San Bernardo morì il 20 agosto 1153, il giorno sesto fra l’ottava dell’Assunzione di Maria, della quale è chiamato Citaredo a motivo delle incessanti lodi che le rivolse. Nulla di più naturale dunque di riprendere nel giorno della festa del Mellifluo Dottore un suo sermone sul mistero dell’Assunta.

La Vergine Maria salendo oggi al cielo accrebbe senza dubbio i gaudii dei cittadini superni d’accrescimento copioso, perché ella è certamente colei la quale con la voce della sua salutazione fa esultare in gaudio anche quelli quali ancora sono rinchiusi nel ventre della madre. Ora se l’anima del pargolo non ancora nato fu liquefatta e strutta alla voce di Maria che pensiamo noi quale fosse quella esultazione di quei celesti quando meritarono udire la voce sua e la faccia sua vedere e quando la beata sua presenza meritarono di fruire? Ma noi, o carissimi, che occasione abbiamo poi di solennità nella sua ascensione, che cagione abbiamo di letizia, che materia di gaudii? Per la presenza di Maria tutto il mondo è illustrato, mentre che quella celestiale patria ora chiarissimamente risplende molto più che l’usato, irradiata dello splendente lustro di quella lampada verginale. Per la qual cosa degnamente in eccelso risuona rendimento di grazie e voce di lode. Or dunque non par che noi abbiamo più da piangere che da fare festa. Or non pare ben necessario e conseguente che quanto il cielo esulta della sua presenza, tanto debba piangere questo nostro mondo inferiore la sua assenza. Ma cessi e cessare deve certo la nostra lamentanza perché né ancora noi abbiamo qui città ferma né stanza, ma cerchiamo quella alla quale la benedetta e gloriosa Maria è oggi pervenuta. Nella quale città, se noi siamo scritti cittadini, è veramente cosa degna che eziandio nel nostro sbandimento, eziandio sopra i fiumi Babilonia, noi ci ricordiamo d essa e che comunichiamo e abbiamo parte a gaudii di quella e della sua letizia partecipiamo e massimamente di questa la quale con così copioso impeto letifica oggi la città di Dio, acciò che ancora noi sentiamo le gocciole cadenti e stillanti sopra alla terra. Ecco andata c’è innanzi la Regina nostra, andata c’è innanzi e sì gloriosamente è stata ricevuta, che ben possono i servi fiducialmente seguitare la loro Madonna, gridando e dicendo: Traici, Madonna, dietro te all’odore dei tuoi unguenti, or correremo. La nostra peregrinazione oggi s’è mandata innanzi l’avvocata, la quale come colei che è Madre del Giudice e Madre di misericordia, benignamente ed efficacemente tratterà con sollecitudine i fatti della nostra salute.
La terra nostra ha oggi mandato in cielo prezioso dono, acciò che dando ella e ricevendo, le cose umane si congiungono alle divine, le terrene alle celestiali, le bassissime alle somme con felice concordia e patto d’amistade. Onde colassù è salito il frutto della terra e alto e sublime, onde e scendono a noi gli ottimi e perfetti doni. Salendo in alto la Vergine beata darà doni agli uomini. Or perché non ne darebbe ella, che certo già non le potrà mancare la possanza, di ciò fare né la volontà. Essa è Regina de cieli, ella è misericordiosa ed è ancora Madre dell’unigenito Figliuolo di Dio. Onde niente altro è che cosi possa rendere laudabile e commendare la grandezza della sua possanza e pietà, se già forse o non si credesse che il Figliuolo di Dio onori la Madre o se forse qualcuno potesse dubitare le viscere di Maria Vergine non essere passate in affetto di carità per le quali essa Carità, che è da Dio, nove mesi dentro vi si riposò.
