassi e negletti villaggi. Assisteva agli uffici divini con assiduità esemplare, orava con molto fervore, e nelle adunanze de’ fedeli nella chiesa non credeva di punto pregiudicare alla sua dignità imperiale, comparendo in abito assai positivo e modesto, e mescolandosi insieme col popolo senza veruna distinzione.

3. Dopo il Concilio Niceno, che si tenne l’anno 323 l’imperatore Costantino impiego somme considerabili ad innalzare templi magnifici al vero Dio, particolarmente nella terra santa: e sant’Elena volle incaricarsi di questa pia commissione, abbracciando con tutto il piacere questa opportunità, per appagare il divoto suo desiderio di visitare quei luoghi consacrati dai misteri del nostro divino Redentore. Ella parti per Gerusalemme l’anno 326, e tutto il suo viaggio non fu che una continua effusione di limosine, ch’ella andava a ‘larga mano spargendo ovunque passava, e a chiunque a lei ricorreva. Ogni genere e condizione di persone, nobili, plebei, cittadini, contadini, vedove, pupilli, soldali, prigionieri, condannati alle miniere, tutti sperimentarono gli effetti della sua gran carità e munificenza. Giunta che fu in Gerusalemme, fece gettare a terra il tempio di Venere, che era stato da’ pagani fabbricalo sul Calvario, per profanare il luogo della morte e della risurrezione del nostro Salvatore. Ivi ella dopo molte diligenze, ebbe la consolazione di scoprire e di trovare il santo sepolcro e il legno della santa Croce di Gesù Cristo, della quale invenzione si può vedere la storia ai 3 di maggio, in cui santa Chiesa ne celebra la festa. Ella si trattenne qualche tempo nella Palestina, per vedere incominciata sotto i suoi occhi e ridotta a buon termine la magnifica fabbrica della chiesa del santo Sepolcro che si chiamò poi Anastasia, o della Risurrezione, la quale però non fu compita se non dopo la sua morte. Contribuì anche molto la santa Imperatrice per altre fabbriche; anzi, come riferisce Eusebio Cesariense, ella fu che fece fabbricare le altre due chiese sopra il monte Oliveto e in Betlemme, per onorare il luogo dell’Ascensione di Gesù Cristo, e la stalla santificata dalla sua nascita. Prima di lasciare la Palestina, per testificare alle vergini consacrate a Dio la stima ch’ella faceva dalla santità del loro stato, le invitò un giorno tutte ad un lauta e magnifico convito, e volle ella medesima colle proprie mani servirle a tavola.

4. Mentre era di ritorno da Gerusalemme, trovò, che Costantino stava attualmente fondando la citta d’Elenopoli, a fine di perpetuare la memoria di lei presso i posteri. Ma la sua modestia ottenne, che la città fosse dedicata al martire s. Luciano, in onore di cui fece fabbricare una magnifica chiesa. Visse fino all’età di circa 80 anni sempre sana e robusta ; e quando sentì approssimarsi la morte, e che Dio la chiamava ad una vita migliore, non mancò di lasciare al suo figliuol Costantino eccellenti ricordi, per vie più animarlo a vivere in una maniera degna di un imperatore cristiano; e nelle sue braccia e in quelle de suoi nipoti, che circondavano il suo letto, santamente morì verso l’anno 328 (a).
Il Signore Iddio si è servito di questa santa Imperatrice per distruggere l’idolatria e per manifestare, e glorificare la Croce del suo divino Figliuolo, infondendo nel cuore di lei un grande zelo e coraggio, che dee servir d’esempio a tutte le persone del suo sesso, e specialmente a quelle che sono di un grado più distinto nel mondo, a secondare, per dir cosi, il disegno che Dio ha di servirsi talvolta di loro per manifestare maggiormente la sua gloria. Sant’Elena non ebbe difficoltà di esporsi a lunghi viaggi, e di terra e di mare, affine d’ubbidire a Dio e di contribuire all’adempimento de’ suoi voleri, e spese somme immense in onor di Dio e in soccorso de’ poveri ; così esse a sua imitazione non debbono aver tanto riguardo alla loro delicatezza, ma impiegarsi di buon cuore e con ardente zelo in quelle opere di pietà, delle quali Iddio presenta loro l’occasione; e invece di spendere il danaro in vanità, in superflui abbigliamenti e in vesti preziose, il che viene loro espressamente proibito dal principe degli apostoli (I. Petr. III, 4), debbono farne piuttosto un uso cristiano, con soccorrere le vedove, i pupilli e le altre persone miserabili, e con provvedere di sacri arredi le chiese povere. Cosi esse orneranno le anime loro di virtù, e raduneranno un tesoro di meriti per l’eternità, come le ammonisce ed esorta efficacemente il medesimo apostolo s. Pietro (Ivi 4, 3)

(a) L’urna che racchiudeva le ceneri della santa venne trasportata l’anno 1627 nel chiostro di s. Giovanni di Laterano, ed il capitolo di questa chiesa patriarcale ne fece dono a Pio VI, il quale la depose nel gabinetto del Vaticano. Essa è di porfido.

Immagine: Andrea Bolgi, Sant’Elena, 1629-1639, Basilica di San Pietro in Vaticano (da wikimedia.org)