E questo ho detto, fratelli, per ragione di noi, sapendo io essere difficile che in tanta povertà e miseria si possi trovare quella carità perfetta la quale niente cerca la sua utilità. Ma pur tacendomi ora tutti i benefici i quali per sua glorificazione noi conseguitiamo se noi l’amiamo, ancora pure per lei grandemente ci rallegreremo perché ella va al Figliuolo. Ci rallegreremo, dico, con lei se già forse non ci addiverrà che Dio cessi che noi siamo trovati alla inventrice ovvero trovatrice delle grazie al tutto essere ingrati. Certo da colui il quale entrando nel castello di questo mondo essa in prima aveva ricevuto, oggi è da lui ricevuta entrando essa nella santa città. Ma con quanto onore pensi sia ricevuta, con quanta esultazione, con quanta gloria? Veramente che in terra non è luogo più degno che il tempio del ventre verginale nel quale Maria ricevette il Figliuolo di Dio, né in cielo è altro luogo più degno che quella reale sedia nella quale il Figliuolo di Maria oggi ha sublimata Maria. Felice è certamente l’uno ricevimento e l’altro e l’uno e l’altro è ineffabile, perché l’uno e l’altro è inescogitabile ovvero incomprensibile. Onde perché credi tu che oggi si reciti nelle chiese di Cristo quella evangelica lezione nella quale si legge che la donna benedetta tra tutte le donne ricevette il Salvatore? Credo che per questa cagione, acciò che questa la quale poi celebriamo per quel ricevimento, alquanto sia estimata; anzi acciò che secondo la inestimabile gloria di quello, inestimabile sia conosciuta ancora quella. Onde chi sarà quello il quale, se eziandio con lingue di uomini o d’angeli parlasse, possa esplicare per che modo sopravvenendo lo Spirito Santo e la virtù dell’Altissimo obumbrando, il Verbo, per il quale tutte le cose sono fatte, sia fatto carne, e come il Signore della maestà, il quale tutta l’università della creatura non può contenere, chiudesse se stesso fatto uomo intra le viscere virginali? Ma questo altro ancora: chi sarà sufficiente di potere pensare quanto gloriosa la Regina del mondo oggi sia salita e con quanto affetto di divozione oggi le venisse incontro tutta la moltitudine delle celestiali legioni, con che cantici fosse menata al trono della gloria, con quanto piacevole volto, con quanta serenità di faccia, con quanti lieti abbracciamenti essa sia oggi dal suo Figliuolo ricevuta ed esaltata sopra ogni creatura con quell’onore del quale degna fu tanta Madre con quella gloria che a tanto Figliuolo si convenne? Felici veramente quei dolcissimi baci impressi dalla Vergine Madre in quelle tenerissime labbra del lattante Fanciullo, quando nel suo grembo verginale gli faceva carezze! Ma or non diremo noi che siano più felici quegli che oggi la Beatissima ricevette nella beata salutazione dalla bocca non già del Lattante ma del Sedente alla destra del Padre quando essa saliva al trono della gloria cantando quel verso e cantico nuziale e dicendo: Mi baci col bacio della bocca sua? La generazione di Cristo e l’assunzione di Maria chi sarà che la possi narrare? Ché veramente quanto ella acquistò di grazia in terra più di tutti gli altri, tanto ottiene ancora in cielo di gloria singolare. E se occhio non vide, né orecchio mai udì, né cuore d uomo poté comprendere la grandezza dei beni i quali Iddio ha apparecchiati a quegli che lui amano, che si può credere ch’egli abbia apparecchiato a quella che l’he generato e a quella la quale, come a ognuno è manifesto, più di tutti l’amò? Felice certamente Maria e in molti modi felice, quando essa riceve il Salvatore e quando essa da lui è ricevuta intramendue è meravigliosa la degnità della Vergine Madre, intramendue è da essere abbracciata la degnazione della Maestà. Dice adunque cosi la lezione del santo Evangelio: Entrò in uno castello e una donna il cui nome era Maria ricevette lui nella casa sua. Ma per oggi è più tosto da attendere a lodare, perché questo giorno è devoto e deputato a festive laude.

Sermo I in Assumptione B.M.V., PL 183, coll. 415-417; Sermoni di san Bernardo volgarizzati … editi per cura del P. Fr. Guglielmo di San Luigi Gonzaga, Firenze, 1855, pp. 128-140.

Immagine: Juan Correa de Vivar, Apparizione della Vergine a San Bernardo, 1540-1545, Museo Nacional del Prado, Madrid (da wikimedia.org)

“Deum et Dóminum Angelórum María suum fílium appéllat”. Il mistero sublime della Maternità Divina in un’omelia di san Bernardo

Il martirio di Maria secondo san Bernardo

San Bernardo da Chiaravalle (di dom P. Gueranger)